Ximula, quando la realtà virtuale aiuta a superare le fobie
Al di là “dell’effetto wow” che ancora accompagna la tecnologia, i risvolti sono trasversali e lambiscono pure inaspettati settori, come quello della psicologia.
di Federica Lavarini
Quando si parla di realtà virtuale ci capita di pensare a persone bardate di maschera davanti agli occhi che si muovono in maniera strana ed eseguono movimenti del tutto scollegati con l’ambiente nel quale si trovano. A parte i cultori della PlayStation, che hanno maggiore familiarità con questo mondo immaginario, per tutti gli altri può voler dire trovarsi davanti alle proprie paure e non sapere come affrontarle se non togliendosi la maschera, dal peso di qualche centinaio di grammi ma ugualmente “gravosa” per la capacità di metterci alla prova. Nell’esperienza di VR, acronimo per virtual reality, lo spazio che vede l’occhio viene elaborato dal cervello, ma il non potersi muovere come in uno spazio vero può indurre senso di nausea e malessere a causa della forza di accelerazione. Fatto salvo questo svantaggio, ormai superato dalle nuove versioni della tecnologia, perché la VR dovrebbe entrare nelle nostre vite?
«In questo periodo ci stiamo avvicinando al settore della psicologia» racconta Eugenio Perinelli di Ximula, azienda veronese attiva nel settore della VR nata all’interno del FabLab e ora ospitata negli spazi del coworking Lino’s & Co. «Siamo interessati a studiare e sviluppare le potenzialità della VR nell’ambito del trattamento di problemi come le fobie perché la realtà virtuale può riprodurre alcune situazioni di disagio vissute da persone claustrofobiche, agorafobiche o che soffrono di vertigini. Vorremmo capire come questa tecnica possa aiutare ad affrontare le fobie e la collaborazione con professionisti di questo settore della medicina sarebbe importante».
La novità rivoluzionaria di questa tecnologia si scontra spesso con difficoltà di applicazione pratica, anche se ‘l’effetto wow’ della VR è ancora molto forte. «Essendo una tecnica in evoluzione e miglioramento suscita l’interesse da parte di molti settori, come il design e l’architettura – afferma Perinelli – ma spesso può essere più difficile del previsto trovare professionisti, abituati a lavorare in un certo modo, disposti a mettersi in gioco». Noi vogliamo pensare, invece, che per le nuove generazioni possa diventare presto uno strumento di lavoro quotidiano.
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