Elezioni politiche amministrative: il caso della lettera di Mons. Zenti diventa nazionale

Il vescovo di Verona Giuseppe Zenti ha inviato una lettera ai confratelli per chiedere loro di individuare le «sensibilità» le cui attenzioni non siano «alterate dall’ideologia del gender, dal tema dell’aborto e dell’eutanasia». Mons. Zenti non è nuovo a esposizioni di natura politica, critiche arrivarono anche nel 2015 per un endorsement nei confronti di una candidata leghista al consiglio regionale.

Giuseppe Zenti
Giuseppe Zenti

Che il vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Zenti, ami la politica è un dato di fatto, che si esponga più o meno direttamente a sostegno di una corrente di pensiero in occasione di alcuni appuntamenti elettorali non è una novità. Due giorni fa, Zenti ha mandato una lettera ufficiale, su carta intestata, ai confratelli della Diocesi veronese. Uno scritto in cui, in prima battuta, ha ricordato la recente scomparsa del suo predecessore Padre Flavio Roberto Carraro, già vescovo della città scaligera, i cui funerali si svolgeranno martedì mattina alle 9.30 in Cattedrale.

Celebrata la figura di Carraro, il vescovo si è spinto oltre e ha approfittato dell’occasione per «chiarire un nostro coinvolgimento in occasione di elezioni politiche o amministrative, soprattutto in considerazione delle ricadute sui nostri fedeli».

«Compito degli ordinanti non è mai quello di schierarsi per un partito o per una persona, ma quello di segnalare eventuali presenze o carenze di valori civili con radice cristiana» ha sottolineato Zenti

«Nelle varie tornate elettorali, di qualsiasi genere, è nostro dovere far coscienza a noi stessi e ai fedeli di individuare quali sensibilità e attenzioni sono riservate alla famiglia voluta da Dio e non alterata dall’ideologia del gender; al tema dell’aborto e dell’eutanasia; alla disoccupazione, alle povertà, alle disabilità, all’accoglienza dello straniero; ai giovani; alla scuola cattolica, a cominciare dalle materne. Queste sono frontiere prioritarie che fanno da filtro perla coscienza nei confronti della scelta politica o amministrativa».

Un intervento che già dalle prime ore di questa mattina, in particolare sui social, ha generato un vortice di reazioni: utenti divisi tra sostenitori dell’uscita e della presa di posizione del vescovo e tra coloro che, invece, criticano il monsignore per un condizionamento fuori luogo e inopportuno a pochi giorni dal ballottaggio.

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Nel 2015 l’endorsement a Monica Lavarini

Un’altra uscita in occasione di elezioni aveva generato polemiche accese e tensioni anche all’interno della stessa Diocesi. Capitò nel 2015 quando sempre Zenti inviò una missiva agli insegnanti di religione in cui raccomandava agli allora candidati alle regionali attenzione su poveri e scuole paritarie cattoliche, sottolineando poi la condivisione del programma di Monica Lavarini, candidata leghista al Consiglio Regionale per Luca Zaia. 

Atto fortemente criticato che costrinse il vescovo a ritirare immediatamente la stessa missiva e a chiedere scusa alla Chiesa Veronese.

La lettera inviata due giorni fa

La lettera arriva ai media e alla politica nazionale

A poche ore dalla pubblicazione della missiva, sono decine i network nazionali che hanno ripreso la notizia, da Sky a La7, dal Giornale al Corriere. Anche la politica romana e regionale non si è risparmiata.

«Mi sembra una gravissima ingerenza. Fuori dal tempo e dal galateo dei rapporti istituzionali. Delle intromissioni dirette della chiesa cattolica nelle elezioni non abbiamo nostalgia» scrive il leader di Azione Carlo Calenda, riprendendo la nota di Adnkronos.

Gli risponde il deputato leghista Vito Comencini: «Vergognoso attacco di Calenda al vescovo di Verona, Monsignor Giuseppe Zenti. Probabilmente Calenda e i tanti rappresentanti e simpatizzanti della sinistra veronese, che si stanno scaldando in queste ore sui social, non avranno nemmeno letto la lettera del vescovo, in cui si parla di ideologia gender, di eutanasia e aborto, ma anche di scuola, di sostegno ai disabili e alle famiglie, di occupazione e altro ancora. Temi vitali per l’amministrazione di una città. Quali sono i progetti e le idee di Tommasi? Fino ad oggi abbiamo assistito solo ai suoi silenzi. Poteva essere un’occasione di dibattito e di confronto, invece cosa accade? Che la sinistra alza i toni per spostare l’attenzione dell’ideologia gender e per coprire il vuoto assoluto della propria proposta politica».

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A livello regionale interviene il già candidato alla presidenza della Regione Arturo Lorenzoni: «Il vescovo di Verona Zenti, in una lettera ai suoi preti, da implicitamente indicazioni per il voto del ballottaggio. Nella lettera scrive “è nostro dovere… individuare quali sensibilità sono riservate alla famiglia voluta da Dio e non alterata dall’ideologia del gender…”. Mi chiedo quale sia la “famiglia voluta da Dio”. Immagino sia quella felice, libera. Non alterata da ideologie che escludono le persone in base alla razza, alla religione, o alla scelta delle persone che si amano».

In città intervengono il vicepresidente della Provincia di Verona David Di Michele, che scrive «Grazie al Monsignor Giuseppe Zenti per essere intervenuto e aver difeso la famiglia naturale, non alterata dell’ideologia gender. I valori della vita, della famiglia e della patria vanno custoditi e protetti ogni giorno», e il presidente di Agsm-Aim Stefano Casali che chiosa: «Sicuramente Don Milani sarebbe stato d’accordo con il Vescovo Zenti, mi chiedo invece cosa ne pensano i cinque stelle, rifondazione comunista il pd e compagni vari?».

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