FIAB si rivolge agli amministratori veronesi

La sezione scaligera della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, con la fase due teme l'utilizzo sconsiderato dell'auto privata e il crollo del trasporto pubblico.

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Corrado Marastoni, presidente Fiab Verona

La progressiva riapertura delle attività lavorative e sociali, oramai avviata dopo la fase più acuta dell’emergenza sanitaria, alimenta la speranza per una ripartenza delle nostre vite ma desta anche preoccupazione per quanto riguarda la ripresa della mobilità.

Pubblichiamo di seguito una lettera ricevuta da FIAB Verona, rivolta agli amministratori scaligeri.

Come già evidenziato da numerosi altri interventi pubblicati in questi ultimi giorni, appare chiaro – e già palese con quanto sta avvenendo all’estero dove si è riaperto  – che il trasporto pubblico sarà usato molto meno di prima, sia per il distanziamento nell’accesso ai mezzi, sia per il timore di contagio a causa della condivisione di ambienti chiusi.

Come si muoverà chi non userà più il trasporto pubblico? La risposta è spontanea: lasciando che le cose vadano da sole, la scelta naturale sarà di passare alla propria auto privata.

Ad esempio, una nota ricerca IPSOS effettuata nelle scorse settimane in Cina mostra che tra prima e dopo lo scoppio dell’emergenza sanitaria l’uso del trasporto pubblico è crollato dal 56% al 24% mentre quello dell’auto privata è aumentato dal 34% al 66%.

Quale impatto avrebbe un tale cambiamento in termini di intasamento da traffico, di diminuita sicurezza stradale, di pesante impatto ambientale in una realtà come la nostra, già da tempo fortemente in crisi sotto questi aspetti?

Immagine di archivio

Inoltre, se dopo un simile periodo di blocco le abitudini dovessero drasticamente cambiare in questo senso, come sarebbe pensabile di riprendere il cammino verso un graduale calo del traffico a motore nelle città, in cui ci si era avviati prima di questo sconvolgimento?

Di fronte a questi rischi, l’appello che FIAB Verona si sente di rivolgere agli amministratori veronesi è di non limitarsi ad assistere agli eventi ma di mettere subito in campo azioni preventive, vivendo l’uscita dall’emergenza come un’opportunità per cambiare in meglio anziché come un evento che, dopo questa parentesi, potrebbe farci tornare peggio di prima.

Tra l’altro, per queste azioni si potrebbe usufruire di una situazione straordinaria, perché le scuole saranno ferme almeno fino a settembre e gli esercizi commerciali riprenderanno solo gradualmente. Questo causerà già di per sè un importante calo del traffico privato, ma sarà così solo per pochi mesi, dato che il progressivo ritorno alla normalità porterà via via a una crescente esigenza di spostarsi. Questo momento è dunque un’occasione irripetibile per indirizzare i cittadini verso una ripresa virtuosa della mobilità senza causare forti disagi e in un clima di diffuso consenso, perché, ne siamo persuasi, dopo settimane di angoscia e di profonda riflessione collettiva si comprenderebbe lo spirito costruttivo di tali interventi.

Ecco alcuni esempi di iniziative che crediamo andrebbero nella giusta direzione, nella traccia di quanto già chiesto recentemente da una nutrita schiera di associazioni e personalità in un appello a Governo e autorità.

  • Campagne di comunicazione e dichiarazioni che invitino i cittadini a muoversi a piedi e in bicicletta come eventuali alternative all’uso del trasporto pubblico, se possibile dando l’esempio per primi come amministratori.
  • Allargamento della Zona 30 a tutto il centro cittadino (ad esempio, per il comune di Verona andrebbe incluso in particolare il Centro Storico entro le mura magistrali), valutando anche limitazioni o disincentivazioni del traffico automobilistico privato.
  • Incentivare l’uso urbano della bicicletta con provvedimenti come:
    • sottolinearne la naturale proprietà di mantenere la distanza interpersonale, migliorare la salute, contribuire attivamente alla vivibilità dei centri abitati;
    • agevolare e rendere più diretto e sicuro lo spostamento tra i quartieri e gli attrattori con la creazione o l’allargamento di percorsi ciclabili riservati;
    • creare “corsie ciclabili d’emergenza”, ridisegnando ove possibile gli spazi della sede stradale (per un manuale operativo si veda in fondo);
    • facilitare il parcheggio in sicurezza aumentando le rastrelliere sul territorio;
    • valutare l’apertura (anche temporanea) alle bici di alcune corsie preferenziali.
  • Aiutare la fruizione del trasporto pubblico con provvedimenti come
    • tariffe agevolate per I titoli di trasporto;
    • efficace comunicazione sulle azioni messe in campo per ridurre i rischi di contagio, come le distanze interpersonali e la sanificazione dei mezzi;
    • meccanismi di premialità e intermodalità (ad esempio col bike sharing).

Questi due mesi hanno portato gravi difficoltà e indescrivibili sofferenze, ma, per una nota legge universale che nei periodi drammatici fa emergere il lato migliore delle persone e lascia intravedere squarci di bellezza e novità, hanno mostrato anche città e paesi liberati da un traffico opprimente al quale sembravamo rassegnati; e un’aria pulita come non mai, con incredibili immagini satellitari di una val Padana finalmente azzurra e non rossa.

Davvero non vediamo l’ora di tornare come prima, o forse possiamo pensare di ripartire tutti assieme con un’ambizione diversa?