Giornata contro il cancro, il contributo del Cancer Center dell’IRCCS Sacro Cuore di Negrar
Sono 18mila le persone affette da malattia oncologica che nel 2024 si sono rivolte all’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar per prestazioni di diagnosi, terapia o follow-up all’interno del loro percorso di cura. Una crescita del 21% rispetto a cinque anni fa quando i pazienti erano 14.812. Numeri che attestano un riconoscimento da parte dei pazienti, ottenuto grazie al progressivo, e continuo, rinnovamento tecnologico sommato a professionalità di alto livello e alla realizzazione di percorsi di cura multidisciplinari per ogni tipo di neoplasia.
In vista della Giornata mondiale contro il cancro, che ricorre il prossimo 4 febbraio, l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria ha presentato ieri mattina, presso la Camera di Commercio di Verona, l’attività del Cancer Center che nel 2023 ha ottenuto la certificazione da parte dell’OECI, la più importante rete europea degli Istituti Oncologici. L’incontro ha avuto come ospite il professor Paolo Marchetti, oncologo e direttore scientifico dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata di Roma, che ha tenuto un intervento sul ruolo sull’esposoma – cioè la totalità dei fattori esterni a cui è esposto un individuo – nella genesi dei tumori. In sala erano presenti anche i rappresentanti di alcune associazioni presenti nel territorio e che collaborano con l’IRCCS di Negrar: Lega Italiana per la lotta contro i tumori- Lilt; l’Associazione donne operate al seno (Andos) e Pink Darsena del Garda.
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Durante l’incontro i direttori delle Unità Operative del Cancer Center sono intervenuti presentando gli aspetti più innovativi della loro attività:
- la chirurgia robotica, con oltre il 70% degli interventi oncologici urologici effettuati con i tre robot chirurgici, impiegati anche per altre specialità;
- la elevata casistica di interventi in laparoscopia per il tumore all’ovaio;
- il ruolo fondamentale della biologia molecolare che traccia la “carta d’identità”, anche con un semplice prelievo del sangue (biopsia liquida), del tumore ai fini diagnostici, terapeutici e prognostici;
- la prevenzione oncologica attraverso la genetica;
- le strumentazioni diagnostiche di nuova generazione, tra cui due nuovi mammografi con intelligenza artificiale;
- le terapie di ultra-precisione della Medicina Nucleare e della Radioterapia.
«Negli anni l’IRCCS di Negrar ha visto crescere le competenze professionali e tecnologiche, ma ha anche migliorato l’organizzazione con la creazione e lo sviluppo dei Gruppi Oncologici Multidisciplinari (GOM), nei quali un team di professionisti di diverse specialità discutono il caso di malattia neoplastica che per la sua complessità non può essere presa in carico da un solo specialista – ha spiegato la dottoressa Stefania Gori, direttore del Dipartimento Oncologico -. Una simile organizzazione determina beneficio per il paziente: migliore assistenza, aumentata aderenza del percorso diagnostico-terapeutico dettato dalle Linee Guida nazionali e internazionali e aumento della sopravvivenza, maggiore opportunità di arruolamento in studi clinici, quindi accesso alle cure innovative».
Nel 2024 sono stati discussi nell’ambito dei GOM i casi clinici di 1.200 pazienti, per un totale di 1.420 verbali, che entrano a far parte del dossier clinico del paziente. Un esempio di GOM è quello della mammella: il caso della paziente viene discusso collegialmente dall’oncologo, dal radiologo, dall’anatomopatologo, dal chirurgo senologo, dal chirurgo plastico, dal genetista, dal radioterapista oncologo e dal medico nucleare.
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Ricoveri e interventi chirurgici oncologici
Lo scorso anno i ricoveri oncologici sono stati 3.800 su un totale 31.500 e sono stati effettuati 2.800 interventi chirurgici per neoplasia (21.000 quelli totali). Di questi 400 hanno riguardato gli interventi maggiori per patologie neoplastiche urologiche, 236 la mammella, 93 il polmone, 131 il colon-retto, 95 le malattie tumorali ginecologiche e 116 i tumori della tiroide.
Chirurgia mini-invasiva: centro di eccellenza per il tumore dell’ovaio avanzato
La chirurgia mini-invasiva (laparoscopica o robotica) è da molti anni una prassi consolidata all’IRCCS di Negrar anche per la chirurgia oncologica.
In particolare l’Unità Operativa Complessa di Ginecologia, diretta dal dottor Marcello Ceccaroni, è uno dei pochi centri, a livello internazionale, ad offrire un trattamento laparoscopico del tumore dell’ovaio avanzato. Neoplasia (con circa 5.200 nuovi casi all’anno in Italia) che oggi rappresenta una sfida oncologica tra le più grandi, in quanto nella maggioranza dei casi la diagnosi avviene in fase avanzata quando sorgono i primi sintomi.
