Grenfell Tower, per Gloria Trevisan e Marco Gottardi la giustizia dovrà attendere
di Martina Scrimali
Il processo per accertare le responsabilità dell’incendio della Grenfell Tower non inizierà prima del 2027. Il commento di Zaia: «vergognoso attendere dieci anni prima di avere giustizia».
Era il 14 giugno 2017 quando le fiamme avvolsero la Grenfell Tower di Londra, incendio in cui 72 persone persero la vita. Con i suoi 67 metri di altezza l’edificio dominava sul quartiere di North Kensington, situato nella parte ovest di Londra. I suoi centoventi appartamenti ospitavano studenti, famiglie e giovani coppie. Al 23esimo piano della torre alloggiavano Gloria Trevisan e Marco Gottardi, entrambi veneti di 26 e 27 anni. Entrambi avevano studiato architettura e subito dopo la laurea avevano deciso di trasferirsi a Londra per costruire lì la loro vita. Purtroppo l’incendio raggiunse anche il loro appartamento e Gloria e Marco persero la vita.
Dopo quasi sette anni dalla tragedia ancora si attende l’inizio del processo, il cui inizio non è previsto prima del 2027, in cui si dovrebbero accertare le responsabilità della causa dell’incendio. Sembrerebbe che non vi sia un unico colpevole e che la responsabilità possa ricadere su chi ha deciso di rivestire la torre con un materiale altamente infiammabile, o chi abbia installato delle porte ignifughe non in grado di resistere alla violenza delle fiamme, fino ad arrivare ai soccorritori, i quali a fronte richieste di aiuto avrebbero dato l’ordine di rimanere chiusi in casa.
«Veniamo a sapere dalle notizie pubbliche che il processo, che riguarda complessivamente 72 persone, non inizierà prima del 2027 o addirittura del 2028. Tempi non tollerabili per chi vive nella sofferenza del ricordo. Auspico che tramite i canali governativi italiani si interloquisca al più presto con il Governo inglese, affinché i tempi della giustizia del Regno Unito siano rispettosi di una tragedia così immane», rende noto il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia.
Gloria Trevisan, fin dai primi momenti dell’incendio, avrebbe telefonato alla madre spiegandole cosa stava accadendo. Un anno dopo i fatti, l’ex avvocato della famiglia Trevisan, Maria Cristina Sandrin, dichiarò al nostro giornale: «Io, dalle deposizioni e dalle mie indagini difensive, avevo messo in evidenza ancora a ottobre 2017 che Gloria e Marco si sarebbero potuti salvare: in una telefonata di Gloria alla madre, le viene chiesto “hai chiamato i soccorsi?” e lei risponde “Sì, ho chiamato”. Eppure l’orario in cui è avvenuta la conversazione è molto precedente al disastro».
«Dalle analisi – spiegava ancora Sandrin – è quindi venuto alla luce che quando loro chiamavano, dall’altro capo del telefono rispondeva un normale operatore di un qualsiasi centralino che non sapeva cosa stesse accadendo nella torre. Le indicazioni fornite erano quindi quelle standard “rimanete in casa, i sistemi antincendio vi proteggeranno”».
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Il presidente Zaia critica le istituzioni britanniche: «Pur nel rispetto delle leggi e dell’autonomia della magistratura inglese, voglio dire con forza che considero un’autentica vergogna che i genitori di Gloria e Marco debbano aspettare 10 anni per avere giustizia. Siamo davanti a una tragedia immane, che ha scosso una comunità intera. Non è possibile che due giovani, impegnati a costruirsi un futuro all’estero, perdano la vita fra le fiamme di un edificio fatiscente. Sono stato ai funerali di Gloria e di Marco: ricordo bene con quanto dolore e comune sofferenza la nostra comunità ha vissuto la tragedia di questi ragazzi».
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