Dossier immigrazione, a Verona non manca lavoro, ma serve più integrazione
Stamattina è stato presentato, per la prima volta all’interno del Salone dei Vescovi della Curia di Verona, l’annuale Dossier Statistico Immigrazione realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS, in collaborazione con Centro Studi Confronti e Istituto di Studi Politici “S. Pio V”. La presentazione, curata dal Cestim, si è svolta in contemporanea in decine di altri capoluoghi di Regione e di Provincia.
Si tratta della più vasta e ragionata raccolta di dati ufficiali (Istat, ministeri, Inps, Inail, Confindustria, sindacati) in grado di offrire una rappresentazione dei fenomeni migratori a livello internazionale, nazionale, regionale. Il dossier è stato presentato dalla sociologa del Cestim Gloria Albertini che ha dato ampio spazio ai dati locali.
I numeri a Verona e provincia sono stabili, circa 110mila immigrati residenti. Negli anni però molti diventano cittadini italiani (circa 2800 l’anno scorso) e quindi si registrano anche nuovi arrivi. «Non è un fenomeno di per sé emergenziale» dice Albertini. «Le emergenze sono altre: la popolazione veronese è sempre più anziana e gli immigrati colmano solo in parte questo problema. Gli immigrati infatti sono in generale più giovani».
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A concludere la mattinata, la riflessione del Vescovo di Verona Domenico Pompili, che ha rimarcato la complessità della questione migratoria. «Per ogni problema complesso c’è una soluzione semplice. Che è sbagliata» ha esordito. «La constatazione che la questione migratoria viene continuamente affrontata con slogan propagandistici e soluzioni semplicistiche, conferma questo assunto di G. B. Shaw».
Di fronte a questo «problema strutturale e non contingente», dunque, ci sarebbe prima di tutto «una questione etica che interpella ciascuno di noi» e, in secondo luogo, il livello politico-istituzionale. «Di fronte a quanto accade, le nostre società democratiche devono decidere in che direzione vogliono andare, chi vogliono essere».
Il problema non sono le risorse a disposizione, essendo il mondo sempre più ricco, ma come queste vengono investite. Di qui la denuncia del Vescovo: «Ciò che manca è la volontà di impiegare una quota significativa di queste risorse per mettere mano alle cause del fenomeno migratorio», investendo cospicue risorse in programmi di educazione e sviluppo dei territori in difficoltà. «Ma ciò – ha concluso mons. Pompili – richiede di ridefinire l’idea stessa di crescita: “non più estrattiva, ma generativa, non più esclusiva ma inclusiva, non più consumerista ma centrata sugli investimenti” (M. Magatti, ndr). Non è forse questo il senso della parola “sostenibilità”?».
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I dati sull’immigrazione nel mondo e in Italia
A fine 2022 si stimano in circa 295 milioni i migranti nel mondo, con la previsione di superare la soglia dei 300 milioni nel 2023: circa un abitante della Terra ogni 30. 108 milioni i migranti forzati nel mondo (nel 2000 erano appena 20 milioni). Ben il 40% di essi è costituito da minorenni.
La guerra in Ucraina (che nelle sue fasi iniziali ha visto fuggire dal Paese oltre 200mila persone al giorno) ha alimentato di 5,9 milioni il numero degli sfollati interni e di 5,7 milioni quello dei titolari di protezione, concentrati soprattutto in Ue dove, a fine 2022, i beneficiari di quella “temporanea” (in virtù della neo-attivata Direttiva 55/2001) erano 3.826.620, la metà dei quali distribuiti tra Germania (968mila) e Polonia (961mila).
Stabile il numero dei cittadini stranieri residenti in Italia – immigrati o nati nel Paese – che si è assestato, nell’ultimo quinquennio, sui 5 milioni (l’8,6% della popolazione), che ridimensiona la “retorica dell’invasione” e che, allo stesso tempo, è il risultato di dinamiche interne legate ai trasferimenti da e per l’estero (273mila e 133.236 nel 2022), alle nascite (55mila, un settimo – 14,1% – delle totali 392.598), ai decessi (10mila), nonché alle acquisizioni della cittadinanza italiana (133.236), sempre più spesso a seguito di lungo-residenza (42% dei casi nel 2021) e relative a minori (40%).
Il Dossier Statistico Immigrazione
Il rapporto, giunto alla 33° edizione, raccoglie i contributi di oltre 100 tra i più autorevoli studiosi e ricercatori in materia, esprimendo un ampio pluralismo di competenze e approcci analitici. È curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in collaborazione con il Centro Studi Confronti e l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, è finanziata dall’Otto per mille della Chiesa Valdese e dallo stesso Istituto “S. Pio V”, mentre una molteplicità di strutture pubbliche e private, nazionali e regionali, ne sostengono il progetto di disseminazione territoriale, anche grazie a una vasta e consolidata rete di esperti che, oltre a curare gli approfondimenti relativi a ciascuna regione e provincia autonoma d’Italia, organizza e promuove convegni, dibattiti, seminari, giornate di approfondimento, eventi formativi e altre iniziative pubbliche in cui il Dossier viene ogni anno presentato.
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