Ius Scholae, Albertini (PD): «Necessaria una riforma»
«Non è per questioni sportive, per la paura del calo demografico o per accendere scontri politici che dobbiamo affrontare seriamente il tema della cittadinanza. Dobbiamo farlo per arrivare finalmente a garantire equità e diritti civili a chi vive nel nostro paese, fa parte della nostra comunità, siede in classe e cresce insieme ai nostri figli». Così Alessio Albertini, vicesegretario del PD veronese e sindaco di Belfiore, interviene in merito al dibattito che si è aperto sul tema dello ius scholae, in merito al quale si sta spaccando anche il centrodestra, con la Lega contraria e Forza Italia, con Flavio Tosi, a favore.
Lo ius scholae
Lo ius scholae è una proposta di legge che permetterebbe ai minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni di ottenere la cittadinanza italiana dopo aver completato almeno un ciclo scolastico di cinque anni. Questo diritto si basa sull’integrazione scolastica come prova di appartenenza alla comunità e l’intento è facilitare l’inclusione dei giovani stranieri, riconoscendo il ruolo della scuola come luogo di formazione civica e sociale. Ad oggi, a livello nazionale, sarà formulata una proposta di legge da parte proprio di Forza Italia nel mese di settembre.
Le contraddizioni con lo ius sanguinis
Albertini sottolinea l’”enorme contraddizione” che si viene a creare rispetto al riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis ai discendenti di italiani che vivono ad esempio in Sud America, brasiliani e argentini in particolare, che in questi anni hanno subissato di richieste i Comuni, specialmente in Veneto. Un tema quest’ultimo che lo stesso Albertini aveva già evidenziato in passato come consigliere provinciale con una lettera al Ministero per chiedere un intervento viste anche le difficoltà incontrate dagli enti locali nel seguire le numerose pratiche.
«Parliamo di persone che nella stragrande maggioranza dei casi non ha mai vissuto né probabilmente mai vivrà in Italia, che non parla italiano, che non ha pagato un euro di tasse in Italia. A loro di fatto regaliamo in automatico la cittadinanza, concediamo il diritto di voto, anche amministrativo, ma soprattutto concediamo un passaporto con cui spostarsi più facilmente per i propri interessi – sottolinea Albertini -. A persone che invece sono qui da anni, che studiano nelle nostre scuole, che lavorano e pagano le tasse in Italia, che fanno parte delle nostre comunità imponiamo un lunghissimo ed assurdo percorso ad ostacoli per non concedere una cittadinanza che invece vogliono davvero e permetterebbe loro di vedere finalmente riconosciuti i diritti che gli spettano e che si sono guadagnati. Per questo, una vera riforma su questo fronte è necessaria oltre che doverosa verso i cittadini di domani».
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