Il Centro per le malattie croniche dell’intestino di Negrar compie 20 anni

Il 4 e il 5 ottobre alla Camera di Commercio esperti nazionali ed internazionali tracceranno lo stato dell’arte sulla diagnosi, la cura e la ricerca delle IBD con uno sguardo al futuro: prevenzione e terapie personalizzate

È un compleanno importante, quello che il Centro per le Malattie infiammatorie croniche dell’intestino dell’IRCCS di Negrar festeggia il 4 e il 5 ottobre alla Camera di Commercio di Verona, con l’annuale appuntamento scientifico dal titolo emblematico: “Transforming IBD care: lessons from last 20 years”. Infatti i due decenni di vita del Centro – che oggi segue 4mila pazienti di cui 850 in terapia avanzata – coincidono con lo straordinario progresso nella cura delle IBD- Inflammatory Bowel Disease (MICI in italiano), malattia di Crohn e colite ulcerosa. Grazie ai farmaci innovativi, per molti dei 250mila malati in Italia (il 60% hanno meno di 40 anni) la vita è radicalmente cambiata, passando da una condizione spesso gravemente invalidante a causa dei rilevanti sintomi, soprattutto a livello addominale, alla remissione della malattia. 

Durante la due giorni scientifica esperti nazionali ed internazionali tracceranno lo stato dell’arte in materia di diagnosi e cura delle IBD, con uno sguardo al futuro, nell’auspicio che la ricerca possa scoprire il meccanismo grazie al quale sarà possibile somministrare a ogni paziente il farmaco più efficace, come avviene oggi in oncologia per alcuni tumori. O addirittura individuare queste malattie prima che si scatenino i sintomi, in modo da agire sugli stili di vita dei pazienti a rischio. Stili di vita – alimentazione, sedentarietà e fumo di sigaretta – che sono fattori scatenanti di queste patologie di cui non si conosce ancora la causa.

«Erano gli ultimi mesi del 2003 quando sono stati aperti a Negrar i primi ambulatori che vedevano la collaborazione di internisti e gastroenterologi con i chirurghi proctologi per la presa in carico dei pazienti colpiti da patologia colo-rettale benigna – racconta il dottor Andrea Geccherle, responsabile del Centro malattie retto-intestinali e dell’IBD Unit e presidente del Congresso insieme al dottor Remo Andreoli -. Ben presto ci accorgemmo che la formula dell’ambulatorio integrato si adattava perfettamente al paziente affetto da patologie infiammatorie croniche dell’intestino – prosegue – Successivamente siamo stati uno dei primi Centri a creare una vera e propria rete di specialisti (radiologi, endoscopisti, dermatologi, reumatologi, oculisti, ginecologi, urologi…) per offrire al paziente il percorso di cura migliore e più accessibile. La multidisciplinarietà nelle IBD è fondamentale sia per le fasi di diagnosi e stadiazione della malattia, ma anche per la concomitante presenza di altre patologie auto-immuni, che condizionano le scelte terapeutiche». 

«Solo 20 anni fa avevamo come unica arma terapeutica, gli immunosoppressori e il cortisone, con tutti gli effetti avversi che comportano questi farmaci assunti in via continuativa – spiega la dottoressa Angela Variola, medico gastroenterologo  dell’IBD Unit – Oggi disponiamo, per pazienti con patologia moderata-grave e refrattari o intolleranti alle cure mediche convenzionali, terapie avanzate (farmaci biotecnologici e piccole molecole) che non solo limitano la loro azione sulla malattia, e di conseguenza non hanno importanti effetti collaterali, ma sono anche in grado di cambiare la storia naturale della stessa patologia, evitando l’insorgere delle complicanze d’organo: come le stenosi, le fistole, l’occlusione intestinale, la perforazione, la neoplasia”. In un prossimo futuro sono attese ulteriori novità di trattamento: il Centro del “Sacro Cuore Don Calabria” ha in corso 23 studi clinici, “una finestra sul futuro– conclude la dottoressa Variola – perché grazie alle sperimentazioni cliniche si hanno a disposizione alternative terapeutiche prima che vengano messe sul mercato». 

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