Segala: «Abbiamo cambiato direzione alla città. Stiamo raccogliendo i risultati»

L'assessore Ilaria Segala rivendica l'azione di governo del suo assessorato e dell'intera amministrazione Sboarina, indicando come alcuni processi di radicale e profondo cambiamento rispetto al passato necessitino di tempo per prendere forma e dare una nuova identità alla città.

Ilaria Segala
L'assessora del Comune di Verona Ilaria Segala

Approda un nuovo appuntamento dedicato alle elezioni amministrative del 12 giugno 2022 nel Comune di Verona. Network Group sta intervistando nei propri studi diversi candidati, consiglieri comunali e assessori uscenti. Oggi è il turno di Ilaria Segala, assessore della Lega. Segala ripercorre la sua candidatura con la lista di Battiti nel 2017. Ricorda il suo lavoro svolto in giunta comunale fino a oggi e la sua iscrizione al partito politico della Lega. L’assessore intende ricandidarsi per continuare a governare la città scaligera e completare così i suoi progetti di urbanistica.

Lei è una ingegnera prestata alla politica. Prima del 2017, quando scese in campo con la lista civica Battiti, lei era già stata presidente dell’Ordine degli Ingegneri, aveva avuto incarichi istituzionali, ma a livello politico era la sua primissima volta.

Si assolutamente. È stata la mia prima esperienza. Ho scelto di candidarmi all’epoca con una lista civica proprio perché non avevo mai fatto politica e volevo quindi partecipare all’inizio in maniera un po’ più neutrale. Chiaramente ero schierata col centrodestra di Federico Sboarina, che già conoscevo come assessore all’Ambiente.

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Si ricorda quali furono le motivazioni che la spinsero ad accettare di candidarsi?

Beh, innanzitutto volevo sicuramente dare il mio proprio apporto alla città. Si dice che i professionisti non si candidano, non partecipano alla politica e ne stanno fuori. È chiaro che per provarci e per provare a cambiare le cose bisogna farlo dall’interno. E quindi ho pensato di mettermi a disposizione di Verona e di provare a candidarmi e a partecipare alle elezioni. Chiaramente la propria visione di città la si può vedere realizzata soltanto se si è dentro all’amministrazione e alla politica.

Tra l’altro lei, già presidente dell’Ordine degli Ingegneri, fu tra le fautrici delle prime edizioni della rassegna Open che aprirono proprio gli ingegneri alla città. Fu anche quello secondo lei un modo per testare una relazione con la politica, anche se in maniera indiretta?

Sì è stato così. La rassegna che avevo ideato, Open ingegneri aperti alle città, era per permettere agli ingegneri di dare un proprio contributo in città. È vero dunque che non avevo mai fatto politica, ma quella era stata un’esperienza di supporto alle strategie della città. Avevamo affrontato anche molte tematiche di urbanistica sulla città nel Novecento, sul futuro di Verona vedendo quali cambiamenti, anche ambientali, potevano essere messi in atto. Sicuramente quel progetto è stato un mio primo apporto alla nostra città. Chiaro che un conto è essere a capo dell’Ordine degli Ingegneri, un altro è invece essere in politica.

Tra l’altro, poi, Federico Sboarina la chiamò per ricoprire un assessorato molto importante: ambiente, barriere architettoniche, urbanistica e per un periodo anche l’edilizia. Una grande responsabilità insomma.

È una grande responsabilità. Anche alla luce delle esperienze precedenti, è una poltrona che scotta, chiamata da alcuni il bancomat del Comune. Per me non è esattamente così. È chiaro che bisogna essere super partes nelle scelte urbanistiche che si compiono per la città, perché sono interventi importanti e che impattano molto su una visione a lungo raggio. Quando si realizzano dei progetti urbanistici ci si riferisce oggi al 2030 o al 250.

L’assesora della Lega Ilaria Segala.

Si ricorda il primo impatto che ebbe con la sala consigliare di Palazzo Barbieri e occupò il suo posto di assessore?

Sì lo ricordo molto bene, siccome si trattava delle prime delibere sull’Arsenale di cui mi occupai io, anche se non avevo la delega dei lavori pubblici. In quel momento si trattava di una scelta urbanistica anche nelle destinazioni d’uso. Un delle prime delibere fu per annullare il project dell’Arsenale precedente, ovvero il centro commerciale, e partire con un nuovo iter. Quella fu quindi una bella esperienza, subito col botto.

Lei da urbanista si è occupato anche di scelte strutturali con l’Ordine degli Ingegneri. Quello che bisogna far capire ai cittadini è che serve una prospettiva di ampio raggio. Una lungimiranza nel progettare una città che è quella su cui insiste da tempo e che magari non è stata capita fino in fondo in questi cinque anni in cui ha avuto il comando del suo assessorato.

