Il Saval, tra ponti e grattacieli

Il fondatore di Quartiere Attivo APS, Davide Peccantini, è intervenuto su Radio Adige Tv per parlare del quartiere del Saval, della sua storia e del suo sviluppo urbanistico.

Dai campi all’urbanizzazione, il quartiere del Saval si è sviluppato soprattutto negli anni ’70 e il suo sviluppo è stato, più che in ogni altro quartiere della città, verticale: tanti grattacieli, palazzi, torri. A parlarci della sua storia è stato il fondatore di Quartiere Attivo APS, Davide Peccantini.

«Il Saval è nella Terza Circoscrizione Ovest, tra Borgo Milano e Navigatori. È attraversato dal canale Camuzzoni. L’origine del nome deriva da un toponimo che è attestato intorno al 1178 che è Savalo o anche Savalle e deriva dal latino “subvalle”, cioè tutta quella vallata che sta al di sotto dei colli di Quinzano. Nelle mappe del 1907 la parte al di là del fiume, che è la zona di Quinzano, era la zona originale del Saval. Nella zona c’erano tante cascine e ancora oggi c’è una casa colonica in via Marin Faliero, la cui esistenza è attestata fin dalla fine del 1700. Erano cascine alte solo un piano e mezzo, perchè le servitù militari avevano messo il divieto di costruire case oltre un piano».

«Nella zona di Corte Pancaldo c’è anche il cimitero Astroungarico: uscendo dal Saval si attraversa lo stradone che porta al ponte, dall’altra parte c’è un vicoletto che porta in aperta campagna e c’è il cimitero. È stato costruito nel 1851, quando Verona era sotto l’impero d’Austria».

«L’urbanizzazione del Saval è avvenuta in modo diverso ed è un classico quartiere degli anni ’70, con palazzi alti per compattare lo spazio e avere tanti residenti. Tutti i palazzi poi avevano un nome».

«Uno degli aneddoti riguarda il ponte del Saval, che fu costruito nel 1974. Il ponte è stato progettato per smaltire il traffico e portarlo dalla zona ovest e andare in Valpolicella senza passare dal centro di Verona. È sempre stato chiamato “ponte del Saval”, ma nel 2011, per i 150 anni dell’Unità d’Italia, il ponte è stato chiamato “Ponte Unità d’Italia”, perchè un cittadino, Floriano Silvestri, aveva suggerito al Presidente della Repubblica di intitolarlo all’unificazione. Trovò l’appoggio del comune e il ponte cambiò nome. Inoltre questo ponte ha un primato: è il ponte più largo di Verona».