Fiab, in città sempre più ciclisti “illuminati”

Martedì 10 novembre Fiab ha lanciato la tradizionale campagna "Ciclista illuminato 2020" per verificare e sensibilizzare i ciclisti urbani sull'uso delle luci. Dalle rilevazioni è emerso che, rispetto al 2018, il numero di ciclisti che non monta luci sui propri mezzi è tornato ad aumentare per fattori economici, culturali e tecnici.

pista ciclabile porta palio castelvecchio
Foto d'archivio

Dopo un periodo di lenta ma costante riduzione tra il 2011 e il 2018, i ciclisti che circolano per le strade della città completamente privi di qualsivoglia dispositivo di illuminazione, sono tornati purtroppo a crescere negli ultimi due anni. Fiab lancia quindi una proposta ai rivenditori ma anche ai legislatori: visto che la quasi totalità delle MTB vengono impiegate anche e soprattutto su strada, perché non proporre agli acquirenti un pacchetto di “dotazioni” che li metta in condizioni di circolare in regola con il Codice della Strada? 

Martedì 10 Novembre si è tenuta la decima edizione di Ciclista Illuminato, la tradizionale iniziativa di Fiab Verona che verifica e sensibilizza i ciclisti urbani sull’uso delle luci. In un’ora e mezza, dalle 17.20 (30 minuti esatti dopo il tramonto) e le 18.50, ai quattro varchi di accesso della città storica (Ponte Nuovo, Ponte della Vittoria, Corso Castelvecchio e Viale Piave), i volontari hanno distribuito gratuitamente circa 150 coppie di luci e giubbini rifrangenti. 

I passaggi di ciclisti rilevati si attestano in linea con gli anni precedenti: 1.019 passaggi, il 14% in meno rispetto al 2019 ma la riduzione è più che giustificata dallo smart working, dalla chiusura anticipata degli esercizi pubblici e dalla chiusura totale di molte altre attività quali palestre, corsi pomeridiani ecc.

I ciclisti completamente “spenti”: sono passati dal 58% del 2011 al 33% del 2018, con una riduzione lenta ma costante, poi hanno ripreso a crescere: erano il 39,7% nella rilevazione 2019 e sono il 38,1% in quest’ultima rilevazione 2020 con punte del 44% in viale Piave. Restano invece sostanzialmente stabili da qualche anno attorno al 33% coloro che usano entrambe le luci (ma non sono ancora in regola col codice della strada che prescrive anche i catarifrangenti ai raggi peraltro difficili da conteggiare). Mentre i ciclisti in regola con il codice della strada restano una esigua minoranza: il 10% circa, ma in crescita. Riassumendo: 57% messi male e 43% sostanzialmente visibili.

Migliorare è facilissimo, bastano pochi euro per una coppia di luci a led, perché non si fa? L’idea è che la ragione oltre ad essere economica e culturale rispetto alle regole (non conoscenza, ribellismo, trasandatezza) sia anche tecnica: l’avvento delle ebike, la maggior circolazione delle bici del bikesharing e forse anche delle pieghevoli di nuova generazione sono fattori a favore dell’uso delle luci. Purtroppo l’elevato numero di mountain bike in circolazione è un fattore decisamente negativo. Queste bici non hanno dotazione di luci all’origine, non hanno parafanghi né portapacchi e ben pochi utilizzatori si preoccupano di attrezzarle con quel minimo che sono le luci a led che Fiab regala.