«Dove studiamo?» il sit-in degli universitari in Bra

Ieri il Governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, ha presentato insieme all'assessore Lanzarin e alla dottoressa Russo il nuovo Piano di sanità pubblica per le scuole: si è parlato di asili nido, scuole d'infanzia, primarie e secondarie, ma all'appello, per il momento, mancano le università. Questa mattina un gruppo di studenti ha manifestato davanti a Palazzo Barbieri per chiedere che vengano riaperti la Biblioteca Civica e altri spazi di studio adeguati.

comitato fateci studiare
Gli università protestano davanti a palazzo Barbieri per la riapertura della Biblioteca Civica. (Comitato "Fateci Studiare!")

Questa mattina davanti a Palazzo Barbieri, in piazza Bra, un gruppo di universitari si è riunito per chiedere all’Amministrazione che venga data loro la possibilità di studiare in Biblioteca Civica o, per lo meno, che vengano individuati altri luoghi idonei a questo scopo. I giovani hanno dato vita al comitato “Fateci studiare”, sostenuto dal Movimento Traguardi, per sottolineare come il problema della mancanza di spazi adeguati allo studio e alla ricerca non sia una necessità limitata ai soli studenti, ma raccolga le richieste di un numero ben più ampio di cittadini.

LEGGI ANCHE: Zaia presenta il nuovo Piano di sanità pubblica per le scuole

Riaprire la Civica e trovare spazi adeguati per fare ricerca

«Chiediamo al Comune di Verona di attivarsi per riaprire la Biblioteca Civica – ci ha spiegato Beatrice Verzè, vicepresidente di Traguardi – come previsto dal dpcm del 14 gennaio. A denunciare il disagio causato dalla mancanza di uno spazio destinato allo studio non sono solo gli studenti dell’Università di Verona, ma anche cittadini veronesi che non hanno alcun luogo dove fare ricerca. A inizio estate la Biblioteca Civica aveva riaperto, seppur con molti mesi di ritardo rispetto ad altre città d’Italia. Tuttavia, è stata richiusa poco dopo a causa del secondo lockdown. Ora ci sono tutti i presupposti per aprire di nuovo, quindi aspettiamo una risposta celere dall’Amministrazione comunale».

Una necessità di studenti, cittadini e lavoratori

«La nostra è una protesta che nasce da un bisogno reale, che riguarda migliaia di persone nella nostra città ma sembra non interessare nessuno – evidenzia Giacomo Pisani, studente di ingegneria dell’energia elettrica a Padova e coordinatore del comitato – È dall’inizio dell’emergenza coronavirus che gli studenti, di ogni ordine e grado, sono scesi all’ultimo posto nella lista delle categorie da tutelare. Anche noi, come molti altri cittadini, abbiamo fatto sacrifici senza lamentarci e con responsabilità, ma ora che molti servizi hanno ripreso a funzionare, abbiamo il diritto di ricevere delle risposte». «Verona, anche in forza della sua posizione, è una città popolata da migliaia di studenti, e solo una parte studia nell’Ateneo cittadino. Sono infatti moltissimi gli studenti fuori-sede iscritti a Milano, Trento, Padova, Bologna, Venezia e in molte altre città, che dall’inizio dell’emergenza sono stati costretti a tornare a casa in ambienti domestici spesso affollati dagli altri membri della famiglia. Non è facile affrontare una sessione di esami condividendo il tavolo con un fratello in DAD o un genitore in smartworking, e questo ha influito anche sulle prestazioni di studio di molti di noi – prosegue Pisani – Per questo abbiamo lanciato una raccolta firme per chiedere al Comune di ripristinare l’apertura della Biblioteca Civica e di quelle di quartiere, o di trovare spazi di studio alternativi. Anche perché il problema non riguarda soltanto gli universitari: da quanto le biblioteche dell’Università di Verona hanno riaperto ai soli utenti istituzionali, sono moltissimi anche gli studenti delle superiori, o i lavoratori iscritti a master o corsi di formazione, che hanno un reale bisogno di spazi per studiare».

«Aprire la biblioteca? Lo prevede la normativa nazionale e regionale»

«Raccogliamo da mesi le proteste e le domande di tantissimi studenti sulla riapertura delle biblioteche, e abbiamo sempre risposto loro che, con responsabilità, bisogna pazientare – conclude Beatrice Verzè – ma ora che sia la normativa nazionale sia quella regionale lo permettono, chiediamo che si riapra velocemente, cosa che avrebbe inoltre ricadute positive anche sull’economia delle zone limitrofe, dove sono presenti negozi, librerie ma anche bar e ristoranti, che possono ripartire grazie al contributo dei tanti studenti veronesi e fuori sede che usufruiscono degli spazi per studiare». «Traguardi è a disposizione dell’Amministrazione per aiutare a trovare la soluzione migliore per tutti, ma è chiaro che a questo punto non si può più attendere. Forse per garantire turni più brevi e maggiori aperture sarebbe stato prezioso anche l’aiuto dei ragazzi del Servizio Civile impegnati ogni anno nelle nostre biblioteche. Peccato che quest’anno il Comune di Verona non abbia nemmeno partecipato al bando».

movimento traguardi
Il Comitato “Fateci Studiare!” protesta in Piazza Bra.