I Carabinieri di Sommacampagna incontrano gli studenti
La classe terza D della scuola “Anna Frank” di Lugagnano ha incontrato nella mattinata di ieri il Comandante della stazione dei Carabinieri di Sona-Sommacampagna, Maresciallo Eddy Boscarato. Il progetto, promosso dal Comando Generale dei Carabinieri di Roma in sinergia con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, si inquadra in un’azione, su scala nazionale, di prevenzione al bullismo-cyberbullismo e lotta all’uso di droghe e alcol tra le giovani generazioni.
Nel veronese, ogni anno, sono due le scuole individuate dal Comando Provinciale di Verona in accordo con i dirigenti scolastici interessati: una della scuola primaria e una della scuola secondaria. Nella giornata di giovedì 23 febbraio, infatti, lo stesso Boscarato è entrato in una quinta della scuola primaria Don Milani di Sommacampagna, riscontrando grande interesse e partecipazione da parte dei più piccoli, già molto attenti e informati su queste problematiche.
Gli stessi argomenti sono stati approfonditi il giorno dopo con gli adolescenti della classe terminale della scuola media Anna Frank che hanno saputo ben descrivere queste devianze, grazie a varie progettualità già sviluppate dall’Istituto: “Sbulliamoci” in collaborazione con il Comune di Sona; “Lotta alle sostanze alteranti” coordinato dal Ser.D. di Verona e “Non troppo piccoli per parlare di alcol” proposto dall’ANASVENETO.
Il mantra ricorrente è stata la stigmatizzazione del bullo, definito una persona insicura, carente negli studi scolastici, incapace di rispettare le regole di una società democratica.
Alla domanda come difendersi dal bullo, la raccomandazione fatta dal Comandante Boscarato, che vede sempre più ragazzi e ragazze cadere nelle maglie della giustizia minorile, è di non farsi intimidire ma soprattutto non assecondare il bullo con l’emulazione o l’omertà. Parlarne, confidarsi, interagire con familiari, insegnanti e amici è l’arma vincente per arginare una piaga sociale giovanile ormai dilagante. Nell’incontro i giovani alunni hanno imparato a guardare il fenomeno con gli occhi della vittima, a riflettere sul danno psicologico a lui cagionato dalla violenza psicologica: male che spesso si autoalimenta e incide inconsapevolmente sulla psiche per tutta la vita. Si è evidenziato che il bullizzato può diventare a sua volta bullo, reiterando certi atteggiamenti di prepotenza e sopraffazione, in passato subiti e ritenendoli “comportamenti normali”. La mattinata si è conclusa con la discussione sulle dipendenze da stupefacenti e alcol, sulle conseguenze che il loro abuso può arrecare sugli altri ma in particolare su sé stessi: dal reato penale di omicidio stradale per la guida in stato di ebbrezza ai danni irreversibili a livello cerebrale causati da droghe sintetiche, contenenti sostanze chimiche psicoattive.
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