La Polizia di Stato di Verona si schiera contro la violenza di genere

Per tutta la giornata di sabato 25 novembre, in Piazza Bra, il personale della Polizia di Stato ha incontrato i cittadini e distribuito brochure e materiale informativo. Sui social, però, fanno discutere alcuni post della Polizia di Stato legati proprio al tema della violenza di genere.

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In Italia sono oltre dodici milioni, pari a quasi il 51%, le donne tra i 18 e gli 84 anni che hanno riferito di essere state vittime almeno una volta, nel corso della propria vita, di un episodio di violenza fisica o psicologica. Di queste, solo il 5% ha denunciato l’accaduto, sia perché l’atto non era perseguibile (nella metà dei casi) ma anche perché perdonano, o per vergogna, paura e sfiducia nel sistema giudiziario. Dati che «forniscono l’evidenza di un fenomeno particolarmente esteso e solo in parte “visibile”». Questo quanto rilevato dall’Istituto di fisiologia clinica del Cnr attraverso lo studio Ipsad, Italian Population Survey on Alcohol and Other Drugs, una ricerca che nel 2022 ha coinvolto cinquemila residenti in cento comuni.

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La Polizia di Stato di Verona ha lanciato, alla luce di questi dati allarmanti, un messaggio di solidarietà contro ogni forma di violenza di genere.

«La violenza di genere, nelle sue infinite declinazioni – dalla violenza fisica, psicologica, economica, fino all’odierna violenza digitale – mina la dignità, l’integrità mentale e fisica e, troppo spesso, la vita di un numero inestimabile di donne, molte delle quali, sovente, non si risolvono a sporgere denuncia. Abbiamo il dovere, innanzitutto, di sostenere le donne che hanno la forza di farlo: nella maggior parte dei casi, sono donne rassegnate, che provano vergogna, hanno paura di ritorsioni per sé stesse e i propri figli, si credono colpevoli, temono di non essere credute».

«Il poliziotto a cui chiedono aiuto deve saper rispondere a questo dolore, per evitare che subiscano anche quello dell’indifferenza, della superficialità, del silenzio o semplicemente dell’attesa. Da ormai dieci anni, la campagna della Polizia di Stato “…Questo NON è amore” vuole rappresentare uno strumento concreto di ascolto e di divulgazione, non solo per le donne, ma per tutti coloro che vogliono essere parte di un cambiamento».

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«Un’azione efficace per sradicare la violenza contro le donne deve basarsi sul piano della prevenzione e sulla diffusione di una cultura del rispetto che investa sulle generazioni più giovani, attraverso l’educazione all’eguaglianza, al rispetto reciproco, al rifiuto di ogni forma di sopraffazione. A tal riguardo, un dato allarmante sul piano statistico riguarda il 9% delle vittime minorenni dei c.d. “reati spia”: se, infatti, normalmente l’abusante è un adulto, per due fattispecie di reato – la violenza sessuale di gruppo e quella presso gli istituti scolastici – l’autore è spesso un coetaneo minorenne. Dato, quest’ultimo, che testimonia la necessità di una maggiore e più efficace azione di tipo educativo».

«Con questo obiettivo e, al contempo, quello di convincere le donne che non hanno il coraggio di denunciare, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, la Polizia di Stato ha rinnovato il suo impegno, con la campagna “Questo non è amore”, a diffondere la cultura della consapevolezza, della non discriminazione e del rispetto assoluto dei diritti umani».

Per tutta la giornata di sabato 25 novembre, in Piazza Bra, il personale della Polizia di Stato si è dunque reso disponibile a incontrare i cittadini e ha distribuito materiale informativo e brochure dedicate alla campagna di sensibilizzazione. Presente anche il camper della Polizia di Stato, utilizzato per garantire l’ascolto protetto di eventuali vittime o di chiunque dovesse dimostrarsi interessato a raccontare, con la dovuta riservatezza, la vicenda che lo interessa.

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Non tutti sono d’accordo

Sui social, però, la campagna della Polizia di Stato è stata oggetto di numerosi dibattiti. Sotto a un post su Instagram della pagina ufficiale della Polizia di Stato nel quale veniva ricondiviso un estratto della poesia di Caterina Torres Caceres, infatti, numerose persone hanno segnalato la propria esperienza di disservizi riguardo proprio la violenza di genere. «Da voi mi è stato detto “Signorina è normale litigare”», «Mi avete sconsigliato di denunciarlo: “Sei sicura di volerlo fare? Guarda che poi è un casino. Gli avvocati, i giudici…prova prima a parlargli”. Dopo qualche mese ero in ospedale con occhio nero e labbro sfigurato. E mi è andata bene», sono solo alcune delle storie che sono emerse dagli utenti.

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