Festival della Dottrina sociale, chiusa l’ottava edizione

Monsignor Vincenzi festival della dottrina sociale

Si è chiusa ieri mattina, domenica 25 novembre, l’ottava edizione del Festival della dottrina sociale. Chiusura al Teatro Nuovo con un incontro dedicato alle donne in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne e poi con la messa nella basilica di Sant’Anastasia celebrata da monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei.

Il rischio della libertà” è stato il titolo di questa edizione, che ha ispirato il video messaggio inaugurale di Papa Francesco e il saluto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a cui sono seguiti nella serata d’apertura gli interventi di Padre Ramzi Sidawi, Economo presso la Custodia di Terra Santa e di monsignor Gjergi Meta, Vescovo di Rrehshen, Albania.

«È stato un festival intenso e fluido. L’intensità è data dal percorso fatto durante tutto l’anno, che ha portato lavoro, idealità, testimonianza e ispirazione. La fluidità più bella è data invece dal fatto che non ci sono incrostazioni relazionali, falsità. Solo gente normale, segno di un corpo normalmente sano». Questo il commento di monsignor Adriano Vincenzi, coordinatore del Festival, che ha riassunto in tre parole l’esperienza dell’edizione 2018: leggerezza, seminare e lievito.

«Leggerezza – spiega – perché dobbiamo rimanere leggeri, evitando l’appesantimento, per non perdere agilità e camminare spediti. Fare ciò che dobbiamo, senza strafare: corriamo spesso il rischio di un’overdose di operatività che non è segno di salute. L’obbiettivo è di non venire trascinati dalle cose, ma seguire la luce dell’ispirazione, mettendo l’anima dentro le proprie azioni. Seminare perché è un grande atto di fiducia e contiene il segreto della vita che è il dono. Dobbiamo spostare l’attenzione dal cercare i frutti al portare il seme. Se in ciò che facciamo c’è il seme dell’amore poi spunterà l’amore. Vi auguro questa meraviglia». Infine «lievito perché è sempre poco rispetto alla pasta e questo ci libera dal bisogno di essere tanti, di essere la maggioranza, di essere forti, di stravolgere: siamo pochi e va benissimo. In una società vuota, vengono esaltati i risultati e i numeri, mentre in una società sana contano le persone vere, libere, e leggere. Come ci ha detto il Papa: il mondo ha bisogno di persone libere. Vi auguro di sviluppare questa libertà attraverso la scoperta costante della verità di Dio e di noi stessi».

Monsignor Stefano Russo, durante l’omelia a Sant’Anastasia, ha rimarcato l’importanza del tema dell’ottava edizione del Festival, mettendolo in relazione con la liturgia domenicale. «Nella risposta che Gesù dà a Pilato è insito il rischio della libertà, che affronterà fino in fondo, morendo sulla croce. La vita trova il suo senso nella misura in cui, in Cristo, ci si mette a servizio dell’altro. Libertà è mettersi in ascolto della Sua Parola: un investimento rischioso per il quale perdi te stesso, gli attaccamenti, ciò che il mondo fa apparire come importante».

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