Da quando sono partiti i lavori per il Filobus sono sempre state tante le polemiche sollevate intorno al progetto, che è arrivato a dividere i veronesi tra chi si dice a favore e chi resta fermamente contrario. Durante il lockdown, a marzo, i cantieri affidati all’ATI (l’Associazione Temporanea di Imprese che aveva vinto l’appalto) si sono fermati e non sono più ripartiti, nonostante i solleciti di AMT, scatenando così anche l’ira dei cittadini, ostaggi da mesi dei lavori.

Ieri, durante una conferenza stampa, il sindaco di Verona, Federico Sboarina, e il presidente di AMT, Francesco Barini, hanno annunciato la risoluzione del contratto con ATI per inadempimento e hanno chiesto la fideiussione di 10 milioni di euro versata da ATI a garanzia dell’opera. Ora, quindi, sarà necessaria una nuova gara pubblica per assegnare i lavori e portarli a termine. A spiegarci nel dettaglio la situazione e quali saranno i prossimi passi per la realizzazione del filobus è stato il presidente di AMT, Francesco Barini, che stamattina è intervenuto telefonicamente durante la trasmissione “Mattino Verona” su Radio Adige Tv.

Leggi anche: Filobus: Amt scarica l’Ati e chiede i danni

«Il motivo (della risoluzione del contratto, ndr) è sotto gli occhi di tutti i cittadini e anche sotto i nostri. Noi abbiamo ordinato la ripresa dei lavori post-covid intorno al 16 di aprile, quindi dopo il lockdown. – ha spiegato Barini – ATI non si è impegnata a dovere: non ha ottemperato a quelle che sono state le disposizioni che abbiamo impartito, ossia riprendere i cantieri. Quindi abbiamo iniziato a fare contestazioni su contestazioni. Ovviamente bisogna seguire un iter procedurale ben lungo per arrivare alla risoluzione di un contratto di 143 milioni di euro: non si può chiudere tutto con una firma».

Sulle prossime mosse per il progetto Filobus: «Noi abbiamo chiuso oggi il rapporto con l’ATI che aveva vinto l’appalto. Ricordo che questa amministrazione ha ereditato sia il progetto filovia che ATI (il cui contratto risale al 2012), abbiamo ereditato anche le consulenze tecniche dalla passata amministrazione e quindi siamo stati obbligati ad andare avanti con la struttura che avevamo. Filovia però non è finita, non è chiusa: oggi è stato chiuso il rapporto con l’impresa, ma il progetto permane e così il finanziamento del Ministero. Inizierà quindi una nuova fase di stallo, perchè bisognerà rimettere a gara filovia e magari ci potrà essere un rapporto con il Ministero per modificare sostanzialmente quella che è Opera».

Ieri, a seguito della conferenza, sono piovute diverse critiche, sia dal Pd, che da Sinistra in Comune, che hanno parlato di “gestione lacunosa dei cantieri” e di “clamoroso fallimento” del progetto. Accuse alle quali Barini ha risposto così: «Le critiche da loro sono sempre arrivate e continueranno ad arrivare: fanno il loro lavoro di opposizione. Noi la gestione lacunosa dei cantieri non l’abbiamo mai avuta e tutte le contestazioni e gli ordini di servizio ne sono la prova. Oggi non saremmo mai arrivati a una risoluzione del contratto se non avessimo lavorato bene dal punto di vista amministrativo e burocratico. Oggi noi riusciamo a riscuotere la garanzia fideiussoria di 10 milioni, questo a risposta di coloro che dicevano all’inizio: “meglio pagare le penali e chiudere con Filovia”. Noi abbiamo iniziato l’opera, abbiamo salvaguardato il finanziamento pubblico di 80 milioni di euro che è già arrivato, in parte, a Verona e, oltre a questo incasseremo anche altri 10 milioni di euro».