In ogni donna c’è una stanza chiusa

Otto detenute del carcere di Montorio sabato 26 maggio hanno messo in scena “Bisogno d’amore?!”, uno spettacolo teatrale dedicato alla violenza di genere: una rappresentazione che dà valore a un mondo troppo spesso tralasciato, quello del carcere, ma che è ancora capace di inaspettate primavere.

Per cominciare a parlare di questo spettacolo teatrale forse bisognerebbe iniziare dall’atto finale: quando, in conclusione di una sorta di delicata coreografia, le mani di tutte le attrici si sono unite per un momento, formando quasi uno scudo umano. Al centro una di loro, che in questa pièce dedicata alla violenza domestica si è avvolta in un drappo rosso per figurare il sangue versato dalle tante – troppe – donne uccise dalla mano di un uomo violento. Perché guardando questo spettacolo – andato in scena in un luogo imprevisto, e in un tempo quasi immobile – si comprende da subito che la forza di queste donne – o forse di tutte le donne – è nello stare unite, nel trovare coraggio nel sapersi parte di qualcosa di più grande.

Bisogno d’amore?!”, lo spettacolo della compagnia teatrale del carcere di Montorio Libera-mente è un’architettura di ossimori. Si è voluta dare voce alle vittime proprio nel luogo diametralmente opposto a loro, quello in cui finiscono i perpetratori. Lo spettacolo è andato in scena su un palco che non era un palco, ma l’altare della cappella del carcere di Montorio. E le attrici non erano attrici professioniste, ma detenute, che per lo spazio finito di una mattinata sono state molto di più.
Organizzato dal CPIA, il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti, in collaborazione con Microcosmo e la compagnia teatrale Pocostabile, lo spettacolo ha partecipato alla sesta edizione del concorso Teatro alla Scuola, che ogni anno si svolge a Valeggio sul Mincio. Nell’impossibilità di partecipare dal vivo all’evento, una prima rappresentazione è andata in scena, il 2 maggio, nella cappella del carcere di Montorio, alla presenza della giuria e di un gruppo di studenti. In quell’occasione, alle attrici è stata consegnata una targa e successivamente anche un riconoscimento per il valore del testo proposto.

Sabato 26 maggio “Bisogno d’amore?!” è stato riproposto per i familiari delle detenute e per un gruppo di rappresentanti della comunità libera. Le otto donne che hanno affrontato il pubblico sono arrivate al giorno della rappresentazione alla fine di un percorso, personale oltre che puramente didattico, durato mesi: seguite dalle insegnanti Paola Tacchella e Lia Peretti, che ha curato anche la regia, le detenute hanno saputo affrontare il tema scavando nel profondo delle storie di violenza che segnano il nostro quotidiano. La storia ha preso forma, quindi, anche grazie a schegge di vita vissuta dalle stesse interpreti. Alcune di loro, alla fine dello spettacolo, hanno deciso di prendere la parola per dire qualcosa di personale, condividere le proprie esperienze e ribadire che per uscire dalle spirali di violenza domestica l’unica soluzione è chiedere aiuto.

La replica dello spettacolo di sabato 26 maggio, infatti, ha voluto anche diventare un momento di riflessione, grazie agli interventi dell’avvocata Paola Malavolta, che ha spiegato quali sono i dispositivi normativi a tutela delle donne e in contrasto alla violenza nelle coppie, e a quelli dedicati al lavoro instancabile dell’associazione Telefono Rosa, di cui hanno parlato una volontaria, Marina Avesani, e una rappresentante del Coordinamento Donne Cisl Paola Zamboni.
In ogni donna c’è una stanza chiusa” è una frase che le attrici ripetono durante lo spettacolo: le stanze chiuse sono, troppo spesso, quelle colme di silenzio, di paura, di vergogna. Questo spettacolo è servito anche a dire che la speranza e il coraggio sono spesso le chiavi per aprirle.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.