Flavio Tosi: «Se torna il ‘sindaco’, sicurezza e grandi riqualificazioni»

Flavio Tosi, candidato sindaco, si racconta ai nostri microfoni senza mezzi termini: dalla critica all'amministrazione uscente alla serenità di arrivare al ballottaggio finale e di vincere. Tosi, siamo al rush finale di questa campagna elettorale intensa, combattuta e che per lei è iniziata cinque anni fa, visto che fin dal primo momento dopo la vittoria…

Flavio Tosi, candidato sindaco, si racconta ai nostri microfoni senza mezzi termini: dalla critica all’amministrazione uscente alla serenità di arrivare al ballottaggio finale e di vincere.

Tosi, siamo al rush finale di questa campagna elettorale intensa, combattuta e che per lei è iniziata cinque anni fa, visto che fin dal primo momento dopo la vittoria di Sboarina aveva detto che sarebbe tornato.

Devo non ironicamente ringraziare il sindaco uscente, perché solitamente un sindaco uscente vince le elezioni a mani basse. I sondaggi dicono che attualmente la partita è aperta tra tre candidati: il sottoscritto, Sboarina e Tommasi. I veronesi in questi cinque anni hanno avuto modo di pensare con nostalgia ai dieci anni di mandato Tosi. Nel corso di questi anni mi sono convinto che occorreva ricandidarsi, perché Sboarina ha soltanto bloccato la città.

Torna il sindaco, come le è venuto il claim della sua campagna elettorale?

Nasce da due motivi: prima di tutto, secondo me Sboarina si è dimostrato inadeguato al ruolo di sindaco; l’altro motivo è quello che dice la gente. Quando mi fermano per strada mi chiedono sempre di tornare, per questo ho deciso di ripropormi e con questo claim.

Il primo avversario è l’astensionismo, il secondo convincere gli indecisi. Lo ha ripetuto spesso nelle sue serate di presentazione.

Ci sono vari aspetti: la tessera elettorale in primis. Molti hanno esaurito la tessera, e Sboarina ha chiuso tutti gli uffici periferici dell’anagrafe e mi immagino le difficoltà di una persona anziana a dover sbrigare tutto tramite app oppure in centro città. Il secondo aspetto è la bella giornata, dal momento che si vota soltanto di domenica. Ci sono mille distrazioni, e il problema dell’affluenza rischia di diventare ingombrante.

Nove liste, oltre 200 candidati per il consiglio comunale. Se non è un record, poco ci manca.

Sono più di trecento. A distanza di cinque anni non c’è più la volontà di cambiare aria. La gente ha “provato” Sboarina e vuole ritornare alla stabilità di prima. È questa l’aria che tira.

Ha saputo perdonare anche Michele Croce…

La politica si deve saper distinguere dalla sfera privata. In politica ci sono avversari, non nemici. La pace con Michele Croce nasce da questo: il rapporto personale non si è mai incrinato e ci siamo resi conto che l’interesse per la città è superiore ad alcuni screzi passati.

Nonostante il suo avversario principale dell’area politica di riferimento, Federico Sboarina, sostenga che esiste un unico Centrodestra, il suo, lei sostiene esattamente il contrario.

Sono i fatti a dirlo. Il partito fondatore del Centrodestra è Forza Italia, con Silvio Berlusconi. Insieme a Forza Italia rappresento l’area più pragmatica, quella che “lavora e non fa casino”, e ne vado molto fiero.

Cosa la porta così fermamente a tentare la scalata a Palazzo Barbieri?

Nel 2014 venni eletto al parlamento europeo con 100mila preferenze, e vi rinunciai perché volevo continuare a lavorare per Verona. Quello di sindaco è il ruolo dove mi esprimo meglio. Sono in consiglio comunale dal 1994, sono passati 28 anni. L’ho sempre fatto e voglio continuare a farlo.

Ha fatto un’opposizione serrata a Sboarina, non salva nulla della sua azione amministrativa?

Sboarina non è riuscito a creare nessuna discontinuità, perché di suo non ha portato niente di nuovo. Tutto quello che ha portato avanti è l’eredità di Tosi, oltre ad aver bloccato moltissimi progetti: Ikea, il traforo, l’Arsenale, l’Adige Dos… tutti grandi investimenti che lui ha fermato. La Variante 29 è la fotografia della capacità di governo dell’amministrazione Sboarina. Gli uffici dell’edilizia e urbanistica sono lentissimi, ma non per colpa del personale, ma per mancanza di turnover e quindi il personale non c’è più. La Variante 29 è frutto di questo rallentamento cronico. In cinque anni, l’ha fatta proprio a un mese dalle elezioni. E il Covid non è un’attenuante.

Dove si concentrerà la rinnovata azione politica di Flavio Tosi?

Da subito, la sicurezza. Poi la manutenzione e la pulizia di strade e marciapiedi, l’illuminazione… insomma, i servizi base. E poi le riqualificazioni che sono state bloccate dall’amministrazione uscente, e la riconversione di Verona Sud.

In caso di ballottaggio con Damiano Tommasi, pensa che potrà contare sui voti della coalizione sboariniana?

Penso che con la Lega ci sia un rapporto positivo. Non so gli altri partiti, per esempio Fratelli D’Italia.

E se al ballottaggio andassero Tommasi e Sboarina, Tosi cosa fa?

È significativo il silenzio di Sboarina a riguardo. Forza Italia ha dato una lettura politicamente intelligente. Ha detto: queste sono le primarie del centrodestra, che ha due candidati. Se uno dei due resta fuori al ballottaggio, il centrodestra dovrebbe compattarsi per contrastare il centrosinistra. Noi abbiamo aderito, ma Sboarina non ha risposto.

Cosa vorrebbe dire ai cittadini veronesi che ancora magari non ha detto?

Di andare a votare. Di non rinunciare al diritto del voto: votare è un dovere, oltre che un diritto. Rinunciare alla scelta del sindaco che porterà avanti la città per i prossimi cinque anni è sbagliato. È fondamentale esprimersi, e quindi invito i cittadini a votare per quello che ritengono più capace e competente.

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