Fatturazione a 28 giorni: interviene l’Antitrust

Aperta un’istruttoria su un possibile accordo tra TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre finalizzato a preservare l’aumento dei prezzi e a restringere la possibilità dei clienti di beneficiare del confronto concorrenziale tra operatori in sede di esercizio del diritto di recesso.

DA QUALCHE TEMPO si era diffusa tra le compagnie di telecomunicazioni la prassi di modificare l’usuale cadenza mensile di rinnovo delle offerte e di fatturazione dei servizi. Tale novità non aveva destato grosse preoccupazioni sin quando le Associazioni dei Consumatori non hanno fatto notare che in questo modo i rinnovi annuali aumentavano da dodici a tredici determinando un aumento occulto del prezzo. Un comportamento illegittimo da parte delle compagnie di telecomunicazioni contro il quale, a marzo dell’anno scorso, era intervenuta l’Autorità Garante del settore imponendo agli operatori della telefonia fissa e di quella ibrida (cioè fissa e mobile) di tornare alla modalità di fatturazione mensile.

MA LE GRANDI SOCIETÀ TELEFONICHE non hanno fatto marcia indietro continuando con la fatturazione quadrisettimanale. È stato necessario, quindi, l’intervento legislativo per porre fine alla pratica commerciale scorretta e così, a fine anno, il D.L. 148/2017 ha stabilito: a) l’obbligo per gli operatori di servizi di comunicazione elettronica di prevedere una cadenza di rinnovo delle offerte o della fatturazione dei servizi su base mensile o di multipli di mese b) un termine massimo di 120 gg. per adeguarsi alla nuova normativa; c) rimborso forfettario pari a 50€ a favore dell’utente per le compagnie che non rispetteranno la legge. A questo punto le compagnie telefoniche non hanno tardato a rimodulare i loro contratti tornando a riferirsi al mese. Peccato però che le quattro maggiori società della telefonia – Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb – hanno prontamente spalmato l’introito dell’estinto tredicesimo rinnovo sui dodici restanti, mantenendo l’aumento dell’8,3% precedentemente praticato. Nelle comunicazioni inviate ai propri clienti le compagnie li avvisano che, nel caso in cui non volessero accettare questo aumento, hanno la facoltà di recedere e passare ad altro operatore. Ma cosa può fare il singolo utente se anche gli altri operatori hanno aumentato le tariffe?  Questa strana sinergia tra i quattro colossi, però, non è piaciuta all’Antitrust che, sul finire di febbraio, ha aperto un’istruttoria per accertare se tali imprese abbiano messo in atto un accordo anticoncorrenziale vietato per legge.