Fava: «Macroregione agricolaal nord e filo diretto con l’UE»

VERONA – «L’agricoltura sarà una delle fasce tematiche al centro del progetto istituzionale della Macroregione del Nord e il dialogo verrà condotto sugli obiettivi e sulle materie e non per colore politico». Una dichiarazione di fermezza, ribadita dall’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Giovanni Fava, a Fieragricola-Veronafiere nella giornata di lunedì 3 giugno, che con l’ex presidente della commissione d’inchiesta sulle contraffazioni del Made in Italy inizia il tour “agricolo” istituzionale per le regioni italiane.

Già presidente della commissione d’inchiesta sulla lotta alla contraffazione alla Camera, l’on. Gianni Fava ha la delega all’agroalimentare della prima regione agricola d’Italia. Fra le priorità la sburocratizzazione del settore, l’applicazione della direttiva nitrati su base scientifica, un dialogo con Bruxelles non mediato dal governo centrale di Roma.

Nominato assessore dopo l’elezione di Roberto Maroni a governatore della Lombardia, nei giorni scorsi Fava ha rassegnato le dimissioni dalla Camera dei Deputati, come dichiarato dopo aver accettato l’incarico a Milano.

Di seguito l’intervista di Fieragricola all’assessore.

Assessore Fava, lei ha annunciato un intervento diretto della Lombardia nel negoziato sulla riforma della Pac. È così?

«Sì. La Regione Lombardia intende andare avanti col progetto della Macroregione agricola del Nord e, allo stesso tempo, stiamo tentando di inserirci nel dibattito comunitario per difendere direttamente a Bruxelles la filiera agro-zootecnica del Nord, che con le proprie specificità non può essere confusa né tantomeno fatta oggetto di compromesso con qualsiasi altra situazione nazionale».

Non sarà una missione facile. Dove incontra le maggiori difficoltà la Lombardia?

«Purtroppo i problemi sono a Roma quanto a Bruxelles. A Roma si tende a non voler cedere sovranità alle Regioni, assicurando una sussidiarietà che di fatto sta solo sulla carta. A Bruxelles, al contrario, si tende a mantenere quali canali privilegiati di trattativa quelli consueti e come al solito c’è scarsa propensione da parte della strutture burocratiche a comprendere le evoluzioni politiche. Ma non si può dimenticare che il 40% del latte italiano è prodotto in Lombardia; per questo sarà la Lombardia, insieme alle Regioni del Nord, dove si produce la maggior parte del latte, che dovrà dialogare con Bruxelles».

A proposito di latte, le trattative sul prezzo regionale, che di fatto costituscono un riferimento per i contratti su scala nazionale, sono sostanzialmente bloccate. Cosa intende fare?

«E’ giusto che produttori e industria di trasformazione trovino autonomamente un’intesa, ma se dovesse venire meno la dialettica e le trattative dovessero entrare in una fase di stallo senza ritorno, sono pronto a intervenire per favorire un accordo».

Con il cambio di rappresentanza politica in Friuli Venezia Giulia, la Macroregione del Nord non diventa un po’ più piccola?

«No, perché la Macroregione del Nord non si basa su orientamenti politici. Non è una questione di “colore”, ma di ritornare all’idea di Unione europea così come è stata ipotizzata dai padri fondatori: un’Europa cioè delle regioni e non degli Stati sovrani, che ormai segnano il passo in tutto il continente. È su queste basi che dovremo passare da un’interlocuzione mediata dai singoli stati a un’interlocuzione diretta coi territori, a prescindere dal colore politico delle Regioni. Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Liguria dovranno ragionare con la Lombardia, se vogliono avere un peso politico. Non credo che la Seracchiani abbia interesse che l’agricoltura venga gestita da un burocrate nella capitale».

Onorevole Fava, è alla guida dell’assessorato da alcuni mesi, troppo poco per fare bilanci, ma in tempo per indicare alcune priorità…

«Sì, è presto per fare bilanci. Mi limito alle sensazioni, che sono positive verso l’azione del nuovo governo regionale. Dalla foltissima presenza di imprenditori agricoli e dell’agroalimentare a tutti gli incontri ai quali ho partecipato è evidente che ci sono molte aspettative. Una delle priorità da affrontare è il fronte caldissimo della lotta alla burocrazia».

Il gravame burocratico è infatti al primo posto fra le preoccupazioni del mondo agricolo. Come agirà il suo assessorato?

«Abbiamo già avviato un procedimento interno all’assessorato per proporre a ciascun dirigente una serie di semplificazioni per specifica competenza. Tradotto in slogan, possiamo dire che un adempimento in meno per ogni comparto, in questo momento significa maggiore possibilità di sviluppo. Parallelamente verificheremo quali sono gli adempimenti aggiuntivi rispetto alle disposizioni comunitarie. Ogni provvedimento in eccesso andrà eliminato».

Un’altra questione aperta riguarda la direttiva nitrati.

«Con Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) stiamo verificando i parametri e lo stato dell’arte effettivo delle zone vulnerabili ai nitrati, perché ci sono situazione oggettivamente disomogenee, per effetto di una gestione più burocratica che scientifica. Ho già convocato un tavolo con le categorie per trovare una soluzione condivisa».

Maltempo: si riuscirà ad arrivare alla dichiarazione di stato di calamità?

«Siamo vicini alle esigenze della comunità e delle imprese agricole, ci siamo attivati da subito accordando le proroghe necessarie alle semine del riso e ogni deroga possibile inerente alla misura 214 del Piano di sviluppo rurale, tenendo conto proprio delle difficoltà causate dalle piogge persistenti agli agricoltori. Quanto alla dichiarazione dello stato di calamità si tratta di un’ipotesi che gli uffici stanno valutando con gli uffici».

Il 20 maggio è stato il primo anniversario del sisma che ha colpito anche il Basso mantovano. Sugli aiuti in molti hanno evidenziato una discriminazione subita dalla Lombardia. È così?

«La discriminazione è evidente e appartiene alla fase delle scelte del governo nazionale, non credo sia possibile incolpare il governo regionale lombardo. Forse il governo regionale precedente ha avuto minor peso».

La Redazione