È comprensibile che la cittadinanza veda di più la realizzazione di qualcosa quando parte il cantiere. In Arsenale adesso che si vedono i tetti rifatti e tre gru presenti, allora le persone si rendono conto che si sta lavorando sulla struttura. In molti però ancora si chiedono che cosa ci sia dentro l’Arsenale. In questi anni abbiamo discusso della variante urbanistica e l’abbiamo fatta partire recuperando dei fondi. Finché però l’operazione non comincia a vedersi materialmente conclusa è difficile che la gente si renda conto.  

Abbiamo tutte le signore dei condomini intorno che sono venute a vedere la visita guidata che abbiamo organizzato per l’Arsenale per toccare con mano cos’è stato fatto ed è normale che sia così. L’urbanistica invece ha tempi molto lunghi. Se vediamo ad esempio l’ex tabacchi che adesso è in cantiere, ci vogliono almeno due anni prima che parta un’operazione del genere. È più difficile quindi per un cittadino rendersi conto di cosa stia succedendo. Certe scelte più complesse sulla variante 29 di oggi le vedremo appena fra due o tre anni.

La prima cosa che avete fatto, anche per impostare la vostra visione, è stata quella di sospendere alcuni progetti dell’amministrazione comunale. Allora siete stati anche criticati, ma questo cambio di volto e di paradigma è in linea con il vostro programma?

Sì, perché i primi interventi che facemmo furono sicuramente sull’Arsenale, che non diventa dei privati ma rimane nostro. Abbiamo quindi annullato il centro commerciale e ridefinito l’Arsenale. Vorrei inoltre ricordare che la corte centrale, la palazzina di comando, dove abbiamo vinto i 18 milioni di euro, li abbiamo vinti proprio perché abbiamo fatto un progetto sociale per la città. Con i progetti si vincono i finanziamenti.

Per quel che riguarda invece la variante 23, la prima che presi in mano, l’operazione fu cancellare una quantità incredibile di grandi centri commerciali: sei grandi centri commerciali e più centri minori, quando invece qualcuno si infiamma adesso per qualche piccola struttura da 1500 metri che sono praticamente edifici dalle dimensioni di un piccolo centro alimentare. Abbiamo cancellato operazioni di grandi strutture di vendita di cui tre erano affianco all’Adigeo.

Lo rifarebbe quindi?

Sì, assolutamente! Quell’operazione fu complessa perché era già stata portata avanti, ma fu un’operazione di cesello e di gomma.

E poi si inizia invece a costruire. Si arriva alla variante 29, ovvero il suo fiore all’occhiello, quello di cui è più orgogliosa. Siete arrivati più o meno a un buon punto dell’iter ed è quello che rivendicate.

Sì, anche perché siamo partiti da una manifestazione di partecipazione chiamata “Vuoti a rendere”. Noi vogliamo che i vuoti siano le aree dismesse che trovino una nuova vita. Siamo partiti da questa iniziativa e dopo, vedendo c’era stato un certo riscontro, ci siamo concentrati su una variante focalizzata soltanto sulle aree dismesse. I vuoti ci sono e sono tantissimi, perché a Verona abbiamo tante aree ex industriali sparse un po’ in tutta la città. Adesso l’obiettivo è lavorare su queste zone e non avere più nemmeno un’area vergine da utilizzare. Questa è chiaramente la sfida del futuro, non solo per la città di Verona, ma per tutta Italia.

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Le critiche arrivano dicendo che la città viene messa in mano ai privati. Ci sono alternative?

Ma le manifestazioni sono un accordo pubblico-privato, per cui è chiaro che serve la mediazione politica. Bisogna sottoscrivere un accordo e deve esserci dal notaio il Comune e la proprietà. Non si può fare senza entrambi. Ma da questo su 113 proposte ne abbiamo scelte 44. Le abbiamo cambiate rispetto alle esigenze del privato. Le abbiamo cesellato quelle che ritenevamo più adeguate e siamo andati in consiglio comunale. Chi ha sottoscritto l’accordo si è impegnato, per esempio, alla cessione del 50% dell’area al Comune. Sono insomma delle operazioni importanti attraverso le quali riusciamo anche a decementificare, cioè a rendere permeabile una grande parte di città.

Quali sono le altre sfide vinte che è orgogliosa di poter portare alla fine di questo bilancio quinquennale, Con la speranza, ovviamente da parte sua, di proseguire e di poter proseguire?

Ma intanto sono molto contenta che a Villa Pulle’ il proprietario Invimit abbia sottoscritto nella variante 29 l’accordo. Fin dall’inizio avevo cercato di coinvolgere la proprietà ed è stato importante poter realizzare un progetto di social housing.

Sono molto contenta poi di aver portato avanti sia il progetto di valorizzazione di Forte Procolo affinché diventi finalmente comunale e aver trovato 15 milioni di euro per Forte Santa Caterina. Operazioni importanti oltre alla Forte Parona che è stata inserito dentro la variante 29. Questo sistema dei Forti che abbiamo appena portato in giunta è un sistema complesso che può diventare in futuro un’altra nuova rete di aree di parchi, ma anche di percorsi per turisti e cittadini.

