Emergenza abitativa: Verona, Padova e Vicenza chiedono un “Piano casa sociale”

Gli assessori delle tre città venete Ceni, Benciolini, Colonnello e Tosetto chiedono alla Regione «Subito un nuovo “piano casa sociale” e maggiori finanziamenti».

Luisa Ceni
L'assessora alle Politiche sociali e abitative e ai Tributi Luisa Ceni
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Un nuovo “piano casa sociale” che possa rispondere seriamente all’emergenza abitativa e maggiori finanziamenti per i servizi socio-sanitari. Sono le richieste che l’assessora alle Politiche sociali e abitative del Comune di Verona Luisa Ceni, l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Vicenza Matteo Tosetto, l’assessora alle Politiche abitative ed Edilizia residenziale del Comune di Padova Francesca Benciolini e l’assessora al Sociale del Comune di Padova Margherita Colonnello rivolgono alla Regione del Veneto in vista dell’avvio dei lavori per la legge finanziaria regionale.

È quanto emerge dall’incontro svolto questa mattina tra gli assessori dei tre Comuni veneti. A fronte della pressante fragilità sociale e della difficile tenuta economica di moltissime famiglie, gli assessori chiedono quindi risposte forti e sicure. In considerazione dei possibili tagli del Governo ai Comuni e dell’importante aumento registrato nel corso del 2023 delle richieste di sostegno da parte dei cittadini in difficoltà, anche a seguito del carovita causato dall’inflazione.

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«Il confronto fra Vicenza, Padova e Verona rispetto alle problematiche dell’abitare e del sociale è costante e oggi ci siamo rivisti per definire alcune posizioni comuni che sottoponiamo alla Regione – afferma l’assessore alle politiche sociali di Vicenza Matteo Tosetto -. Ci sono due grandi problemi: il forte aumento dell’emergenza abitativa e la notevole crescita delle persone che si rivolgono ai servizi sociali del Comune, con nuovi bisogni emersi soprattutto dopo il Covid. Due fenomeni che hanno mandato in crisi il sistema, nel primo caso per la mancanza di immobili da affittare sia pubblici sia privati, nel secondo per i fondi insufficienti. Ci troviamo nella situazione in cui non riusciamo a dare una risposta certa ai cittadini che ci chiedono aiuto. Penso per esempio ad una famiglia con un anziano da inserire in casa di riposo o con una persona con disabilità che vuole entrare in un centro diurno o residenziale. Allo stesso modo, le difficoltà possono riguardare un minore in carico da inserire in comunità educative, un ragazzo che vuole intraprendere un percorso di riabilitazione, una donna vittima di violenza che ha bisogno urgente di essere inserita in una casa rifugio. Non è possibile che siano solo i Comuni a farsi carico delle emergenze sociali delle nostre comunità. Per questo lanciamo un allarme: se il Governo dovesse tagliare i fondi agli enti locali come preannunciato e la Regione non mette mano ai finanziamenti per il sociale, per assicurare i servizi saremo costretti a trovare le risorse mancanti nei nostri bilanci, con la possibilità anche di dover tagliare altri importanti servizi pubblici comunali».

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«Mi sorprende che venga così sottovalutata l’importanza dell’abitare – continua l’assessora alle politiche sociali di Verona Luisa Ceni – Viviamo un periodo in cui è difficilissimo l’accesso al credito, anche chi lavora fatica a trovare casa. Il tema è nazionale e non locale, ma le scelte di politica centrale condizionano l’operatività dei Comuni infierendo sui cittadini, col risultato che abbiamo sempre più persone per strada purtroppo. C’è totale assenza di visione su quello che è sicuramente uno dei problemi più importanti: oltre al lavoro ogni persona ha la necessità dell’abitare, a qualunque stato sociale appartenga. Non riusciamo a comprendere il perché del taglio dei fondi governativi ai Comuni. per quanto riguarda Verona, siamo a tassazione invariata e non possiamo far fronte a tutto. La coperta è sempre più corta e le richieste dei cittadini sempre più ampie. Il nostro compito di amministratori è quello di dare risposte, di risolvere i problemi ma non siamo messi nelle condizioni di farlo su questi temi. Se dobbiamo far fronte ai bisogni primari che prima di questo taglio in manovra erano già finanziati, purtroppo non riusciamo a sviluppare adeguatamente altre progettualità che abbiamo messo a punto e potrebbero avere un impatto positivo e virtuoso sul territorio comunale».

