“Fine vita, normative e trattamenti”: a Verona un convegno

Per informare e per discutere sul complesso tema del fine vita, lo scorso sabato al Polo Zanotto si è tenuto il convegno “Deontologia, etica e bioetica nella nuova era sanitaria".

Fine vita convegno Univr
da sinistra: Castello, Bravi, Nocini, Pompili, D'Amico e Tommasi

Sul tema del fine vita, Azienda Ospedaliera e Università di Verona hanno organizzato un incontro divulgativo aperto agli operatori sanitari e a tutta la cittadinanza con l’obiettivo di informare e confrontarsi sui vari aspetti che lo caratterizzano. A rendere l’argomento di stringente attualità sono i recenti fatti di cronaca che testimoniano una progressione culturale nell’opinione pubblica, nella scienza medica e in campo giuridico, mettendo al centro non tanto la malattia ma il malato e le sue volontà.

«Anche quando non si può guarire, è possibile curare», è questo il filo conduttore che ha portato negli anni ad alcune norme: sulle cure palliative nel 2010, sulla disposizione anticipata di trattamento/Dat nel 2017 e sul suicidio medicalmente assistito nel 2019.

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Per informare e per discuterne, al Polo Zanotto, si è tenuto il convegno “Deontologia, etica e bioetica nella nuova era sanitaria” organizzato dal Comitato etico per la pratica clinica di AOUI (presieduto dal dottor Roberto Castello) e dal dipartimento universitario di Scienze chirurgiche, Odontostomatologiche e Materno infantili (diretto dal professor Giovanni De Manzoni). L’incontro ha trattato in maniera scientifica i principali temi che riguardano il fine vita (testamento biologico, sedazione profonda, cure palliative e suicidio medicalmente assistito), e affrontato l’aspetto etico con magistrati, avvocati, filosofi, religiosi e docenti universitari.

Ad aprire l’incontro i saluti della autorità: il Magnifico Rettore prof Pier Francesco Nocini, il Dg Aoui Verona dott Callisto Marco Bravi, il presidente del Tribunale di Verona dott. Ernesto D’ Amico, il Sindaco di Verona Damiano Tommasi, il Vescovo Monsignor Domenico Pompili.

Fine vita convegno Univr
da sinistra: prof. De Manzoni e dott. Castello

Situazione normativa italiana

La legge 38 del 2010 tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore all’interno dei livelli essenziali di assistenza garantiti dal Servizio sanitario nazionale. Il 14 dicembre 2017 il Parlamento italiano ha approvato la legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento (DAT), entrata in vigore il 31 gennaio 2018. Con sentenza 242/2019 la Corte costituzionale ha riconosciuto il diritto al suicidio medicalmente assistito per le persone maggiorenni, capaci di intendere, con patologia grave, irreversibile e incurabile. In Italia, infatti, la Costituzione riconosce che nessuno può essere obbligato ad alcun trattamento sanitario contro la propria volontà e prevede che la libertà personale sia inviolabile. 

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Trattamenti nel “fine vita”

L’applicazione della produzione normativa si traduce per il malato in alcune possibilità di trattamento

  • Cure palliative. L’OMS le definisce “un approccio che migliora la qualità della vita dei malati e delle loro famiglie che si trovano ad affrontare problematiche associate a malattie inguaribili, attraverso la prevenzione e il sollievo della sofferenza per mezzo di un’identificazione precoce e di un ottimale trattamento del dolore e di altre problematiche di natura fisica, psicologica, sociale e spirituale”. Chi soffre di un dolore acuto o cronico, o chi sta affrontando una malattia degenerativa e a rapida evoluzione, ha diritto a un percorso di cura adatto a combattere il dolore inutile (terapia del dolore) o a preservare al meglio la qualità della vita fino al suo termine (cure palliative). Quindi non si tratta solo di malati di cancro ma di una vasta gamma di patologie.
  • Disposizioni anticipate di trattamento/DAT. Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo avere acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari. Il medico è tenuto al rispetto delle DAT, che possono essere disattese qualora appaiano incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente oppure se esistono terapie, non prevedibili all’atto della sottoscrizione, capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita.
  • Suicidio medicalmente assistito (da non confondere con l’eutanasia che è l’atto di procurare la morte di una persona cosciente che ne fa esplicita richiesta) consiste nell’auto somministrazione del farmaco letale da parte della persona che ne fa richiesta, sempre nelle sue piene capacità cognitive e per porre fine alle proprie sofferenze. La persona malata, che vuole chiedere il suicidio assistito in Italia, deve rivolgersi alla struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, direttamente o tramite il medico curante, per la verifica della presenza dei requisiti indispensabili previsti dalla sentenza della Corte costituzionale. Occorre accertare, da un punto di vista medico, la presenza dei requisiti e indicare le modalità di auto somministrazione, oltre ad appurare che la volontà dell’interessato sia stata manifestata in modo chiaro e univoco e che il paziente sia stato adeguatamente informato sia sulle sue condizioni, sia sulle possibili soluzioni alternative, come l’accesso alle cure palliative ed eventualmente alla sedazione profonda continua. Al completamento di questa procedura, il fascicolo sarà inviato al Comitato etico, soggetto terzo, che ha il compito di verificare la conformità del caso con la procedura prevista dalla sentenza.
  • La sospensione e il rifiuto delle cure sono previsti dall’articolo 32 della Costituzione e dall’articolo 13. Sono diritti ribaditi dalla legge 219 del 2017: “nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge”. Tra questi trattamenti rientrano la nutrizione e l’idratazione artificiale. La rinuncia a questi, così come ad altri trattamenti sanitari, può avere come conseguenza diretta o indiretta la morte della persona che revoca il proprio consenso.

