Federico Benini: «La mia politica? Sempre dalla parte dei più deboli»

Benini si ricandida alle elezioni del 12 giugno con la coalizione Tommasi. La politica del consigliere del Pd punta a investire sulle periferie e le fasce più fragili della popolazione, ricordando le battaglie fatte negli anni passati in amministrazione comunale.

Federico Benini
L'assessore al Decentramento, Edilizia popolare, Servizi demografici e statistica, Strade e giardini, Arredo urbano, Federico Benini

Approda un nuovo appuntamento dedicato alle elezioni amministrative del 12 giugno 2022 nel Comune di Verona, con poi un eventuale ballottaggio il 26 giugno che determinerà il governo della città. Verona Network Group sta incontrando nei propri studi diversi candidati, consiglieri comunali e assessori uscenti. Oggi è il turno di Federico Benini consigliere comunale a Verona del Partito Democratico. Benini ripercorre la sua carriera politica dal gruppo giovanile dei Democratici di Sinistra alla sua ricandidatura con la rete di Damiano Tommasi.

Un politico giovane, 33 anni a maggio, ma con una grande esperienza siccome la sua passione per la politica inizia ancor quando era tra i banchi di scuola.

Io facevo il liceo e mi ero iscritto alla giovanile dei Democratici di Sinistra, poi è diventato il Partito Democratico quando avevo esattamente 18 anni, perché è nato nel 2007. Da lì ho fatto il segretario cittadino dei giovani del Pd e dopo un paio d’anni ho fatto il segretario del mio circolo. Nel 2012 sono stato eletto in circoscrizione e poi ho fatto il capogruppo. Cinque anni fa sono stato eletto in consiglio comunale e quattro anni fa sono diventato capogruppo del Pd.

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Si ricorda come si avvicinò allora alla politica, proprio i primi approcci? E perché?

Quando ero piccolino seguivo molto i talk show politici. Mi sono sempre appassionato a questo mondo di persone che si interessavano comunque al bene comune e parlavano dei problemi del nostro Paese. Nel mio piccolo ho voluto iniziare a parlare dei problemi dei nostri quartieri.

Federico Benini
Federico Benini, consigliere comunale del Partito Democratico.

Penso che lo strumento adatto per fare questo tipo di percorso sia comunque quello di iscriversi a un partito. Alla fine, per quanto se ne dica che è una cosa negativa, i partiti sono lo strumento per fare politica. Io quindi, avendo una sensibilità di centrosinistra, mi sono iscritto al Pd e ho fatto il mio percorso all’interno di quello che è il principale partito riformista italiano.

Un percorso che è poi arrivato nel 2017 a consegnarle un pacchetto di voti, secondo soltanto al sindaco uscente Flavio Tosi, e che insomma le diede una soddisfazione enorme.

Sì. Devo dire la verità. Sono stato molto contento. Devo essere però anche sincero. Non mi sono sorpreso di questo risultato perché comunque avevo fatto un lavoro in circoscrizione molto intenso e durato cinque anni. Ho lavorato con tante persone, ma sono sempre stato disponibile. Avevo la percezione che tutto quel lavoro fatto era un lavoro che in qualche modo dopo sarebbe stato ricompensato dal punto di vista elettorale.

Conosco tutte le persone degli oltre 1000 voti che ho preso. Non ho avuto un voto d’opinione su di me cinque anni fa perché non mi conosceva nessuno fondamentalmente, al di fuori della mia circoscrizione. Le persone che mi hanno votato sono quelle con cui nei cinque anni ho fatto iniziative, raccolte firme e altre attività. Sono contatti che ho mantenuto e dopo queste persone hanno voluto confermarmi la loro fiducia perché hanno ritenuto opportuno votare una persona che comunque è sempre stata disponibile.

Come è stato nei primi mesi il passaggio dalla circoscrizione a Palazzo Barbieri? Com’è stato l’approccio e la conoscenza di questa macchina burocratica molto grande che è il Comune di Verona? È stato facile o difficile inserirsi in questo contesto nei primi tempi?

Rispetto alla circoscrizione ci sono delle cose in comune e altre nuove, anche dal punto di vista regolamentare in senso stretto. I primi tre mesi ho dovuto cercare di capire come funzionava bene la macchina amministrativa, che è molto complessa siccome il Comune di Verona è un comune comunque articolato e complesso. Però dopo ho preso la mano e sono contento del lavoro fatto, delle proposte, delle mozioni. In questi cinque anni ho presentato effettivamente qualche centinaio di proposte come primo firmatario. Insomma, ho visto che il lavoro da fare è tanto.

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Possiamo dire, con tutto il rispetto per gli altri consiglieri, che lei ha fatto una politica molto attiva. In alcuni casi si è addirittura intestardito nel percorrere delle soluzioni e delle strade, anche in maniera individuale. A volte è stato accompagnato dai suoi compagni del Partito Democratico, altre volte però ha realizzato delle iniziative personali. Insomma, non ha paura di affrontare le situazioni e a volte anche di prendere in mano le situazioni stesse.

