La pandemia ha messo in ginocchio tante imprese italiane. Anche in Veneto e a Verona la crisi prima sanitaria e poi socio-economica ha messo in difficoltà il tessuto imprenditoriale del territorio. Alcune aziende sono riuscite a reinventarsi, altre non hanno potuto fare altro che soccombere al Covid. Altre, ancora, hanno continuato a lavorare a pieno ritmo. Tra queste anche la veronese Impresa Salus, come ci ha raccontato la responsabile finanziaria, Vincenza Frasca.

«È stato un periodo molto difficile perchè avevamo due preoccupazioni principali: quella di mettere in sicurezza i dipendenti e dare continuità al servizio, dato che lavorando in case di riposo e ospedali avevamo una responsabilità civile, penale, ma soprattutto umana. – ha detto Frasca – Ciò che ci ha salvati è stato munirci per tempo dei famosi dispositivi: mascherine, guanti, cuffie, calzari e tute che abbiamo acquistato in grandi quantità. Ci siamo mossi per tempo e questo ci ha permesso di affrontare questa pandemia in modo più sicuro».

Tante le realtà che in questo periodo hanno richiesto i servizi di sanificazione: «Ci sono due tipi di richieste: quelle che provengono da scuole, ospedali, case di riposo, oppure uffici. In questo secondo caso l’attività di sanificazione può essere fatta direttamente dalle persone, perchè basta usare uno dei tre tipi di prodotti elencati nella circolare 5.443. Per strutture sanitarie più complesse la richiesta è aumentata, ma se dobbiamo guardare il bilancio non posso dire che ha portato più guadagni, perchè per fare sanificazioni sanitarie occorre professionalità, prodotti e soprattutto sicurezza nei confronti dei dipendenti. I dispositivi di protezione costano ancora tantissimo e non sono calmierati: le mascherine le possiamo trovare oggi a 0,18 centesimi, ma i guanti oggi viaggiano a 8 o 9 euro e i guanti vanno cambiati spesso ed è una spesa enorme. Lo Stato è venuto incontro ma fino a un certo punto».

Importanti le precauzioni sul luogo di lavoro: «Come noi cittadini dobbiamo utilizzare la mascherina, il gel e avere una educazione anche alla pulizia. A livello lavorativo è amplificato perchè si va a erogare servizi di pulizia e assistenza con calzari, tuta, guanti. È un virus che si combatte con il buon senso e la protezione è fondamentale. Il primo lockdown è stato il 9 marzo, in un periodo temporale in cui le influenze sono terminate. Ora siamo in un periodo in cui tutti passiamo per un’influenza o raffreddore. Quindi la prima criticità è la paura del personale che alla prima avvisaglia di febbre fa scattare l’allarme. C’è un po’ di panico. Quindi la criticità sarà la mancanza di personale».