Gli ingegneri spiegano il taglio degli alberi su lungadige Attiraglio

«La manutenzione delle aree fluviali è garanzia di sicurezza per la città e chi la vive, tanto più quando riguarda i tratti urbani dei fiumi, dove si concentrano ponti, scale di accesso e discenderie». Lo dichiara Simone Venturini a nome della commissione idraulica dell’Ordine degli Ingegneri di Verona, intervenendo sul recente caso del taglio degli alberi in lungadige…

«La manutenzione delle aree fluviali è garanzia di sicurezza per la città e chi la vive, tanto più quando riguarda i tratti urbani dei fiumi, dove si concentrano ponti, scale di accesso e discenderie». Lo dichiara Simone Venturini a nome della commissione idraulica dell’Ordine degli Ingegneri di Verona, intervenendo sul recente caso del taglio degli alberi in lungadige Attiraglio, che ha spinto l’amministrazione comunale a chiedere spiegazioni al Genio Civile, promettendo di mettere in campo «tutte quelle azioni che porteranno alla riforestazione della zona».

Il settore Ambiente del Comune aveva infatti scritto agli uffici regionali e al Ministero dell’Ambiente, per avere chiarimenti e l’entità dell’abbattimento di diverse piante lungo l’argine che collega Parona a Borgo Trento. Un’operazione di competenza del Genio Civile, che opera su autorizzazione della Regione quale responsabile dei corsi d’acqua, che non prevede alcun parere da parte del Comune.

«Il Genio Civile opera in autonomia per la manutenzione idraulica dei corsi d’acqua, preservandone lo scorrimento ed evitando problemi e pericoli, come può essere la caduta di uno o più alberi – aveva dichiarato l’assessore all’Ambiente Ilaria Segala -. Ci sembra però corretto conoscere quanto meno le motivazioni che hanno portato al taglio delle piante, in modo da informare i cittadini e mettere in campo tutte quelle azioni che porteranno alla riforestazione della zona».

La spiegazione della commissione idraulica dell’Ordine degli Ingegneri di Verona

«Verona è dotata di 14 ponti a partire da quello della ferrovia a Parona fino a quello della ferrovia a valle del ponte san Francesco, in località Boschetto» evidenzia Venturini, esprimendo pieno apprezzamento per l’opera che quotidianamente svolgono il Genio Civile e la Regione nella manutenzione degli alvei fluviali.

«Si tratta di 14 opere di epoca e fattura molto differenti, alcune oggetto di ricostruzioni postbelliche. Alcuni ponti hanno pile molto ingombranti in alveo, come ponte Pietra, altri presentano alcuni segni di fenomeni di scalzamento al piede, come il ponte della ferrovia al Boschetto; altri hanno quote di sottotrave molto ribassate, come il ponte Risorgimento. La rimozione degli alberi dall’alveo è perciò un’attività molto importante perché preserva il fiume e i ponti stessi da possibili fenomeni di intasamento proprio per effetto del blocco dei tronchi e dei rami degli alberi contro le pile dei ponti o, peggio ancora, sotto le travi degli impalcati».

La commissione dell’Ordine degli Ingegneri ricorda che l’ostruzione del passaggio delle portate di piena sotto i fiumi, per effetto degli alberi incastrati tra le pile dei ponti e addossati alla trave d’impalcato, rappresenta un evento estremamente pericoloso che, anche nel recente passato, ha provocato il crollo di numerosi ponti in Italia.

«La strada alzaia nata come Attiraglio deve rimanere pulita e percorribile e tra alzaia e fiume non devono essere presenti alberi ad alto fusto» riprende Venturini. «Riteniamo che il concetto di “riforestazione” delle sponde dell’Adige in ambito urbano e periurbano non sia applicabile per i tratti di fiume a ridosso della strada alzaia. Altra cosa sono le aree golenali, sedi di biotipi e habitat faunistici di pregio ove il fiume, le cui correnti sono inferiori, può rappresentare un pregevole luogo di biodiversità che va apprezzata e tutelata. Ma sulle sponde la rimozione dei sedimenti e della vegetazione ad alto fusto per mantenere la capacità di portata è fondamentale, come del resto storicamente è sempre stato attuato da parte dei nostri predecessori che all’idraulica fluviale diedero una considerazione più elevata di quella che, purtroppo, si ravvisa oggi negli enti pubblici e che spesso è causa di gravi disastri e alluvioni».

Per gli esperti di idraulica, inoltre, una più accurata e appropriata attività di rimozione dei sedimenti garantirebbe una maggiore fruibilità dei fiumi.

Conclude Venturini: «Come in passato, l’Adige potrebbe facilmente tornare a essere navigabile se si rimuovessero i massi che negli anni settanta sono stati collocati ai piedi delle pile del Ponte Pietra, provocando un innaturale rigurgito verso monte, con la conseguenza d’aver esaltato, tra Ponte Pietra e Castelvecchio, il fenomeno della sedimentazione cui il meandro cittadino è da sempre soggetto. La rapida creata artificialmente sotto il Ponte Pietra, che reca disturbo acustico anche all’Estate Teatrale veronese, è cosa del tutto artificiale, oltreché idraulicamente inutile, che va rimossa».

«Togliendo i massi, l’Adige potrebbe ritornare navigabile, eventualmente con un piccolo sostegno all’altezza del ponte della ferrovia che porti il livello alla quota del toro ornamentale basamentale, senza perciò bagnare permanetemene mattoni dei muraglioni e creando il necessario pescaggio per i natanti».

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