Il Pd sull’ex seminario: «Ennesimo pasticcio viabilistico»

Il centro commerciale a San Massimo, che potrebbe vedere la luce dopo l'ok in Regione alla variante n.5 al Paqe, secondo gli esponenti del Partito Democratico di Verona sarà «l’ennesima colata di cemento e l’ennesimo pasticcio viabilistico».

Federico Benini, Elisa La Paglia, Stefano Vallani
I consiglieri comunali del Pd Federico Benini, Elisa La Paglia, Stefano Vallani

Torna nel dibattito politico veronese il tema dell’ex seminario di San Massimo. Con l’approvazione in Regione della Variante n.5 al Piano di area Quadrante Europa, si riapre infatti la strada alla nascita di un centro commerciale.

Si interrogano le opposizioni veronesi. Come già riportato il consigliere comunale Michele Bertucco, Verona e Sinistra in Comune, definisce l’operazione «l’ultimo regalo del terzo mandato di Zaia alla città di Verona». Il consigliere regionale del Movimento 5 stelle Manuel Brusco lo descrive come «Un insediamento enorme, a ridosso della città, lungo una direttrice già congestionata».

Arriva anche il commento degli esponenti veronesi del Partito Democratico: «Sull’Ecoborgo di San Massimo è accaduto purtroppo quanto avevamo previsto e paventato a dicembre: la riduzione della superficie commerciale chiesta dall’amministrazione comunale è stata semplicemente ignorata dalla Regione Veneto. In primo luogo perché la Regione a guida leghista se n’è sempre fregata dei problemi di Verona, e in secondo luogo perché la richiesta del Comune non era adeguatamente motivata, anzi, era del tutto infondata». Sono le parole firmate dai consiglieri comunali del Pd Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani, dal segretario del Terzo Circolo Pd Riccardo Olivieri e dal capogruppo Pd in Terza circoscrizione Sergio Carollo.

«Con quale criterio, infatti, Sboarina e Segala ritenevano che una superficie commerciale di 16mila metri quadri potesse essere più sostenibile di una di 20mila metri quadri quando le previsioni di progetto assicuravano che in quella posizione non ci potevano stare più di 9mila metri quadrati e per di più esclusivamente dedicati a negozi di vicinato?» aggiungono i Dem. «Era evidente che si trattava soltanto di un pallido tentativo di salvare la faccia davanti alla popolazione di San Massimo vittima dell’ennesima colata di cemento e dell’ennesimo pasticcio viabilistico».

«Invitiamo Sboarina e Segala a venire a spiegare ai cittadini di San Massimo che cosa accadrà, dopo la realizzazione del centro commerciale, alle strade principali di San Massimo, come via Brigata Aosta e via Romagnoli, già oggi preda di pensanti incolonnamenti di auto nelle ore di punta. Spieghino come intendono rendere il piano sostenibile dal punto di vista viabilistico, della qualità della vita del quartiere e della salubrità dell’aria».