Farmacie veronesi contro la Sindrome del Bambino Scosso

Redazione

| 06/04/2025
Federfarma Verona aderisce alla campagna di Terres des Hommes per sensibilizzare genitori e caregiver sulla gestione sicura del pianto nei neonati. Domani è la Giornata nazionale per la sensibilizzazione su questa sindrome.

Il 7 aprile si celebra, in concomitanza a quella mondiale, la “Giornata nazionale di sensibilizzazione sulla Sindrome del Bambino Scosso (SBS Shaken Baby Syndrome), una grave forma di maltrattamento infantile che può portare al coma o alla morte del neonato. 

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Nelle farmacie di Federfarma Verona è attiva una campagna di sensibilizzazione organizzata dall’associazione “Terres des Hommes” rivolta a genitori e caregiver sulla gestione del pianto inconsolabile del neonato che spesso genera negli adulti delle reazioni gravissime con conseguenze irreparabili.

«Abbiamo accolto il grido d’allarme di Terres des Hommes perché grazie all’informazione a tappeto molti adulti capiranno cosa possono fare nel concreto per gestire il nervosismo provocato dal pianto incessante dei neonati – precisa Elena Vecchioni presidente Federfarma Verona -. Frequentando un webinar dedicato alle farmacie ci siamo resi conto di quanto sia importante indicare come comportarsi. Un esempio semplice, ma molto efficace è quello di uscire a fare una passeggiata con il piccolo, un gesto semplice che rilasserà tutti senza conseguenze nefaste. 

Elena Vecchioni, presidente Federfarma Verona
Elena Vecchioni, presidente Federfarma Verona

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Il compito delle farmacie è quello di raggiungere e sensibilizzare in modo capillare la popolazione su questo tema, ancora poco conosciuto, ma purtroppo sempre più frequente, la cui prevenzione può salvare la vita ed il futuro di molti bambini».

«Sempre più importante la collaborazione tra coloro che in qualche modo si avvicinano al bambino e alla sua famiglia – dice Paola Miglioranzi responsabile Nazionale della campagna per FIMP Federazione Italiana Medici Pediatri -. A volte con poche parole si accolgono le insicurezze di un genitore spiegando che il pianto non ha sempre un significato negativo. L’importante è non lasciarsi prendere dallo sconforto e chiedere aiuto per gestire questa fase transitoria che spesso viviamo come una mancanza da parte degli adulti, ma che invece è parte dell’essere bambino».

Dalle 2 settimane ai 4-5 mesi di vita il pianto del bambino è fisiologico e può non essere espressione di un disagio o bisogno cui dover dare risposta. Sono infatti naturali crisi di pianto inconsolabili che possono durare anche molte ore, spesso in orario serale (cosiddetto PURPLE Crying1). Queste crisi rappresentano una fase evolutiva normale e si riducono nel tempo per sparire nei mesi successivi. Ciò però può provocare nel caregiver frustrazione, impotenza, stanchezza e anche rabbia, elementi che possono scatenare – pur involontariamente – una violenta reazione e scuotimento.

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