«Un nostro studio retrospettivo pubblicato nel 2024 da Cancers (“Things Have Changed-Laparoscopic Cytoreduction for Advanced and Recurrent Ovarian Cancer: The Experience of a Referral Center on 108 Patients”) riporta il più alto numero di pazienti (108) con tumori ovarici avanzati e ricorrenti sottoposti a chirurgia laparoscopica in un unico centro di riferimento – ha spiegato il dottor Ceccaroni -. La chirurgia mini-invasiva è predominante nelle sale operatorie. Tuttavia per il tumore ovarico è rimasta confinata a piccoli numeri. Il nostro studio ha dimostrato invece che l’approccio laparoscopico è fattibile in pazienti selezionati con risultati paragonabili a quelli ottenuti con la chirurgia open. Inoltre ne riduce l’invasività, i tempi operatori, le perdite di sangue, il dolore e, soprattutto, i giorni di degenza della paziente, migliorandone la ripresa, la qualità di vita e permettendole di accedere molto prima ad una chemioterapia post-operatoria».
Tre robot anche per la chirurgia oncologica
La chirurgia robotica oncologica è praticata all’IRCCS di Negrar da un decennio. Nel 2024 è stato acquisito un secondo robot Da Vinci Xi e il robot Hugo Ras. «Oltre il 70% degli interventi di chirurgia urologica oncologica vengono eseguiti con tecnica robotica, che consente un approccio più preciso e meno invasivo per il paziente – ha sottolineato il dottor Stefano Cavalleri, direttore dell’Urologia -. Con la disponibilità di tre robot abbiamo possibilità di estendere questo tipo di chirurgia a un numero maggiore di pazienti oncologici, non solo di urologia, ma anche di chirurgia colo-rettale, toracica e ginecologica».
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La carta d’identità del tumore
La biologia molecolare: verso la biopsia liquida
Da tempo non si parla più di tumore al singolare ma di tumori anche quando interessano lo stesso organo. La caratterizzazione molecolare delle neoplasie, ovvero la mappa genetica del tumore, svolge un ruolo cruciale nell’identificazione delle mutazioni, integrando le informazioni tradizionali (esami istologici). La presenza di mutazioni actionable determina la possibilità di intraprendere terapie innovative mirate al tumore, come quelle a bersaglio molecolare. Il riscontro invece di mutazioni di tipo “ereditario”, cioè trasmesse e trasmissibili, è fondamentale per attuare gli opportuni programmi di prevenzione specifici per ogni tipo di neoplasia (mammella, ovaio, colon…).
«Un elemento innovativo è rappresentato dall’utilizzo clinico della biopsia liquida – ha spiegato il professor Giuseppe Zamboni, direttore dell’Anatomia Patologica e Biologia Molecolare. “Tale metodica consiste nell’identificazione di alterazioni molecolari predittive di risposta o al contrario di resistenza alle terapie attraverso un semplice prelievo di sangue, analizzando frammenti di DNA e RNA che rilasciano le cellule tumorali. Ciò è possibile grazie all’elevatissima sensibilità delle metodiche di sequenziamento del DNA di nuova generazione (definite Next Generation Sequencing-NGS) di cui si avvale il nostro laboratorio di Biologia Molecolare per tutti gli esami, e non solo per la biopsia liquida, di caratterizzazione molecolare che nel 2024 sono stati circa 600».
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Il ruolo della genetica nella prevenzione oncologica
Strettamente legata all’attività di biologia molecolare è quella della genetica oncologica. Si tratta di un percorso rivolto sia a pazienti oncologici sia a persone sane con storia personale e/o familiare che potrebbe far ipotizzare una predisposizione ereditaria, quindi un elevato rischio, di contrarre la malattia. I tumori ereditari rappresentano circa il 5-10% della totalità delle diagnosi oncologiche e possono essere sospettati in caso di neoplasie sviluppate in età precoce, multiple, di tipo istologico particolare o diagnosticate in numerosi familiari dello stesso ramo parentale.
«I principali obiettivi di un percorso di genetica oncologica sono innanzitutto quello di stabilire la presenza di una predisposizione ereditaria anche attraverso esami genetici eseguiti dalla Biologia Molecolare – ha illustrato la dottoressa Valeria Viassolo, genetista oncologa -. Quindi di valutare la percentuale di rischio di ammalarsi di tumore e infine proporre misure di sorveglianza (come esami clinico-strumentali a scadenze ravvicinate) o di prevenzione personalizzate, sulla base del rischio stimato». Nel 2024 la Genetica Oncologica ha effettuato circa 800 visite.
