“La città che vorremmo”, secondo i professionisti scaligeri

Il futuro delle città passa per i quartieri: a Verona lunedì 22 aprile un convegno internazionale. Architetti, Ingegneri e Geometri spiegano “la città che vorremmo”.

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Il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cnappc), in collaborazione con il Comune di Verona, organizza il convegno internazionale “Il futuro delle città – ripartire dai quartieri” che si terrà lunedì 22 aprile 2024 nell’Auditorium Verdi del Centro Congressi Verona Fiere, dalle 9.30 alle 17.30. Il meeting è aperto a tutti gli operatori del settore, professionisti, cittadini e studenti interessati al futuro delle città e al ruolo dei quartieri nello sviluppo urbano sostenibile.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito del “Progetto di futuro – In quali città e territori vogliamo vivere?” che è mirato a proporre contributi concreti per la riforma della normativa urbanistica nazionale. Il progetto si avvale dei contributi di un apposito gruppo operativo di esperti e di un comitato scientifico internazionale multidisciplinare presieduto da Carlos Moreno, docente all’Università Iae Paris 1 Sorbonne, ideatore delle “città di 15 minuti”.

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Obiettivo del convegno è quello di individuare strategie e soluzioni concrete per riqualificare e valorizzare i quartieri, promuovendo la coesione sociale, la qualità della vita dei cittadini e la tutela dell’ambiente. Realizzato in collaborazione con il Comune di Verona, è patrocinato dagli ordini professionali locali, Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provina di Verona, Ordine degli Ingegneri della Provincia di Verona e Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Verona.

«La città che vorremmo è quella che, – spiega Matteo Faustini, presidente dell’Ordine degli Architetti di Verona – partendo da esperienze e da visioni di urbanisti esperti nello sviluppo delle città di medie dimensioni come Moreno, predisponga in questa fase di revisione del Piano di Assetto del Territorio (Pat) un progetto di sviluppo a lungo termine, immaginando un percorso di almeno 50 anni. La nostra è un’idea di città inclusiva e a servizio dei cittadini. Occorre ricreare il senso di comunità nei quartieri e nel centro storico, recuperando spazio pubblico che va messo in rete per essere reso più fruibile e rigenerando parti di città con funzioni e destinazioni che riportino come punto centrale le persone, senza consumo di nuovo suolo. Penso al Parco delle Mura che andrebbero collegate con parchi, scuole e quartieri, da piste ciclabili. Un altro tema caldo è quello dell’housing sociale per gli studenti universitari, va pensato in ottica più ampia rendendolo disponibile anche per gli studenti delle scuole superiori costretti a lunghi spostamenti quotidiani, come quelli provenienti dalla provincia. È tempo che Verona torni ad essere quella città vivace e lungimirante del Secondo dopoguerra, anche con scelte coraggiose».

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Sulla stessa lunghezza d’onda si pone Matteo Limoni, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Verona: «Tra i punti focali per la Verona del futuro c’è il miglioramento della viabilità e dei trasporti. Serve prima capire su quale sviluppo socioeconomico si vuole puntare. La vocazione logistica potrebbe essere integrata con uno sviluppo di un’industria d’innovazione (manifatturiera o sulle nuove tecnologie). Importanti sono le visioni legate al polo sanitario ed universitario con i servizi da offrire anche agli studenti. Rilevanti saranno poi le infrastrutture e le tecnologie necessarie per realizzare la smartcity e la transizione energetica. Turismo in centro storico si, ma attenzione agli effetti collaterali, c’è il rischio di spopolamento. Anche i quartieri devono ritrovare vivibilità per rimanere attrattivi ed a dimensione d’uomo, Verona non può scontare criticità tipiche del vivere nelle metropoli. Il Pat dovrà valutare in modo integrato gli impatti che le opere pubbliche avranno sui flussi di traffico, non ponendo l’attenzione solo su una singola opera, ma nell’insieme di tutti gli interventi che si intendono realizzare nel territorio, come   altri collegamenti viari o altri insediamenti. Inoltre – conlude Limoni – il Pat è l’occasione per valutare strumenti come i protocolli di sostenibilità che considerano aspetti non solo legati alla città, ma anche ai territori limitrofi ed alla provincia. Gli ingegneri hanno competenze utili a supportare attivamente tutte queste tematiche».

Secondo i geometri «occorre affrontare le problematiche di Verona in senso costruttivo – afferma Romano Turri, presidente del Collegio dei Geometri di Verona – per arrivare alla costituzione di un tavolo permanente con il Comune sul Pat per soddisfare le esigenze della città che ha subito una profonda trasformazione in questi ultimi anni, come è normale che sia data l’evoluzione della società».

I lavori del convegno si articoleranno in due sessioni. La mattina sarà dedicata a casi di studio internazionali di “città dei 15 minuti” e alle sfide e opportunità legate alla progettazione di piccole aggregazioni urbane nei “territori dei 30 minuti“. Il pomeriggio sarà incentrato sul percorso verso il nuovo Pat di Verona, con particolare attenzione agli obiettivi del Protocollo d’Intesa tra il Cnappc e il Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’evento è aperto a tutti gli operatori del settore, professionisti, cittadini e studenti interessati al futuro delle città e al ruolo dei quartieri nello sviluppo urbano sostenibile.

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