Festa della Repubblica a Verona, Tommasi: «Siamo una “rete” a protezione di tutti»
Oggi, 2 giugno, a Verona come in tutta Italia si tengono le celebrazioni per la Festa della Repubblica. Celebrazioni che si sono aperte alle 10 in piazza Bra, davanti al monumento di Vittorio Emanuele, con l’ingresso dei Labari, delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, del Gonfalone della Città di Verona, seguito dal Gonfalone della Provincia di Verona.
Dopo l’Alzabandiera è stata data lettura del messaggio del Capo dello Stato Sergio Mattarella, a cui sono seguiti i saluti del sindaco Damiano Tommasi e del prefetto Donato Cafagna. Presenti, oltre alle diverse rappresentanze delle istituzioni civili e militari, il vice presidente della Provincia Luca Trentini e il Comandante delle Forze Operative Terrestri di Supporto (COMFOTER di Supporto) Generale di Corpo d’Armata Massimo Scala.
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«Buona Festa della Repubblica a tutti e a tutte. Sono particolarmente emozionato nel portare la fascia tricolore sulle spalle e vedere la piazza unita, con la presenza delle tante istituzioni, associazioni, cittadine e cittadini della nostra comunità, qui a festeggiare oggi una data che ci deve rimbombare nella testa tutti i giorni» ha esordito il sindaco Damiano Tommasi. «In quel giorno di 77 anni fa, l’89% degli aventi diritto al voto, un numero impressionante, hanno partecipato a questa scelta, permettendo alla nostra comunità di godere di una modalità dello stare insieme che è di tutti. La Repubblica che è stata scelta è quella della partecipazione, delle donne prima di tutto, ma di tutti i cittadini, per costruire comunità, una città, una Regione o una Provincia».
«Un’istituzione non cammina sulle gambe di una persona o di due o di dieci. Cammina sulla volontà di tutti e di tutte di prendersi le responsabilità, di riconoscere i propri doveri e, soprattutto, di difendere i diritti di chi probabilmente, solo grazie a questo sistema, e a questa costruzione della nostra comunità, può sentirsi nel suo Paese, nella sua città, nella sua terra».
«Sono onorato di avere, alla presenza di tutte le autorità civili, militari e religiose, il ruolo di portare il saluto dei nostri cittadini che, al di là della medaglia al merito, hanno sempre avuto la predisposizione a tendere la mano, ad esserci e a farlo per tutti. Il nostro sforzo deve essere sempre costante per essere tutti partecipi di questa responsabilità».
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«Il 2 giugno dobbiamo ricordare la nostra Repubblica, che si è scelta e si deve continuare a scegliere. L’affluenza al voto di quel giorno ci fa oggi sicuramente riflettere su qual è invece la partecipazione attiva al voto, alla vita politica, alle scelte istituzionali, alla difesa delle istituzioni, al ruolo stesso delle istituzioni e a quali siano i messaggi che dobbiamo dare».
«Vedo tanti colleghi e colleghe sindaci che, nelle piccole comunità così come nelle grandi città, portano sulle proprie spalle questa responsabilità, di ricordarci che siamo, come ha detto il Presidente della Repubblica ‘una rete’ e, prima di tutto, una rete di protezione, perché credo che l’Italia nei fatti e nelle parole lo sia. Dobbiamo esserlo sempre anche nella sostanza, ricordandoci reciprocamente che facciamo parte e siamo figli di quella scelta fatta 77 anni fa. Da allora ci ha impegnato, ci impegna e impegnerà anche i nostri figli a scegliere continuamente quali dovranno essere le modalità per stare insieme, e soprattutto quali ci renderanno orgogliosi di essere cittadini di questo Paese».
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Una cerimonia resa ancora più suggestiva dalla partecipazione di alcuni studenti del liceo Musicale Statale Carlo Montanari, che hanno eseguito alcuni brani, intervallati da intervenuti con brevi riflessioni su alcuni passi della Costituzione.
Le celebrazioni si concludono nel tardo pomeriggio, alle 17.30 in piazza Bra, con la cerimonia dell’Ammainabandiera alla presenza dell’assessore alla Memoria storica Jacopo Buffolo, seguita da un concerto rivolto alla cittadinanza, della Banda del Comando Artiglieria Controaerei dell’Esercito nel pronao di Palazzo Barbieri o, in caso di mal tempo, in Gran Guardia.

Il discorso del prefetto Cafagna
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