No, assolutamente no. Anche perché ci sono alcuni alcune situazioni che, senza la spinta che ho dato, non sarebbero proseguite. Nel quartiere del Saval c’è il tema della casa colonica. Era da anni che facevo delle battaglie su questo tema su cui nessuno aveva mai posto l’attenzione. Finalmente si sono accorti che esiste e stanno arrivando dei finanziamenti europei. Allo stesso modo ho fatto diverse battaglie per Forte Procolo. Fino a tre anni fa nessuno sapeva niente, adesso ci si sta interessando.

La battaglia che forse però mi ha dato più soddisfazione riguarda le case popolari, perché interessa una serie di persone che sono le fasce più deboli di questa città a cui bisogna dedicare maggiore attenzione. Tre anni fa abbiamo raccolto centinaia e centinaia di firme per le case popolari. Mi sono fatto anche io tanti banchetti in tutti gli stabili per impedire l’aumento dei canoni di locazione con la legge regionale del 2014 che andava in vigore quell’anno lì. Effettivamente siamo riusciti concretamente a bloccare questo aumento. Sono stato veramente felice perché ho veramente dato qualcosa a delle persone deboli. Questo per me è fare politica ed è anche essere di sinistra.

Il volantinaggio di Benini col Pd per chiedere trasparenza e chiarezza sulle consulenze e gli aiuti Covid-19. 

Fu una scelta lungimirante se si pensa poi alle problematiche anche economiche causate dalla pandemia. Immaginiamo infatti quanto potrebbe essere stato difficile pagare un certo tipo di canone a fronte anche di un’emergenza sanitaria e sociale. Guardando un po’ al futuro, adesso lei si ripresenta giustamente il 12 giugno alle elezioni. Quali sono le direzioni che intenderà percorrere per un eventuale nuovo mandato? Quali sono i punti su cui insistere?

Penso che a Verona sia importante una politica rivolta fondamentalmente ai più deboli. O ci accorgiamo che a Verona un pezzo di società che è stata per questi anni assolutamente inascoltata oppure non possiamo andare avanti con velocità diversa. Verona deve andare avanti tutta insieme. Bisogna incominciare a considerare Verona nella sua interezza, quindi non è solamente il centro storico, ma è anche quello che c’è al di fuori.

Fuori del centro storico abitano 200mila persone, quindi l’80% della popolazione residente. Bisogna quindi fare una politica rivolta alle periferie, per correre tutti insieme. Se noi guardiamo le grandi città, senza andare all’estero, come Milano, quest’ultime investono sulle periferie. Se io vado a Milano non vado solo a vedere il Duomo, ma anche City Life, un museo in un’altra parte della città, vado all’Idroscalo. Vado in una serie di realtà che sono collocate in zone periferiche delle grandi città europee. Quindi il veronese non deve andare in centro, ma deve girare in tutta la città affinché questa diventi un punto di riqualificazione per il Comune stesso di Verona nella sua interezza.


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Arriviamo un po’ all’analisi anche delle premesse del 12 giugno. Damiano Tommasi è il candidato che il centrosinistra ha scelto per rappresentare una coalizione molto ampia. È rientrato in questa coalizione anche Michele Bertucco, che nel 2017 fece la scelta di correre da solo. Tommasi sta richiamando anche figure parlamentari vicine al Partito democratico per la corsa del 12 giugno. Insomma è l’uomo giusto, secondo lei per tentare davvero di scalzare il centrodestra da Palazzo Barbieri?

Non solo penso che sia l’uomo giusto, ma anche l’unico vero elemento di novità di questa campagna elettorale. Gli altri due candidati Verona li conosce già. Abbiamo visto in dieci anni com’è stata la politica urbanistica di Tosi. Per quel che riguarda invece il sindaco attuale, abbiamo visto cinque anni di nulla totale. Non c’è un’opera che sia nata con l’amministrazione attuale e di cui si è tagliato il nastro. Sono state inaugurate solo opere incominciate dalle amministrazioni precedenti.

Sboarina rivendica di aver preparato il terreno, però per alcune opere che poi vorrà completare eventualmente con un suo secondo mandato.

Le opere di cui parla Sboarina non sono altro che praticamente opere fatte da privati con soldi privati in aree private. Sta inaugurando cose d’altri. Se vuole inaugurare anche l’aspirapolvere che ho comprato nuovo l’altro giorno, sono ben lieto che lo faccia.

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Torniamo a Tomasi. Prima è stato detto che è la persona giusta per provare a portare il centrosinistra di nuovo al potere, al governo della città, così come capitò a suo tempo con Zanotto.

Penso che Tommasi abbia tutte queste caratteristiche, ma abbia anche un elemento in più. Il percorso che lui ha fatto prima di avvicinarsi alla politica è un percorso fortemente politico. Infatti essere nel sindacato dei calciatori è fare politica. Non è fare politica amministrativa, ma si fa comunque politica. Tommasi è quindi una persona che ha una visione delle cose e che sa come coordinare un gruppo.

Noi abbiamo visto in questi cinque anni, salvo nelle ultime due settimane, tutti i partiti della maggioranza spartirsi le poltrone e fare un accordo elettorale sulle poltrone. Ma fino a venti giorni fa si stavano scannando tutti quanti, perché mancava una persona che sapesse come coordinare un gruppo e Sboarina non è stato all’altezza di questa sfida. Quindi il fatto che ci sia un vero coordinatore di questo gruppo, uno che ha una visione nazionale, è un valore aggiunto per la città, perché ci porta fuori dal suo provincialismo.

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