Lei ha sempre saputo rispondere in maniera molto razionale alle critiche che le sono state fatte. Si vede che l’impostazione è insomma quella da ingegnere. Le rimarrebbe un rammarico nel caso in cui non potesse proseguire invece la sua esperienza amministrativa?

Ma sicuramente il progetto più complesso è quello relativo l’ex scalo merci che ho iniziato a impostare. Non è stato facile. Ha partecipato un bel numero di proponenti e ha vinto la proposta di un raggruppamento importante. Da qui ci siamo lanciati verso la variante urbanistica. È chiaro che siamo all’inizio ed è un processo complicato che sicuramente sarebbe bello affrontare nei prossimi anni. Quindi il progetto relativo allo scalo ex merci è forse quello a cui tengo di più per il futuro di Verona. Con la mia ricanditura porterei avanti il progetto sulla nuova stazione a Sud della città e sull’alta velocità, area che cambierà completamente.

Sono dei buoni motivi per ripresentarsi quindi il 12 giugno e per sognare di poter amministrare altri cinque anni.

Alla fine mi ricandido principalmente per questa legislatura. Perché è chiaro che dopo cinque anni in cui ho lavorato sodo su tanti progetti, sarebbe bello poterli concludere.

È riuscita a portare avanti la professione da ingegnere in questi cinque anni e a coniugarla col suo mandato?

In realtà molto poco. Ho dei validi collaboratori, ma io non ci sono quasi mai in studio.

Immagino che la parte amministrativa è sicuramente preponderante in questo caso. Lei ripresenta il 12 giugno con la Lega, partito a cui si è unita poche settimane fa. Come ha spiegato questo passaggio politico?

Sicuramente la mia adesione al partito della Lega è stata anche frutto di questi cinque anni nei quali ho visto una forte collaborazione con alcune persone nella giunta. In particolar modo ho lavorato a tanti progetti con Luca Zanotto. L’ex scalo merci è solo uno di questi, oltre alla statale dodici, al ribaltamento del casello, a tutte le parti infrastrutturale, al Pums, dove l’urbanistica e le infrastrutture stradali ovviamente avevano una fortissima connessione.

Luca Zanotto Ilaria Segala Santa Marta
Ilaria Segala e Luca Zanotti presentano uno dei loro progetti dietro il polo universitario di Santa Marta.

Mi sono poi confrontata anche ad Elisa De Berti, la vicepresidente della Regione Veneto, su temi come la Tav, la statale dodici e l’ex scalo merci. Siamo sempre state insieme sulla stessa linea. Deve quindi esserci questa filiera con la Regione e con Roma, perché Verona ha tutte le potenzialità per diventare una città emergente in Italia. In questo periodo in cui mi sono occupata molto di Pnrr ho compreso che è importante dialogare anche con i ministeri, interfacciandosi con gli uffici romani, anche solo con qualche telefonata, per risolvere subito i propri dubbi.  

Un Comune come Verona ha già raggiunto molti finanziamenti. Circa 60 milioni di euro e ci sono buone possibilità anche per il futuro. In questo momento sto facendo un concorso di progettazione per l’Arena per le barriere architettoniche. Ci sono quindi ancora tanti temi che devono essere sicuramente finanziati attraverso il contributo dei ministeri.

Il Pnrr è effettivamente un’opportunità per i Comuni, per le amministrazioni, così come viene decantata insomma già da tempo?

Sì, è un’opportunità incredibile. È chiaro che bisogna essere pronti con dei progetti. In questi cinque anni noi abbiamo progettato tanto. Un esempio è proprio il caso dell’Arsenale che all’inizio ci aveva portato a sentirci un po’ sconfortati, non avendo ottenuto subito quei 18 milioni che poi ci sono stati riconosciuti. È un classico esempio in cui noi abbiamo fatto un percorso sicuramente lungo, perché non è facile fare tutto il processo con la normativa lavori pubblici: fare internamente il progetto preliminare, bandire un bando europeo perché c’erano 54 milioni di euro complessivi. È stato un lungo iter ma con quel progetto in mano definitivo era chiaro che eravamo perfetti per partecipare a quel bando, perché noi finiremo prima del 2026, siccome siamo già in cantiere e abbiamo già il progetto.

Chiudiamo sulle barriere architettoniche. Quanto deve fare ancora Verona per diventare effettivamente una città accessibile a tutti gli effetti?

Ecco, non l’ho detto prima, ma sono orgogliosa che nel primo anno ho redatto il primo piano di eliminazione barriera architettonica della città di Verona. Non era mai stato fatto, eravamo inadempienti da questo punto di vista.

In vista poi di Verona come sede olimpica, in particolare per l’apertura delle paraolimpiadi, stiamo facendo un’operazione assolutamente importante. Stiamo studiando l’Arena, ma non solo, come concorso di progettazione. Stiamo analizzando tutto il percorso: dalla stazione all’Arena, fino a coinvolgere alcuni importanti musei. Stiamo lavorando su dei progetti per rendere questi luoghi accessibili a tutti.

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