Il filobus e i suoi cantieri continuano a far discutere Verona

I cantieri del filobus a Verona, che l'Amministrazione aveva promesso di chiudere prima dell'inizio delle scuole, sono ancora al loro posto. E il percorso dell'opera si complica.

cantieri filobus filovia
Cantieri della filovia in via G. della Corte

Slitta il termine dei lavori per il filobus a Verona, al 2026, con alcune modifiche al progetto. Il piano del Comune e Amt, proposto al Ministero, ha l’obiettivo di riprendere il percorso interrotto il 5 ottobre scorso con la risoluzione del contratto con Ati da parte di Amt.

Sul tema, numerosi i commenti delle opposizioni cittadine. «La gestione del progetto filobus, già tragica nell’era Tosi, si sta coprendo di ridicolo sotto l’amministrazione di Sboarina» commenta Michele Bertucco di Verona e Sinistra in Comune.

michele bertucco
Michele Bertucco

«Basta vedere le ben 31 candidature ancora in piedi per il consiglio di amministrazione di Amt e il Sindaco incapace di fare una scelta. Non penso che a Verona ci siano tante persone desiderose di prendersi in carico una grana simile, più facile che ciascuna delle candidature sia espressione di una corrente o di una conventicola della maggioranza che in Amt cerca soltanto una poltrona su cui sedere».

Aggiungono dal Partito Democratico: «Cosa significano le dichiarazioni di Amt secondo cui il nuovo piano del filobus inviato al Ministero sarebbe funzionale soltanto a mantenere in vita il finanziamento pubblico ma che altri sarebbero in realtà le finalità dell’azienda in merito alla ripresa del progetto filobus? Significa che, malgrado il rimpasto di giunta, il Sindaco Sboarina è ancora troppo occupato a gestire l’eterna spartizione delle poltrone tra le varie anime della sua maggioranza per occuparsi della città e del Piano B del filobus che promette da giugno. Il Sindaco lascia dunque alla struttura di Amt il compito di arrangiarsi nel frattempo».

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Federico Benini, Elisa La Paglia, Stefano Vallani
Federico Benini, Elisa La Paglia, Stefano Vallani

I membri del gruppo consiliare comunale del Pd Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani continuano: «All’interno della stessa lista civica del Sindaco, Battiti per Verona, ci sono ben tre orientamenti che si esprimono in tre candidature diverse per Amt: quella dei fedelissimi di Polato; quella di Padovani e quella degli ex fedelissimi del Sindaco capeggiati da Perbellini. Questa amministrazione, capeggiata da un Sindaco debole e poco autorevole, sta anteponendo l’interesse delle fazioni politiche all’interesse della città che invece ha bisogno di risolvere celermente l’empasse filobus senza passare anni per tribunali».

«Il fronte infatti è duplice: mantenere il finanziamento da una parte ed evitare una causa infinita con l’Ati dall’altra, tenendo conto che la revoca dell’appalto è arrivata all’improvviso dopo anni passati in prima persona da parte del presidente Amt Barini e dello stesso Sindaco a rassicurare, malgrado le evidenze, che i cantieri stavano procedendo per il verso giusto» dicono dal Pd.

cantieri filobus filovia
Cantieri della filovia in via Fedeli

Porta l’attenzione sui tempi di realizzazione dell’opera Tommaso Ferrari, consigliere comunale del Movimento Civico Traguardi: «tra approvazione iniziale e conclusione definitiva di tutta l’opera filobus saranno passati più di 15 anni, è questa la durata media per realizzare una grande opera infrastrutturale a Verona?».

Giacomo Cona, segretario Traguardi
Giacomo Cona, segretario Traguardi

Sulla stessa linea il segretario di Traguardi Giacomo Cona: «Un nuovo progetto che prevede 30 milioni di euro di costi in più, con mezzi ancora più ingombranti dei precedenti, senza innovazioni e senza un ampliamento dei percorsi preesistenti. Ci sembra che Sboarina stia facendo lo stesso gioco del suo predecessore Tosi, ideatore di questo filobus, rimandando alla prossima amministrazione la grana di gestire il filobus, sempre più un flagello per i veronesi».

«Sboarina farebbe invece meglio a concentrarsi a risolvere la contesa con le imprese appaltatrici e far chiudere e completare i cantieri che, giorno dopo giorno rendono sempre peggiore la situazione nei quartieri, che stanno subendo disagi non di poco conto», continua Cona, «l’amministrazione deve assolutamente risolvere la questione aperta il prima possibile».

Conclude Ferrari: «La nota più drammatica è il perdurare di una totale mancanza di considerazione nei confronti dei quartieri periferici, dove i residenti sono le vere vittime di tutta la vicenda filobus».

“Verona come Kabul” è l’immagine satirica evocata da Prima Verona, il movimento di Michele Croce che, insieme Stefano Peretti del Comitato Quartieri Attivi, Claudio Rubagotti del Comitato Opera Filavia, Giovanni Valenza del Comitato San Paolo, scrive: «Era il 3 giugno 2020 quando il Sindaco di Verona si confrontava con il Ministro e dichiarava la volontà di cambiare il progetto Filobus. Da allora sono passati 6 mesi con una città ferita da cantieri aperti e abbandonati che la deturperanno – abbiamo scoperto leggendo la recente lettera inviata al Ministero – per almeno altri 6 anni, fino al 2026».

«Se non bastasse, non abbiamo una certezza del percorso e della tipologia del prossimo sistema di trasporto pubblico – col filo, senza filo, quanto filo, elettrico, ibrido: nessuno lo sa – e sin dove arriverà; non sappiamo nemmeno quanto costerà e quanti soldi arriveranno da Roma; non abbiamo una soluzione al contenzioso legale che rischia di costare decine di milioni alla nostra Città. Anche a voler essere ottimisti a tutti i costi, lo sviluppo del progetto filo-o-non-filo-via non può che lasciare basiti e preoccupati i Veronesi».

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Michele Croce
Michele Croce

Continua Croce con i rappresentanti dei comitati: «Che di un trasporto pubblico moderno, efficiente, sostenibile, a misura di studenti, pendolari e residenti più anziani, ci sia bisogno è palese; che i modi per realizzarlo sin qui adottati siano stati a risultato zero è altrettanto evidente».

«Questa vicenda non può più essere gestita con “modalità ordinaria”, sempre in secondo piano rispetto alle “emergenze” della politica di palazzo, ma deve essere risolta attraverso un nuovo, grande, patto con la Città: il Sindaco esca dal suo bunker e si confronti con maggioranza e opposizione e coi Cittadini, a partire da quelli riuniti nei Comitati spontanei che da anni con i loro tecnici offrono soluzioni sempre inascoltate. Troviamo insieme una soluzione, una via di uscita, che dia ai Veronesi un trasporto pubblico degno del suo ruolo europeo in un lasso di tempo certo e ragionevole, senza buttare a mare quanto fatto sinora. Ma facciamolo subito. Nei prossimi giorni. Noi ci siamo perché i Veronesi non ce la fanno più».

«Verona non può essere la Kabul d’Italia: una città che passa da un’emergenza all’altra senza un disegno ed un progetto condiviso. “Prima Verona” dev’essere la priorità di quanti si impegnano nella vita pubblica della nostra Città!» conclude il leader di Prima Verona.

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