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L’impegno dell’Azienda ospedaliera

La presa in carico di un malato terminale avviene sia da parte della medicina territoriale dell’Ulss 9 attraverso l’assistenza domiciliare e l’hospice. Ma anche l’ospedale per acuti fa la sua parte soprattutto nel campo delle cure palliative con il Gruppo “Help” e la formazione di circa 25 operatori sanitari l’anno. Il Gruppo Help, guidato dal geriatra Vincenzo Di Francesco, è multidisciplinare e composto da circa dieci professionisti di diverse spedalità e si occupa della presa in carico dei pazienti che necessitano di cure palliative. Questo Gruppo si avvale anche di altri professionisti nelle Unità operative di Neurologia, Pediatria, Chirurgia, Medicina, Terapia intensiva. Inoltre, sono state allestite stanze attrezzate per le cure di fine vita con specifici comfort e, a breve, verrà inaugurato il nuovo ospedale di comunità a Borgo Roma.

Pier Francesco Nocini, Magnifico rettore Università di Verona: «Il convegno di oggi vede riunti, in questa sala, medici, filosofi, storici, teologi e giuristi per trattare un tema tra i più attuali e dibattuti: il fine vita. Il mio ringraziamento va agli organizzatori e alle cittadine e ai cittadini presenti che con la loro partecipazione testimoniano di aver compreso l’importanza del confronto e dello scambio delle conoscenze, dei diversi approcci e punti di vista su un tema complesso come questo. Questo appuntamento è un’opportunità di arricchimento per tutte e tutti noi, studiosi e cittadini che risponde alla necessità di condividere i risultati dello studio e della ricerca cui la nostra università è chiamata, la cosiddetta Terza missione, in cui il nostro ateneo crede molto».

Vescovo, Domenico Pompili: «Il mio plauso a questo momento di confronto interdisciplinare, molto opportuno perché se è vero che abbiamo la libertà di pensiero oggi qui ci è data la possibilità di un confronto con più prospettive. Ricordo il manifesto presentato alla Camera dei Deputati primi firmatari il Pontefice e il presidente Mattarella per mettere al centro il malato prima della malattia. Non ci sono cambiamenti duraturi senza cambiamenti culturali, non ci sono cambiamenti culturali senza cambiamenti delle persone».

Ernesto D’Amico, presidente Tribunale: «La sentenza della Corte sul suicidio medicalmente assistito è una risposta data dalla giurisprudenza ai fatti che accadono. In questo caso ci rendiamo conto che riguarda vicende umane di grande dolore e quindi c’è la nostra collaborazione nell’applicazione degli istituti legislativi». 

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Callisto Marco Bravi, direttore generale Aoui Verona: «È finito il tempo dell’ideologia, deve farsi avanti la cultura dell’accoglienza nei casi in cui non si può più guarire dalla malattia ma si può ugualmente curare la persona. Il nostro impegno come Azienda ospedaliera è di rispondere a questi bisogni e lo facciamo con un percorso ospedaliero di cure palliative e l’alta formazione. Lo facciamo perché non bisogna lasciare sole le persone nel dolore e nella sofferenza, soprattutto chi non è dotato di una rete familiare. Secondo le stime, in Veneto sono 40.640 i pazienti adulti che necessitano di cure palliative, di questi il 40% per patologia oncologica e il 60% per insufficienza d’organo. A Verona questi pazienti sono circa 10.000 e rispecchiano le stesse percentuali. La nostra mission è la presa in carico globale della persona rispondendo ai suoi bisogni». 

Dott. Roberto Castello, direttore Medicina Generale A e presidente Comitato Etico per la Pratica Clinica AOUI Verona: «Tutti gli aspetti del fine vita negli ultimi anni hanno avuto sempre maggiore evoluzione sia da un punto di vista culturale, che da un punto di vista giuridico. La vita è un bene assoluto che deve essere tutelato e protetto, ma la malattia può portare una persona a sofferenze fisiche e psicologiche elevate altamente soggettive. Al centro di una relazione di cura non c’è la malattia quanto la persona con il suo dolore e la sua libertà di scelta anche sul fine vita. Questi bisogni necessitano di risposte rapide. Sono temi sui quali merita confrontarsi da ogni punto di vista, ma è altrettanto importante che l’opinione pubblica sia informata sugli aspetti che sono a disposizione di qualsiasi cittadino nel momento in cui dovesse affrontare una situazione di particolare difficoltà fisica e psicologica».

Giovanni De Manzoni, direttore Chirurgia Esofago Stomaco AOUI, direttore Dipartimento Scienze Chirurgiche Università di Verona: «Questo convegno nasce dalla volontà di affrontare la grande questione del fine vita al di là di ogni posizione ideologica. Il nostro compito è quello di fornire alle cittadine e ai cittadini informazioni chiare ed esaustive per poter affrontare una scelta consapevole, ma che parte sempre da posizioni e credo personali. Il nostro obiettivo è, quindi, quello di informare con chiarezza sulle possibilità che ciascuno ha di fronte a questa importante scelta individuale».

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