Il Veneto che vogliamo: «Al lavoro per un altro futuro»

Dopo i risultati delle regionali del 20 e 21 settembre il coordinamento regionale de "Il Veneto che vorrei" esprime la propria delusione. «Siamo grati ai 41.200 cittadine e cittadini che hanno creduto in questo percorso e l’hanno legato ad un logo inedito sulla scheda elettorale. Abbiamo perso, ma oggi comincia un'altra storia».

Arturo Lorenzoni, candidato per le regionali in Veneto.
Arturo Lorenzoni

Dopo i risultati delle regionali del 20 e 21 settembre il coordinamento regionale de “Il Veneto che vorrei” esprime la propria delusione. «Abbiamo perso. 76 a 15 è un risultato inappellabile. Siamo grati ai 41.200 cittadine e cittadini che hanno creduto in questo percorso e l’hanno legato ad un logo inedito sulla scheda elettorale; ognuno di quei voti e prezioso, ed insieme ripartiamo. Ma occorre anche dire chiaramente che pensavamo e speravamo di più. Abbiamo perso per molte ragioni; fra queste, abbiamo perso anche per i nostri errori».

«Abbiamo perso, ma oggi comincia un’altra storia. È cominciata più di un anno fa, a dire il vero, con le prime assemblee di ascolto, provincia per provincia. Ed è cominciata anche prima, a dirla tutta: perché in quelle assemblee si sono incontrate liste civiche, cittadini e cittadine, attivi da anni, ciascuno con il suo radicamento ed il suo percorso» continuano. «Liste ambientaliste, solidali, giovani, in un esperimento che tanti avevano provato ad avviare ma che nessuno era riuscito a realizzare».

LEGGI ANCHE: Elezioni Veneto 2020, ecco i veronesi in consiglio regionale

«Oggi comincia davvero un percorso destinato ad avere tutto un altro futuro. Non più una lista che si perde il giorno dopo le elezioni, ma un progetto destinato a durare nel tempo che ha espresso un candidato con un percorso limpido e civico, candidato che è stato poi sostenuto da tutti i partiti nazionali del centrosinistra. Ad Arturo Lorenzoni, che è e resta il nostro punto di riferimento, dobbiamo un grande ringraziamento» confermano. «Le elezioni non sono mai state un punto di arrivo: il Veneto che vogliamo è un movimento civico e popolare, e i movimenti non sono destinati a fermarsi. Seminano, coltivano, e fanno crescere idee e persone nuove».

«Sfidare lo strapotere leghista in Veneto è un percorso lungo. Oggi abbiamo fatto il primo passo. Dopo che hai seminato, un campo arato sembra uguale a prima, terra vuota. Ma non lo è. I semi ci sono. Ora ci aspettano cinque anni di lavoro duro, assieme. Non si molla; si coltiva» concludono.