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«L’emergenza abitativa che stanno attraversando molti comuni medio-grandi italiani, e non solo, con vocazione universitaria e turistica, sta di fatto travolgendo le nostre comunità – sottolinea l’assessora alle politiche abitative ed edilizia residenziale del Comune di Padova Francesca Benciolini -. La possibilità di residenzialità è messa in discussione da affitti alti, mancanza di disponibilità di case nel mercato privato e di case di edilizia residenziale pubblica. Sono mancate politiche dell’abitare a livello nazionale e regionale: non vediamo piani casa da decenni e molti sono i Comuni che hanno dovuto vendere alloggi per poter avere i fondi per il riatto di un patrimonio rimasto a lungo sfitto perché non agibile. Di fronte a questo quadro chiediamo una presa di responsabilità da parte dei diversi livelli di governo: problemi complessi richiedono soluzioni creative ed uno sforzo congiunto perché non sia lasciato solo chi, come i Comuni, vive la drammaticità della situazione ogni giorno. Abbiamo bisogno di fondi strutturali e non sporadici, di un referente al governo, di strumenti per far fronte agli affitti turistici, e chiediamo che ci venga lasciato quello 0.4% dei canoni erp che attualmente Comuni ed Ater versano alla Regione Veneto senza che sia vincolato alla casa, facendo di fatto cassa su una delle emergenze più drammatiche del momento».

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«In vista della discussione sul bilancio regionale, chiediamo al Consiglio e alla Giunta di porre particolare attenzione su due ambiti sociali almeno – conclude l’assessora al sociale del Comune di Padova Margherita Colonnello -. Da un lato l’abitare, dall’altro il benessere psicologico della popolazione, soprattutto quello giovanile. È necessario dare delle risposte a questo bisogno crescente, che dopo il Covid è letteralmente esploso. Serve da un lato incoraggiare il rapporto tra scuole e servizi territoriali, puntando sullo strumento dei patti educativi, e dall’altro dotare i consultori di personale adeguato, facendo in modo che tornino ad essere un riferimento per il benessere e la prevenzione per tutta la popolazione»

Emergenza abitativa

Per quanto riguarda l’emergenza abitativa, sono diverse le problematiche evidenziate dagli amministratori. Si va dalla scarsa disponibilità di immobili privati concessi in locazione nel mercato libero fino alla carenza di finanziamenti specifici in merito alla ristrutturazione del patrimonio residenziale pubblico. Tra le criticità maggiori c’è il mancato rifinanziamento del fondo sociale affitti, anche a causa dell’assenza di una forte presa di posizione da parte della Regione al Governo. Una richiesta, questa, avanzata dagli assessori alla Regione già alcune settimane fa.

Nel 2022 il fondo sociale affitti ha riguardato circa 4400 beneficiari, pari a 3,5 milioni di euro tra Verona, Vicenza e Padova. Considerati i 463 provvedimenti di sfratto emessi nel 2022, potrebbero arrivare a circa 5000 i nuclei famigliari che nel 2023 non riceveranno il contributo per morosità acquisite a seguito di temporanee difficoltà economiche.

Ad essere particolarmente penalizzate, a causa della mancanza di alloggi erp disponibili e della scarsità di immobili privati sul mercato con affitti sostenibili, sono le persone con una procedura di sfratto e quanti arrivano in città per lavorare, come insegnanti, poliziotti, infermieri e studenti.

