Federico Sboarina: «Abbiamo tracciato una strada, ora serve continuità»

Federico Sboarina, sindaco uscente del Comune di Verona, cerca la riconferma appoggiato anche da FDI e Lega. Lungo l'elenco dei progetti e delle iniziative maturate e messe in cantiere in «mezzo mandato causa Covid» che snocciola ad ogni incontro pubblico. «Un grande salto di qualità per Verona che non oso pensare venga bloccato».

Federico Sboarina
Federico Sboarina

Federico Sboarina, sindaco di Verona, si racconta ai nostri microfoni e ribadisce l’importanza per la città di proseguire quanto iniziato negli ultimi cinque anni.

Mancano poche ore e poi il 12 giugno si potrà votare alle elezioni amministrative. Come arriva Federico Sboarina a questo appuntamento, dopo una campagna elettorale molto intensa?

Ci arrivo avendo fatto il sindaco fino all’ultimo giorno. Ci sono troppe cose importanti che il sindaco non può permettersi di tralasciare, nemmeno in campagna elettorale. È stata una campagna elettorale sicuramente faticosa, ma soddisfacente. Ho incontrato infatti migliaia di persone, ho parlato con tante persone e mi sono confrontato con molti veronesi.

Quali sono i messaggi che ha apprezzato di più da parte delle persone?

La cosa più bella è stato proprio ritornare a parlare in mezzo alla gente dopo un periodo difficile come quello del Covid. Abbiamo realizzato tanti progetti, nonostante le complicazioni, e la gente l’ha riconosciuto. È in corso il cantiere a Verona nord e Verona sud, i lavori per l’alta velocità, il rifacimento dell’aeroporto, il turismo… abbiamo lavorato tanto. È bello quando le persone riconoscono tutto questo. È stato importante quello che abbiamo fatto. La priorità assoluta è sempre stata tutelare e curare la nostra comunità. È stato provante, soprattutto da un punto di vista emotivo. Abbiamo preso decisioni importanti e difficili e abbiamo portato fuori la città dal Covid, e oltre a questo abbiamo comunque lavorato per Verona e il suo futuro.

Si percepisce la sua convinzione nel riproporsi e continuare il mandato. C’è stato un periodo in cui però non sembrava così convinto, come mai?

Io avevo iniziato mettendomi a disposizione della comunità per un mandato solo. Poi in realtà il Covid ha generato un pensiero nuovo, perché mi ha fatto capire che stavo vivendo questi cinque anni soltanto in maniera parziale. A quel punto ho quindi avvertito la necessità e il senso di responsabilità che mi ha spinto a voler portare a termine tutto quello che avevo iniziato. Non potevo permettere che il futuro di Verona si bloccasse a metà, non c’è tempo da perdere.

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Lei ripete sempre che c’è un unico centrodestra, è corretto?

Mi sembra un pensiero piuttosto naturale. La mia candidatura è supportata praticamente da tutti i partiti di centrodestra. Poi c’è un componente di questa squadra, Forza Italia, con Matteo Renzi, che appoggia un altro candidato. È come se un giocatore del Verona giocasse con Vicenza: questo non crea due Verona; ce n’è sempre una sola, formata dalla maggioranza. È questo che ci distingue dal centrosinistra, la nostra capacità di avere una visione omogenea e comune. Nel centrosinistra c’è invece tutto e il contrario di tutto.

Riesce a esprimere un pregio e un difetto dei principali candidati sindaco?

Faccio molto fatica a parlare degli altri, sono anche molto timido. Ognuno fa la propria partita, e bisogna distinguere la sfera privata e politica. Lascio il giudizio agli altri: non mi piace giudicare, preferisco lavorare.

C’è qualcosa che non ha ancora detto ai cittadini veronesi e che vorrebbe comunicare?

Vorrei ribadire la somma di quanto detto finora, che si può riassumere con una parola: continuità. Siamo usciti da poco dall’emergenza sanitaria ma ci sono ancora le cicatrici economiche e finanziarie. La città è ripartita molto più forte di prima. Lo dico da veronese, prima ancora che da sindaco: questa città non può permettersi che non ci sia continuità. Per troppo tempo la città è rimasta ferma, e oggi siamo a un bivio che richiede un’accelerazione tale che non può permettersi un arresto improvviso.

Nei primi giorni in cui dovesse ritornare a Palazzo Barbieri da sindaco, dove cadranno i primi sguardi?

Nei primi cento giorni abbiamo già una direzione precisa dove andare a lavorare: vogliamo rendere Verona sempre più pulita. Il mese scorso abbiamo approvato l’in-house di Amia e oggi è ritornata di proprietà del Comune e dei cittadini veronesi. Da settembre i veronesi vedranno la città sempre più pulita in ogni suo angolo, quindi.

Chiuderei con la Variante 29, il fiore all’occhiello dell’amministrazione Sboarina. Ha ripetuto spesso nei suoi incontri che i cittadini vedranno a breve i risultati di quanto seminato, giusto?

Sì. Quando cinque anni fa mi sono impegnato nel recupero dei quartieri, ho lavorato molto, ma la vera rigenerazione avviene attraverso l’urbanistica. La Variante 29 andrà a recuperare 700mila metri quadrati della città suddivisi in 43 spazi diversi e degradati da anni e cambierà il volto dei quartieri. Queste aree vedranno quindi rifiorirsi, grazie a questa Variante.

Durante il mandato è diventato anche padre di due bambini. Cosa dice la famiglia di questa sua ricandidatura?

Bisogna trovare il tempo per essere anche papà, in queste settimane è stato un po’ complicato ma ci ho sempre provato. La famiglia per me è centrale, perché è quello spazio della mia vita quotidiana che mi dà serenità e pace. Quando rientri a casa lasci fuori tutte le difficoltà della giornata, tutte le responsabilità e lo stress che ti accompagnano sempre, e affronti la quotidianità in maniera diversa e più equilibrata.

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