INQUINAMENTO: RIFLESSIONE DI UN CITTADINO DELLA LESSINIA

<italic>Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera firmata</italic>

“Visto che l’aria della Lessinia è così buona, perché non tentare di farla diventare simile a quella delle città più inquinate”: sembra questo il motto che orienta le azioni dei nostri concittadini e dei visitatori delle nostre contrade.

Posso immaginare, ma non giustificare, la scelta di tenere il motore delle auto acceso da parte di molti dei turisti di passaggio: “non è casa mia, ci sto poco, cosa mi preoccupo dell’aria che respirano gli abitanti?”.

Pensiero che rivela le micro responsabilità che ognuno di noi ha se Verona, per esempio, nel 2009 ha superato i limiti delle polveri sottili per 105 giorni, quando il limite è di 35 giorni, Vicenza 103 e via così per le altre città del Veneto.

Quel che deve preoccupare è l’inconsapevolezza che per la qualità dell’aria mostrano gli abitanti della Lessinia. Il mio osservatorio è Bosco Chiesanuova e così mi trovo a trovare premurosi genitori che accompagnano i propri figli a scuola in auto, fermarsi davanti all’ingresso per far scendere i pargoli (anche ben cresciuti) alimentando zaffate maleodoranti, ma soprattutto tossiche; e vedo in via Menini un furgone fermo, col motore acceso per mezz’ora mentre carica infissi; e distinti signori in Piazza Borgo scendere dall’auto, lasciare il motore acceso per recarsi in qualche negozio e risentirsi se gli si fa notare che il Codice della Strada vieta quei comportamenti; e mi trovo a respirare gli scarichi che una elegante signora mi butta addosso dalla sua auto di grossa cilindrata, tranquillamente ferma a telefonare.

Devo continuare? Il SUV che aspetta proprio davanti alla scuola per più di 5 minuti col motore acceso, forse solo per tenere al caldo un irresponsabile guidatore; e che dire dei motori accesi davanti al negozio di frutta? Quante polveri, quanti metalli si depositano su quella frutta che poi tranquillamente mangiamo?

C’è speranza? Parrebbe di no, se si guarda ai comportamenti dei dipendenti pubblici, i dipendenti cioè di quegli enti che dovrebbero garantire il rispetto delle leggi e la buona salute dei cittadini. Un’auto comunale in Piazza Chiesa che aspetta, motore acceso manco a dirlo, che l’impiegata torni dagli uffici con le fatidiche “carte”; oppure gli autisti degli scuola-bus che accendono il motore proprio mentre i bambini escono da scuola col tubo di scappamento diretto al cancello da dove escono i ragazzi.

Incoscienza? Miopia? O peggio?
Sembra un aspetto secondario del buon vivere, eppure è la cartina di tornasole di una nuova coscienza civica che fatica ad emergere, mentre i consumi di idrocarburi aumentano, le emissioni di anidride carbonica salgono, il clima cambia. Ma tutti a correre verso il baratro con le nostre piccole/grandi colpe, salvo preoccuparsi mentre si starà già precipitando.

Non è il caso di mettere mano anche alle sanzioni? Se la mente non riceve, forse lo sarà il portafoglio (dove pare che tanti abbiano riposto il loro cuore).

Angelo Mancone
<italic>Legambiente Veneto</italic>