Editoriale 85 | Novembre 2017

Editoriale di Matteo Scolari

Signor Veneto. Non vi è dubbio che Luca Zaia sia il personaggio politico del momento. Ha rafforzato la sua leadership e la sua popolarità in Regione – e non solo – grazie alla mossa del referendum: iniziativa per alcuni inutile poiché di tipo consultivo, per altri importante e quanto mai necessaria in un periodo storico in cui lo spirito di autonomia, anche in Europa, sembra prevalere su quello di condivisione e di unità.

Di Matteo Scolari

Zaia ha capito bene qual è il “sentiment” della sua gente. “Sua” perché ha colpito nel segno e lo si vede dal numero di persone che sono andate al seggio a votare Sì. Un consenso trasversale, plebiscitario, sovra partitico, in grado di allargare il ventaglio di adesioni da destra a sinistra come non accadeva da tempo. Ora la trattativa con Roma, difficile, che magari porterà a poco, con uno Stato sì disponibile a concedere le autonomie richieste dalle Regioni – come per altro previsto dalla Costituzione – ma pur sempre titolare dell’ultima parola. Questo a Luca Zaia poco importa, la sua sfida, in fondo, l’ha già vinta: ha fatto sentire al Governo centrale e all’Italia intera la voce di più di due milioni di persone, di veneti orgogliosi di ritrovarsi sotto un’unica bandiera, e sa benissimo che tutto questo ha un peso specifico e politico non indifferente.

Veneto che come quasi tutte le altre regioni italiane deve affrontare il tema dell’alternanza scuola lavoro, resa obbligatoria dallo scorso anno dalla legge 107/2005. È questo l’altro argomento di primo piano affrontato nel numero di novembre, anche alla luce del convegno organizzato da Verona Network, in collaborazione con Pantheon, che si è tenuto lo scorso 19 ottobre nella sede dell’Ordine degli Ingegneri di Verona. Alternanza ancora in fase di rodaggio, che deve essere metabolizzata sia dagli stessi studenti che dalle scuole e, soprattutto, dalle aziende, le quali si trovano spesso impreparate e poco predisposte ad accogliere quelle che saranno, volenti o nolenti, le future generazioni di lavoratori e di uomini. Per alcuni ragazzi lo strumento introdotto dalla “Buona scuola” è una forzatura imposta dall’alto e con un basso valore formativo. Una sorta di sfruttamento di manodopera gratuita da parte delle imprese. Quello che emerge da moltissime testimonianze, invece, è di un’esperienza entusiasmante, un’opportunità nuova, anche se impegnativa, di sicuro utile e arricchente per stabilire un primo vero contatto col mondo del lavoro.

Concludo con un pensiero personale. Il 25 ottobre mi trovavo a Roma e ho ricevuto alle sette del mattino una notizia commovente che riguarda un giovane dal cuore immenso che ho avuto la fortuna di conoscere. Questo ragazzo si chiamava Giacomo Slemer. Era di Poiano, aveva 25 anni. Il 15 agosto del 2012, con un estremo gesto di solidarietà e coraggio, non esitò a tuffarsi nelle acque del torrente Sarca, a Torbole, sul Lago di Garda, nel tentativo di salvare la propria fidanzata che vi era caduta dentro ed era stata trascinata via dalle forti correnti. Riuscì a salvarla, pagando con la propria vita.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il 5 giugno scorso, ha conferito alla memoria di Giacomo la Medaglia d’Oro al Valore Civile, il più alto riconoscimento dello Stato per un suo cittadino che si sia «prodigato, con eccezionale senso di abnegazione, nell’alleviare le altrui sofferenze o, comunque, nel soccorrere chi si trovi in stato di bisogno».

Ai genitori Roberto e Daniela, un abbraccio di grande affetto da parte mia e di tutta la Redazione.

Quando si agisce cresce il coraggio, quando si rimanda cresce la paura.

(Publilio Siro)