La mediazione come soluzione dei conflitti B2B

Della mediazione per la gestione delle controversie tra le imprese si è discusso nel corso del seminario “La mediazione dei conflitti business to business”, tenutosi ieri pomeriggio presso la Camera di Commercio e organizzato con la Camera Arbitrale di Milano e l’AIGI ed in collaborazione con Confindustria Verona.

Nicola Giudice, responsabile del Servizio di Conciliazione della Camera Arbitrale di Milano, ha illustrato qual è il valore aggiunto della mediazione e quali sono le sue peculiarità, rispetto ad altri strumenti alternativi di risoluzione delle controversie o al giudizio ordinario. La mediazione, infatti, attraverso l’intervento di un terzo neutrale – il mediatore – consente di superare più facilmente i problemi di comunicazione che accompagnano l’insorgenza del conflitto, di confrontarsi con le posizioni degli altri e di guardare le questioni da un’ottica differente.

In questo senso, il ruolo del mediatore, e quindi della mediazione, è quello di facilitare la comunicazione, riformulando quanto detto dalle parti, accertandosi che i termini della questione siano chiari a tutti e cercando di fare in modo che nella discussione ci sia una base di partenza condivisa; in secondo luogo, quello di gestire le emozioni, che sempre sono presenti, espresse o meno, anche nelle controversie tra le imprese; infine, quello di avviare, o riavviare, il negoziato tra le parti, facendo sì che si confrontino su possibili soluzioni.

Le imprese, ha sottolineato Giudice, sanno benissimo qual è il danno che può derivare dalla perdita di un cliente o di un fornitore e quindi, per loro natura, sono portate a cercare di mantenere i rapporti commerciali e, se insorgono controversie, a cercare delle soluzioni in tempi rapidi, con costi contenuti ed evitando il più possibile le ricadute che sulla propria immagine potrebbe avere il fatto che una determinata controversia con un fornitore o cliente divenga di pubblico dominio. Tutte problematiche alle quali, in molti casi, la mediazione è in grado di rispondere efficacemente.

La condizione è che le imprese abbiano, al proprio interno, delle professionalità – e una policy aziendale – finalizzate a gestire le controversie in modo negoziato e che al tavolo della mediazione partecipino coloro che, per conto delle aziende, sono realmente in grado di decidere e di valutare tutti gli interessi in campo, non solo quelli illustrati nella domanda iniziale, che spesso costituiscono solo la punta dell’iceberg.

A questo proposito, Giudice ha voluto sfatare un falso mito che si è diffuso sulla mediazione civile e commerciale, ossia che questa sia adatta in particolar modo alle controversie di modico valore; in realtà, come l’esperienza della Camera Arbitrale ha dimostrato, con un valore medio delle controversie concluse con accordo nell’ultimo anno pari a € 96.000, la mediazione è particolarmente adatta se ci sono in gioco rilevanti interessi, ossia proprio quelli di cui le parti vorrebbero realmente discutere ma che non emergono quasi mai in un’aula di Tribunale.

Si è poi parlato delle controversie transfrontaliere, che, proprio perché presentano ulteriori complessità, dovute alle differenze culturali, di lingua o di norme applicabili, ben si prestano ad essere gestite in mediazione. In questi casi infatti la mediazione, per i motivi sopra descritti, può aiutare a superare gli ostacoli costituiti dalle differenze culturali o giuridiche, creando un piano condiviso di confronto. E per il mediatore internazionale sarà importante, oltre alla conoscenza di una o più lingue straniere, anche la conoscenza pratica delle differenti culture e delle rispettive peculiarità.

Infine, Giudice ha evidenziato che il ruolo dei legali e dei giuristi d’impresa nella controversie commerciali dovrebbe essere quello di illustrare alle parti, in ogni fase della controversia, le possibili alternative ed i relativi costi ed aiutarle a valutare la sostenibilità delle proposte e delle possibili soluzioni che emergono nel corso della mediazione.

La Redazione