Federico Gobbi, infettivologo dell’ospedale “Sacro Cuore Don Calabria” di Negrar, commenta la situazione del reparto di terapia intensiva dell’ospedale: «Al momento è tutto sotto controllo. Tramite direttiva regionale abbiamo 14 posti in area non critica e un posto in area critica. C’è da dire che i casi sono in aumento così come la percentuale di tamponi postivi, lo scenario che ci sarà nelle prossime ore potrà cambiare in questo momento».

«La situazione è nuovamente critica – continua l’infettivologo – e c’è il problema di una seconda ondata. Attualmente la nostra attitudine è quella di stare il meglio possibile e fare il possibile per fare squadra tra di noi dando massimo supporto ai nostri pazienti. Per il momento il morale è buono, ma siamo pronti ad intervenire e intensificare i nostri sforzi nel caso ce ne sia bisogno».


Sull’utilizzo delle mascherine per ridurre i contagi Gobbi dichiara: «I nostri dati sono in linea con quello che si sapeva già: il distanziamento sociale, l’utilizzo della mascherina e l’igiene delle mani riducono notevolmente i contagi. Siamo nella fase di consapevolezza e responsabilità, in cui ogni persona gioca un ruolo fondamentale e ha delle possibili disposizioni in modo da diminuire sia la possibilità di contagiare altri e sia di essere contagiati».


Riguardo al DPCM in vigore dal 26 ottobre il dottor Gobbi aggiunge: «È un problema difficile: la salute dipende sia dal virus stesso sia dalle relazioni sociali e sia dall’economia. Bisogna fare qualcosa nel momento in cui i casi aumentano e le terapie intensive non sono più in grado di reggere l’urto. D’altro canto prosegue il dottore – è difficile sapere di persone che hanno determinate attività economiche e devono chiuderle perché non riescono ad arrivare alla fine del mese. Sono decisioni importanti che devono prendere i politici insieme ai tecnici».

«Bisogna trovare quel giusto mezzo che permetta di non danneggiare troppo la salute ma nemmeno le relazioni sociali e l’economia. Adesso si è fatto qualcosa e i primi risultati dovrebbero arrivare tra circa 2/3 settimane, per vedere se questo è sufficiente. È importante che ognuno faccia la sua parte».

Federico Gobbi, infettivologo dell’ospedale “Sacro Cuore Don Calabria” di Negrar, conclude parlando del vaccino: «Dobbiamo stare attenti a non aumentare i numeri e bisogna tenere duro fino a quando non arriverà. Probabilmente il vaccino arriverà tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo, anche se poi ci sono dei tempi tecnici per effettuarlo e per vaccinare la popolazione».