Diagnostica strumentale: i nuovi mammografi, comfort e AI
La Radiologia, diretta dal dottor Giovanni Foti, ha attivato da tempo un percorso agevolato per i pazienti con sospetta patologia oncologica, per favorire il raggiungimento di una diagnosi in tempi più rapidi possibili. Questo sia in ambito diagnostico ma anche interventistico, dove sono aumentate notevolmente le biopsie superficiali e profonde, oramai indispensabili per il raggiungimento di una diagnosi definitiva necessaria a guidare il successivo percorso terapeutico. In proposito lo scorso anno sono stati acquisiti due nuovi mammografi, Amulet Sophinity, digitali e dotati di tomosintesi.
«Dispongono di una funzione innovativa di controllo automatico della riduzione della compressione, che consente di alleviare il dolore senza alterare la qualità dell’immagine e quindi senza diminuire l’accuratezza della diagnosi – ha affermato la dottoressa Anna Russo, responsabile della Senologia radiologica -. Inoltre sono stati predisposti per biopsie sotto guida mammografica. Grazie al software intelligenza artificiale si ottiene una migliore qualità di immagini, magnificando la visualizzazione di quelle che possono essere alterazioni neoplastiche iniziali e calcificazioni submillimetriche». Nel 2024 sono state effettuate 13.500 prestazioni di radiologia senologica, numero che comprende mammografie, ecografie, biopsie, Risonanze Magnetiche.

Terapie di ultraprecisione
Medicina Nucleare: dalla diagnosi alla terapia
La Medicina Nucleare, importante nella diagnosi e stadiazione dei tumori, si sta sempre più imponendo anche nell’ambito terapeutico. Ha avuto infatti un enorme sviluppo il settore della teragnostica, cioè dell’uso dello stesso radiofarmaco per la diagnosi e la terapia di una neoplasia.
«Il radiofarmaco è formato da una molecola che è in grado di legarsi a un recettore situato sulla membrana della cellula tumorale o a un prodotto metabolico della stessa – spiega il dottor Matteo Salgarello, direttore della Medicina Nucleare -. A seconda della particella radioattiva (isotopo) con cui viene ‘caricata’ la molecola, il radiofarmaco ‘illumina’ il tumore permettendone lo studio attraverso l’esame PET oppure lo distrugge, senza coinvolgere le cellule sane. A Negrar ci avvaliamo della teragnostica per il trattamento dei tumori neuroendocrini dello stomaco, intestino e pancreas e per il tumore della prostata metastatico. Questa metodica ha un doppio vantaggio: quello di selezionare i pazienti che risponderanno al trattamento e di colpire esclusivamente le cellule tumorali, con limitati effetti collaterali per il paziente». Nel 2024 sono 3.500 i pazienti oncologici che hanno avuto accesso alla Medicina Nucleare del “Sacro Cuore Don Calabria”, il 30% dei quali provenienti da fuori regione.
L’ipofrazionamento: meno sedute radioterapiche più precisione
Studi internazionali hanno rilevato che un paziente oncologico su tre necessita di radioterapia nel suo percorso di cura. L’avanzamento tecnologico, unito a conoscenze sempre più precise sulla sensibilità delle neoplasie alle radiazioni, hanno consentito di applicare cicli di trattamento sempre più brevi aumentando la dose di radiazioni per ogni seduta. La Radioterapia Oncologica Avanzata, diretta dal professor Filippo Alongi, avvalendosi da sempre delle tecnologie più moderne, è un centro pionieristico nell’applicazione degli schemi brevi di trattamento, il cosiddetto ipofrazionamento.
«Applichiamo questa metodica alla gran parte delle tipologie tumorali e il ciclo di solo 5 sedute rappresenta il frazionamento più utilizzato da diversi anni, con alti tassi di controllo della malattie e minimi effetti collaterali – ha sottolineato il prof. Alongi – Un vantaggio enorme per i nostri pazienti, se si pensa che nel tumore della mammella la radioterapia adiuvante o di completamento (per ridurre il rischio di ripresa di malattia post-operatoria) viene effettuata solitamente in 15 sedute e nel tumore della prostata localizzato in 20 sedute. Meno sedute, significa meno costi diretti ed indiretti. Innanzitutto per i nostri pazienti il cui 30% proviene da fuori regione. E per il sistema sanitario: introducendo l’ipofrazionamento le liste di attesa sono molto brevi e consentono ai pazienti di iniziare in tempi rapidi un trattamento salvavita». Nel 2024 la Radioterapia Oncologica Avanzata ha trattato 1.700 pazienti.
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