Infortuni sul lavoro, record nero a Verona per gli eventi mortali

Sono 17 le morti sul lavoro registrate a Verona dall'inizio dell'anno: si tratta della cifra più alta della regione Veneto. Attività manifatturiere, costruzioni e servizi alle imprese si confermano gli ambiti più a rischio.

cantiere morti sul lavoro Verona
Foto d'archivio
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Infortuni sul lavoro, record nero a Verona per gli eventi mortali

Con 15 denunce di infortunio mortale dall’inizio dell’anno fino al 31 agosto 2022, la provincia di Verona continua a guidare la triste classifica delle morti sul lavoro nell’ambito della regione Veneto che nel complesso somma 65 denunce di infortunio mortale. È quanto emerge dagli open data Inail relativi ai primi otto mesi dell’anno.

Un dato purtroppo da aggiornare a 17 decessi, con l’ultimo incidente, quello di Montorio di pochi giorni fa, e quello di inizio settembre in una cantina vinicola. «A quanto pare la Sicurezza nei luoghi di lavoro non trova strumenti di sostegno, nessuna priorità per la tutela della vita delle persone. Serve una svolta! Va rivisto il modello!» era la rabbia dei sindacati alla notizia del decesso dell’elettricista di Bosco Chiesanuova.

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Numeri, certo, da trattare sempre con molta prudenza, in quanto soggetti a verifiche e a variazioni, anche repentine e occasionali, «tuttavia il fatto che ormai da tempo il nostro territorio sia teatro di quasi un quarto delle denunce di infortuni mortali di tutta la regione dovrebbe rappresentare quanto meno un elemento di riflessione» commenta Raffaello Fasoli, delegato per la Sicurezza della Segreteria confederale della Cgil di Verona.

Del tema si è parlato anche venerdì a Squadra che vince, la trasmissione di Radio Adige Tv. In studio con il direttore Matteo Scolari il segretario provinciale della Cisl Giampaolo Veghini e quello della Fistel Cisl Emiliano Galati hanno presentato il progetto “bolletta sospesa“, ma anche il dramma delle morti bianche: «La formazione in azienda è necessaria. Inoltre invitiamo le aziende alla pazienza. Sul luogo di lavoro dobbiamo ridurre la fretta, che porta a episodi drammatici».

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I numeri

Attività manifatturiere (industriali e artigianali), costruzioni e servizi alle imprese si confermano gli ambiti più a rischio con un apporto ormai azzerato dei decessi per Covid tra i sanitari. L’81% degli infortuni mortali registrato in Veneto ha riguardato lavoratori con cittadinanza italiana. L’86% era di sesso maschile. In 19 casi su 65 avevano meno di 40 anni. Un infortunio mortale su tre avviene “in itinere” cioè sul percorso casa-lavoro.

Per quanto riguarda gli infortuni non mortali la nostra provincia registra 10.782 denunce nei primi otto mesi dell’anno, pari al 18,6% del totale regionale (57.857), in netto aumento (+20%) in valore assoluto rispetto allo stesso periodo del 2021 quando gli infortuni non mortali denunciati furono 8.966.

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Sempre elevata la dinamica della componente femminile: +62,9% gli infortuni tra le lavoratrici, che passano da 14.426 denunce dei primi otto mesi del 2021 alle 23.497 dei primi otto mesi del 2022. Mentre meno marcata risulta la crescita tra gli uomini: da 29.385 denunce nei primi otto mesi del 2021 (sempre a livello regionale) a 34.360 denunce per i primi otto mesi del 2022, per un +16,9%.

Quest’ultimo dato, secondo la Cgil di Verona, va letto «in duplice chiave: da una parte la indubitabile costanza delle denunce di infortunio per Covid (secondo l’Inail a livello nazionale nei primi quattro mesi del 2022 le infezioni da Covid-19 denunciate hanno superato quelle dell’intero 2021), ma anche la congiuntura economica che ha riportato molte donne nel marcato del lavoro».

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