Doppio cognome, De Santi: «La famiglia è cambiata»

La presidente di Aiaf Veneto racconta come il concetto di famiglia sia oggi diverso. «La famiglia oggi deve imparare a reggersi sulla solidarietà e sulla corresponsabilità dei suoi componenti.»

Sabrina De Santi di Aiaf Veneto
Sabrina De Santi, presidente di Aiaf Veneto.

Recentemente la Corte Costituzionale ha permesso alle coppie sposate di scegliere che cognome dare ai propri figli o se dare quello di entrambi i genitori. Verona Network ha quindi invitato nei propri studi la presidente di Aiaf Veneto Sabrina De Santi per affrontare con lei le criticità del diritto di famiglia e dei minori oggi.

Non tutti conoscono l’associazione Aiaf. Di cosa si tratta?

Aiaf è l’Associazione italiana degli avvocati della famiglia e dei minori. È nata nel 1992 grazie a un gruppo di avvocati visionari che ha deciso di dedicarsi al diritto di famiglia. Siamo oltre 2000 in Italia che ambiscono ad occuparsi del diritto di famiglia, ma in maniera specifica facciamo formazione e rappresentiamo molti colleghi. Siamo nei tavoli di discussione e vediamo come le riforme cambiano. Come dice uno dei fondatori, Alessandro Sartori, noi non vogliamo solo essere avvocati specializzati, ma avvocati speciali in questo ambito.

Il diritto di famiglia è una materia molto dinamica. Voi ogni anno raccogliete le sentenze più significative che riguardano la famiglia, i minori e fate una fotografia di quella che è la situazione. Ecco qual è lo scopo di questa analisi?

Questo progetto riguarda Aiaf Veneto. Verifichiamo le sentenze di primo grado della Corte d’Appello di Venezia e le sentenze di tutti i nostri sette tribunali per vedere a che punto è la famiglia nel processo: quali sono i temi che la riguardano e come si evolve. Con il nostro lavoro i nostri colleghi sanno cosa pensano i giudici su determinati casi e come hanno impostato delle soluzioni per risolverli. Allo stesso tempo vediamo anche come i diversi avvocati lavorano nell’ambito del diritto di famiglia e traiamo degli spunti interessanti.

L’obiettivo del nostro progetto è però anche quello di fornire una fotografia attuale delle famiglie venete. Uno spaccato che riguarderà la storia stessa della famiglia quando in futuro andremo a rivedere le sentenze di oggi. Trattandosi di materiale umano c’è una costante e velocissima evoluzione. Vediamo proprio i cambiamenti, anche in relazione a degli eventi che mai ci saremmo aspettati.

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Siccome lei è presidente di Aiaf Veneto da diversi anni come ha visto evolversi la famiglia nel tempo?

La famiglia oggi deve imparare a reggersi non tanto su dei ruoli predefiniti e tradizionali, ma sulla solidarietà e sulla corresponsabilità dei suoi componenti. Oggi sposarsi non deve più significare per una donna avere una sorta di status o comunque arrivare ad una sistemazione economica. Non è più questo. Essere moglie non ti qualifica più perché i matrimoni sono sempre di più a tempo determinato, si chiudono in media dopo una decina di anni. Occorre quindi sviluppare la propria carriera nell’ambito di tutta la vita.

La famiglia è l’ambito in cui si sviluppa la propria affettività, la propria solidarietà, la generosità nel mettere al mondo un figlio e deve quindi rappresentare un punto per la coppia, non una sorta di sistemazione economica per una o l’altra parte.

In Italia forse su questo concetto siamo ancora un po’ lenti a capirlo. Secondo lei quanto ci vorrà per arrivare veramente anche a una parità di genere?

Noi siamo veramente in un ritardo incalcolabile rispetto ad altri paesi. Io vorrei pensare che non ci vorranno dei secoli, ma qualche anno. Io voglio donne che affianchino al loro lavoro la famiglia, ma anche uomini. L’apertura di asili nido e di sostegni alla famiglia non devono più essere pensate come aiuto alla donna che lavora, ma come aiuto all’intera famiglia. Ci deve essere un pari coinvolgimento dei partner, in modo che la famiglia sia affare di entrambi così come lo sviluppo della propria carriera professionale.

Durante la Pandemia su 101mila posti di lavoro perduti, 97mila sono donne. Questo perché molte di loro avevano lavori precari che svolgevano solo per arrotondare le entrate del nucleo familiare, contribuendo così al soddisfacimento delle necessità della famiglia.

Guarda l’intervista su Radio Adige Tv:


Visto che ha citato il Covid-19, parliamo di divorzi e separazioni durante la Pandemia. Si è parlato molto di questi temi, tant’è che molti giornali e telegiornali hanno detto che c’è stato un incremento. Voi però avete detto che non c’è traccia documentale e che non ci sono dati che supportino questa tesi.

I dati dovrebbero uscire ora e dovrebbero essere comunicati dall’Istat. Da marzo 2020 fino a tutto il 2021 i tribunali si sono concentrati sulle emergenze. Abbiamo avuto una diluizione delle udienze. Abbiamo avuto un’acutizzazione delle situazioni più difficili, ma non ho visto, né nel mio studio, né confrontandomi con altri colleghi, un incremento.

Io ho visto invece tra le persone separate o quelle in procinto di separazione una sorta di tregua. Le persone hanno rielaborato la scaletta delle priorità in modo tale da dare il massimo spazio a quello che era veramente importante per la famiglia, rimettendo al centro le esigenze dei propri figli.

È una fotografia molto interessante perché va a smontare un po’ tutto quello che ci era stato detto durante il Covid. Più recente è invece la questione del doppio cognome. Proprio negli scorsi giorni c’è stata questa novità. Una novità che però presenta ancora dei punti oscuri che bisogna schiarire.

La Corte Costituzionale ci ha fatto questa sorpresa. La questione dei cognomi ha però una luna storia ed è così connaturata alla nostra cultura che non c’è bisogno di una norma per esprimerla. Nel nostro codice civile non esiste alcuna norma che stabilisca che tutti i bambini che nascono dal matrimonio debbano avere il cognome del papà.

Oggi la Corte Costituzionale ha aperto alla possibilità di dare ai figli delle persone sposate il doppio cognome e quindi il cognome sia della mamma che del papà. Però l’invito è anche al legislatore a fare presto. Bisognerà capire cosa succede quando nasce un altro figlio e se la coppia può prendere accordi diversi rispetto a quelli decisi per il primo genito. È necessario comprendere cosa succederà al doppio cognome poi quando i nostri figli avranno a loro volta dei figli. È una questione aperta e molto interessante. La nostra cultura affonda le radici nel diritto romano dove avevamo il pater familias. Oggi invece la famiglia si sta evolvendo in una forma che basa la responsabilità dei membri del nucleo famigliare su entrambi i partner.

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