Gianni Dal Moro: «Verona deve aprirsi a una dimensione europea»

Gianni Dal Moro, candidato per il Partito Democratico, racconta ai nostri microfoni la sua "Verona di domani": una città basata sul modello europeo e che aiuta e supporta i giovani. Nell’ultimo editoriale di Pantheon ho fatto un auspicio, invitando il futuro sindaco a guardare oltre le mura. Mi auguro che ci possa essere quest’apertura, che…

Gianni Dal Moro, candidato per il Partito Democratico, racconta ai nostri microfoni la sua “Verona di domani”: una città basata sul modello europeo e che aiuta e supporta i giovani.

Nell’ultimo editoriale di Pantheon ho fatto un auspicio, invitando il futuro sindaco a guardare oltre le mura. Mi auguro che ci possa essere quest’apertura, che dopotutto ha caldeggiato anche lei spesso nei suoi interventi…

Ho molto apprezzato l’editoriale. Lancia una sfida al nuovo sindaco, che deve essere il sindaco di tutti. Io sostengo Damiano Tommasi, ma chiunque vincerà le elezioni dal giorno dopo sarà anche il mio sindaco. Dobbiamo aiutarlo quindi a portare Verona a una dimensione di città europea, adeguandone i servizi. È una sfida che impegna tutta la città e sotto tutti i punti di vista. Bisogna cambiare mentalità. Abbiamo vissuto negli anni del “prima i veneti”, ma io mi sento di dire che prima di essere veneto io sono cittadino europeo e di nazionalità italiana. La guerra e la crisi economica-finanziaria ci dicono che la nuova sfida è sul Pacifico e non più sull’Atlantico, e noi non dobbiamo farci sommergere da questo cambiamento.

Lei si sta impegnando molto sul tema delle infrastrutture, dall’aeroporto all’autostrada del Brennero, giusto?

Sono rimasto meravigliato di quanto appreso e letto in merito all’autostrada del Brennero, ovvero l’approvazione del piano finanziario per circa sette miliardi. C’è all’interno anche un capitolo dedicato all’interporto. Ricordo che quello di Verona è primo in Italia e secondo in Europa, quindi fondamentale. E non riceverà nessun finanziamento. Questo è inaccettabile, non difende gli interessi dei cittadini e delle imprese. L’aeroporto, invece, è l’antitesi di quello che prima definivamo “città europea”. I continui annunci sono rimasti solo promesse, e anche gli interventi programmati a breve riguardano un mero restyling, più che un miglioramento a livello strutturale. La nostra è stata una scelta di venderci al nostro migliore concorrente, ovvero Venezia.

E invece del caso Cattolica cosa ne pensa?

Io penso che sia stata una responsabilità anche della nostra politica e finanza. Sapevamo da anni che anche per Cattolica non poteva durare la rappresentanza a modello cooperativo, bisognava diventare SpA. La cosa che più mi rattrista è che in quegli anni la finanza veronese poteva riunirsi e partecipare a quest’operazione. Noi ci siamo difesi con un’idea di localismo, finché non è arrivato Generali. E, devo dire, meno male.

Lei ha fatto parte della commissione parlamentare che riguarda il sistema bancario e in particolare la vicenda delle banche venete. Mi piacerebbe sentire il suo pensiero a riguardo…

La ringrazio per la domanda. Ho svolto la funzione di PM politico dentro quella commissione e ho ascoltato e letto molto. Da quest’esperienza ho capito perché il Veneto è finito così. Il Veneto ha pensato che lavorare tanto fosse sufficiente. Invece non è chi lavora tanto a detenere il potere, ma chi controlla la finanza.

Non le è andata giù la nomina del nuovo CdA della fiera, inoltre…

Voglio spiegare bene quest’episodio. Le fiere internazionali sono quattro: Milano, Bologna, Rimini e Verona. Verona è quindi un asset fondamentale. Il socio di riferimento è il Comune di Verona. Decidono di cambiare il CdA un mese prima delle elezioni: perché non aspettare l’elezione del nuovo sindaco? L’ho letta come una paura di non vincere. Le altre tre fiere hanno due figure apicali – presidente e amministratore delegato – mentre noi ne abbiamo tre, perché abbiamo anche il direttore generale. Questo aumenta le responsabilità, ma soprattutto i costi. Su 15 persone, infine, negli organismi amministrativi, tutti uomini. In un momento come questo, in cui stiamo insistendo tutti perché la rappresentanza femminile negli organi amministrativi. Non insisto sulle quote di genere tout court, ma pensare che non esista una donna in grado di adempiere a questo ruolo, è impensabile.

Un suo impegno, nel caso Tommasi dovesse vincere, riguarda anche la cultura, in particolare per quanto riguarda i giovani e le start up. Ce ne vuole parlare?

Il mio slogan in campagna elettorale è “tempo di crescere”. Noi abbiamo ereditato da sindaci importanti (Gozzi, Sboarina, Zanotto…) dei grandi gioielli per la città. Stiamo consumando quello che abbiamo ereditato, e noi dobbiamo tornare a far crescere la città. E dobbiamo farlo attraverso i giovani, che vanno aiutati con lo sviluppo di idee e progettualità. La mia proposta è che l’Arsenale diventi un polo per le startup. Oggi i giovani veronesi per sviluppare la propria idea di start up devono andare a Treviso o a Rovereto. Questa potrebbe essere l’occasione di avere una grande piattaforma generale e un polo di idee e sviluppo della Verona di domani.

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