Il centrodestra spaccato cerca nuovi equilibri

Salvini: «Divisioni e i litigi nel centrodestra come a Verona non si dovranno più ripetere». Meloni: «Tempo perso in polemiche interne».

Matteo Salvini e Federico Sboarina
Matteo Salvini e Federico Sboarina

Le tensioni nel centrodestra, veronese e nazionale, sono sempre più evidenti. La serata del 9 giugno a Verona, con i leader del centrodestra schierati in piazza dei Signori a sostegno di Federico Sboarina, sembra lontana anni luce.

Una “partita perfetta” la campagna elettorale di Damiano Tommasi, ma a incidere sul risultato del voto c’è anche e soprattutto la spaccatura del centrodestra fra Flavio Tosi, entrato in Forza Italia appena dopo l’esclusione dal ballottaggio, e gli altri partiti e movimenti civici a sostegno di Federico Sboarina.

Il rifiuto dell’apparentamento è stato per Sboarina «una scelta di coerenza», al costo di immolarsi alle accuse di tutto il centrodestra. Tanto più oggi, dopo la sconfitta. Si accumulano in queste ore le dichiarazioni e le riflessioni nell’area politica dell’ormai ex sindaco. Riflessioni – forse – tardive.

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Si fanno sentire i leader nazionali. Matteo Salvini dice: «Spiace per le città perse al ballottaggio, nonostante l’impegno di candidati e militanti, spesso per le divisioni e i litigi nel Centrodestra come a Verona, che non si dovranno più ripetere. Spiace per la bassa partecipazione al voto, spesso inferiore al 30%, un segnale che costringe tutti a lavorare di più e meglio».

«Credo che il centrodestra debba fare una riflessione sul tempo inutilmente speso in polemiche interne» dice Giorgia Meloni, che aggiunge: «Ho trovato curiosa la polemica continua sul mancato apparentamento a Verona, da parte degli alleati, con tanto di attacchi al sindaco di centrodestra a urne aperte». Il dito puntato, qui, è contro Flavio Tosi, che proprio oggi è tornato ad accusare il suo successore a Palazzo Barbieri: «Sboarina è il responsabile politico di questo fallimento».

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Le riflessioni a livello locale

Sul fronte di Fratelli d’Italia, mentre Massimo Giorgetti invita a «un’analisi profonda, senza cercare scuse», il coordinatore locale Ciro Maschio sembra rimproverare il suo stesso ex sindaco: «Gli elettori giustamente puniscono chi litiga e chi pecca di presunzione. Che serva di lezione a chi non l’aveva capito e si ostinava a non ascoltare mai».

Il senatore e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Luca De Carlo, aggiunge: «Questa è l’ennesima testimonianza di come si debba arrivare uniti al primo turno e vincere là. È una sconfitta dolorosissima che dovremo analizzare con calma a prescindere dal dibattito sulla necessità dell’apparentamento e che deve portarci già da subito a costruire percorsi inclusivi che ci portino all’unità del centrodestra».

Paolo Paternoster, deputato della Lega: «Dare il comune alla sinistra avendo una bacino elettorale di centrodestra del 60% penso sia un fenomeno degno di essere studiato a lungo. Se non altro per capire le ragioni di un disastro annunciato e per non ripetere gli errori».

Ilaria Segala, candidata nella lista Lega, ha invece criticato i modi della campagna elettorale delle ultime settimane: «Mi sento in dovere di dichiarare che queste ultime settimane le ho molto sofferte, non mi sono ritrovata nei messaggi troppo duri che non mi appartengono, io volevo parlare di programmi e contenuti non di ideologie, questa sono io, una persona moderata di centro, capisco che la linea comunicativa ha altre logiche che però sono distanti da me».

Il consigliere regionale di Forza Italia Alberto Bozza accusa di «miope tracotanza politica» il sindaco uscente per non aver accettato l’apparentamento. Sulla stessa linea Patrizia Bisinella: «Da Sboarina arroganza e scarso acume politico».

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