Gli assessori quindi chiedono alla Regione di non dover più versare lo 0.4% dei canoni di locazione degli immobili pubblici di proprietà comunale, pari a circa 400mila euro complessivi per Vicenza, Verona e Padova, che potrebbero essere invece utilizzati per finanziare lavori di manutenzione del patrimonio erp. Da sottolineare, precisano gli assessori, che i 400mila euro che giungerebbero alla Regione non hanno una destinazione vincolata all’erp.

A questo si aggiunge la richiesta di aumentare i finanziamenti regionali per gli interventi di riqualificazione del patrimonio pubblico da destinare alle famiglie in difficoltà.

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I dati sull’emergenza abitativa

A Verona le case di proprietà comunale gestite da AGEC (escluse quelle di proprietà ATER VR) sono circa 3100 di cui circa 500 sfitte.

  • Nel 2022 il fondo sostegno affitti a Verona è stato di 1.355.001,53 euro, destinati al supporto di 1801 nuclei in locazione privata.
  • Lo 0.4 % dei canoni di locazioni versati alla Regione è pari a circa 80.000 euro.
  • I provvedimenti di sfratto emessi nel 2022 sono 212, di cui 73 per fine locazione e 139 per morosità.

A Vicenza le case di proprietà comunale gestite da AMCPS (escluse quelle di proprietà ATER VI) sono circa 1500 di cui circa 300 sfitte.

  • Nel 2022 il fondo sostegno affitti a Vicenza è stato di 916.565,03 euro, destinati al supporto di 1195 nuclei in locazione privata.
  • Lo 0.4 % dei canoni di locazioni versati alla Regione è pari a circa 50mila euro.
  • I provvedimenti di sfratto emessi nel 2022 sono 120, di cui 14 per fine locazione e 106 per morosità.

A Padova le case di proprietà comunale gestite da ATER PD (escluse quelle di proprietà ATER PD) sono circa 1600 di cui circa 300 sfitte.

  • Nel 2022 il fondo sostegno affitti a Padova è stato di 1.171.864,76 euro, destinati al supporto di 1391 nuclei in locazione privata
  • Lo 0.4 % dei canoni di locazioni versati alla Regione è pari a circa 250.000 euro.
  • I provvedimenti di sfratto emessi nel 2022 sono 131, di cui 23 per fine locazione e 108 per morosità.

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Servizi socio-sanitari

Per quanto riguarda i servizi socio sanitari, la denuncia degli assessori è che i finanziamenti messi in campo non sono proporzionati alla crescente richiesta di sostegno.

Le emergenze sociali in un ente locale sono sempre all’ordine del giorno. Quello che è cambiato, dopo il Covid, sono due fattori importanti: lo sviluppo di malessere psicologico e psichiatrico soprattutto nelle fasce giovani della popolazione e l’aumento dei prezzi dei servizi a causa dell’inflazione, cui non è conseguito un necessario aumento della copertura dei fondi in quota sanitaria.

In particolare, gli assistenti sociali sono in difficoltà nel dare risposta ai minori in carico, da inserire in comunità educative, sia diurne che residenziali; alle famiglie che hanno un anziano da inserire in rsa o una persona con disabilità che ha bisogno di un centro diurno o una struttura residenziale; alle persone da inserire in comunità riabilitativa; alle donne vittime di violenza che hanno necessità di un posto in una casa rifugio.

A fronte dei tagli previsti del governo agli enti locali e ai fondi per gli affitti e al mancato aumento da parte della Regione delle risorse rivolte ai servizi socio sanitari, come faranno i comuni, si chiedono gli assessori di Vicenza, Verona e Padova, a garantire risposte ai cittadini e cittadine in difficoltà? Gli enti locali, prevedono gli amministratori, dovranno cercare risorse economiche nei propri bilanci che andranno sottratte agli altri importanti servizi pubblici comunali.

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