In Veneto +657 casi in un giorno, e scoppia il caso Immuni

Scoppia la polemica legata alla mancata implementazione da parte delle Ulss dei dati sulla app Immuni, che finora, quindi, non avrebbe funzionato in Veneto.

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È una corsa che per ora non rallenta quella dei contagi Covid in Veneto, che oggi registra il dato più alto, +657 positivi, da quando si è giunta la seconda ondata. Gli infetti dall’inizio dell’epidemia salgono a 32.973, mentre per fortuna sono stabili i decessi, 2.226.

Intanto scoppia la polemica legata alla mancata implementazione da parte delle Ulss dei dati sulla app Immuni, che finora, quindi, non avrebbe funzionato in Veneto. Un “buco” nella piattaforma informatica di inserimento dei codici dei positivi al tampone – per consentirne il tracciamento – che verrà risolto, ha precisato la Direzione Prevenzione della Regione, nel giro di pochi giorni.

Su questo però i 5 Stelle, con la deputata Francesca Businarolo, sono andati all’attacco del governatore Zaia: «534 mila veneti presi in giro. Zaia dia spiegazioni sulla mancata attivazione di Immuni in Veneto, anziché adottare il trucchetto di far vedere quanto è bravo a risolvere i problemi che lui stesso ha creato» ha affondato Businarolo.

Da parte sua, il presidente veneto mantiene il punto sul problema scuola-trasporti, ribadendo la sua proposta, avanzata al Governo dalla Conferenza delle Regioni, di didattica a distanza alle superiori per alleggerire i mezzi sovraffollati. Per Zaia – che dopo la ministra Azzolina ha raccolto il no anche dell’Associazione nazionale dei Presidi – si tratterebbe di mettere a punto un piano preventivo «per fare formazione a distanza alternata a lezioni in presenza con i ragazzi più grandi, dai 16 anni in su».

Una modalità, ricorda il Governatore, che già faceva parte delle linee guida sulla scuola elaborate a luglio dal Veneto, in seguito mutuate da tutte le Regioni.

Nel frattempo c’è da monitorare attentamente la pressione che i nuovi casi rispetto alla tenuta degli ospedali. E il dato positivi di oggi, pur in presenza di un boom di infetti, è un leggero calo nei numeri dei ricoverati, 359 (-3), e dei pazienti nelle terapie intensive, 40 (-1). Rispetto ad un mese fa però c’è stato un raddoppio: il 14 settembre il Veneto aveva 151 persone ricoverate nei normali reparti, e 20 nelle terapie intensive. (Ansa)

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AGGIORNAMENTO: sul “caso Immuni”, la Regione respinge le polemiche

«Entro pochi giorni, al massimo lunedì, i Servizi di Igiene Pubblica dovranno comunicare ai sistemi informatici di Azienda Zero i riferimenti relativi alle segnalazioni dell’App Immuni. L’indicazione è contenuta in una comunicazione inviata dalla Direzione regionale Prevenzione ai servizi competenti. La Regione Veneto, come varie altre Regioni italiane con le quali è in corso un costante coordinamento, è attiva sul tema fin dall’inizio, con una fitta serie di contatti, anche epistolari formali, con le parti interessate, a cominciare dal Ministero della Salute».

Lo comunica la Direzione Prevenzione della Regione Veneto, in relazione alle polemiche emerse sull’attivazione delle procedure dell’App nazionale sul Covid-19.

«L’App Immuni – premettono i tecnici regionali – non fornisce informazioni relative al soggetto positivo con cui si è venuti a contatto, al luogo del contatto o alle caratteristiche del contatto (contatto protetto, utilizzo di mascherine, presenza di una barriera protettiva tra i due soggetti, luogo all’aperto o al chiuso, etc.). Inoltre, in considerazione delle attuali norme di prevenzione vigenti e diffuse in tutto il contesto comunitario ed in particolare con riferimento all’obbligo di utilizzo della mascherina in tutti i luoghi all’aperto e al chiuso, l’eventuale contatto registrato dall’App Immuni non si configura in senso assoluto come contatto stretto».

«Pertanto, non essendo possibile per l’operatore del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica valutare il livello di rischio di tale contatto, già nel mese di giugno, con nota della Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare, Veterinaria nel ruolo di Coordinamento Interregionale Area Prevenzione e Sanità Pubblica veniva proposto al Ministero della Salute un possibile protocollo applicativo per uniformare le procedure di tutte le Regioni».

«Per tali ragioni, al fine di evitare di sottoporre a quarantena preventiva un soggetto individuato dall’App Immuni senza possibile valutazione del profilo di rischio, è tuttora in corso un confronto con le altre Regioni e con il Ministero della Salute per definire un protocollo operativo condiviso relativo alla gestione di un soggetto identificato come possibile contatto dall’App Immuni. Inoltre, risulta che allo stato attuale molte Regioni tra cui il Veneto, pronte per l’attivazione che comunque avverrà nel più breve tempo possibile, stanno attendendo la definizione del citato protocollo».

«Si precisa comunque che, pur potendo costituire uno strumento aggiuntivo per i Servizi di Igiene e Sanità Pubblica nell’identificazione di eventuali contatti, App Immuni non può in alcun modo sostituire le attività di rintraccio dei contatti e di valutazione del rischio puntualmente garantite fin dall’inizio dell’epidemia».

«Le attività puntuali e tempestive di contact tracing avviate in seguito all’identificazione di ogni soggetto risultato positivo a SARS-CoV-2 – spiega la Direzione Prevenzione – costituiscono un elemento cardine della strategia di sanità pubblica messa in atto dalla Regione del Veneto per contrastare la diffusione virale fin dalle prime fasi dell’epidemia».

«Tali attività, garantite dagli operatori sanitari del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica consentono di individuare ed intercettare tutti i possibili contatti, valutando per ognuno di essi il livello di rischio e definendo le più opportune strategie di contenimento da attuare (test di screening, quarantena, sorveglianza sanitaria, etc.)».