«Il museo è un attore sociale che cambia le cose»: Lucio Biondaro e il suo Children’s Museum di Verona
Redazione
Lucio Biondaro, direttore del Children’s Museum Verona, guida una realtà innovativa che in pochi anni ha saputo conquistare famiglie da tutta Italia e dall’estero. Con 90.000 presenze l’anno e progetti in espansione, Biondaro è tra i candidati al 15° Premio Verona Network, in programma il 17 luglio a Bosco Chiesanuova.
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Lucio, cos’è per te un museo?
È un luogo che offre opportunità, un attore sociale che lavora dentro e fuori le sue mura e un media che veicola messaggi importanti. Può contribuire a cambiare la società con una visione a medio-lungo termine.
Il Children’s Museum è dedicato ai più piccoli…
Sì, nasce per la fascia 0-12 anni, ma il nostro target sono anche i genitori. Lavoriamo sullo “spazio di Vygotskij”: quello che un bambino riesce a fare con l’aiuto di un adulto.
Quando l’avete aperto, pochi mesi prima del Covid, avete fatto una scommessa…
È stata una sfida imprenditoriale e sociale. Oggi possiamo dire di averla vinta: abbiamo raggiunto 90.000 presenze l’anno e vogliamo superare quota 100.000. Il 70% dei visitatori viene appositamente per il museo e poi scopre Verona.
Avete stretto nuove collaborazioni…
Con Ance Verona stiamo creando un’area dedicata al mondo delle costruzioni per bambini. Stiamo anche lavorando a Pompei per un museo outdoor e portiamo il nostro modello in altre città italiane ed europee.
Qual è il tuo esperimento preferito?
Le aree con l’acqua. Amo la fluidodinamica e la possibilità di toccare e sperimentare direttamente.
Cosa sogni per i prossimi 10-15 anni?
Creare una rete di mentori tra le grandi famiglie imprenditoriali veronesi e raccontare storie di coraggio ai bambini, come quelle di Ruggero Bauli o Matilde Vicenzi.
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