Italia a secco: piogge -71% cambiano le coltivazioni

VERONA – Con un deficit idrico del 71 per cento nell’ultimo mese l’arrivo della pioggia soprattutto nel nord est è importante per cittadini ed agricoltori per combattere la siccità che ha già provocato la perdita di raccolti per un valore stimato in 400 milioni di euro.

E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione dell’arrivo dei temporali al nord dopo che il mese di giugno si è classificato al terzo posto tra i piu’ caldi di sempre con la caduta del 71 per cento di precipitazioni in meno rispetto alla media secondo secondo Isac-Cnr. La caduta della pioggia per essere utile ad alimentare le riserve idriche deve però avvenire – sottolinea la Coldiretti – in modo costante e duraturo nel tempo, mentre i forti temporali, soprattutto se si manifestano con precipitazioni intense e con grandine, hanno provocato danni gravissimi alle colture in campo in questa fase stagionale.

Gli effetti si sono fatti sentire sui cicli della natura e sulle coltivazioni. Secondo una analisi della Coldiretti il vino italiano è aumentato di un grado negli ultimi 30 anni con il surriscaldamento che ha determinato un anticipo della vendemmia anche di un mese rispetto al tradizionale mese di settembre, smentendo quindi – sottolinea la Coldiretti – il proverbio “ad agosto riempi la cucina e a settembre la cantina”, ma anche quanto scritto in molti testi scolastici che andrebbero ora rivisti.

Il caldo cambia anche la distribuzione sul territorio dei vigneti che tendono ad espandersi verso l’alto con la presenza della vite anche a quasi 1200 metri di altezza. Ma si è verificato anche un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture come l’olivo che è arrivato quasi a ridosso delle Alpi e nella Pianura Padana dove si coltivano grandi quantità di pomodoro e di grano duro per la pasta. Un effetto che si estende in realtà a tutti i prodotti tipici. Il riscaldamento provoca infatti anche – precisa la Coldiretti – il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini. Una situazione che di fatto – conclude la Coldiretti – mette a rischio di estinzione il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali e umani.

La redazione