Dopo settimane di incertezze, ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha chiarito che con il nuovo Dpcm, in vigore da oggi, la didattica a distanza per le scuole superiori potrà andare da un minimo del 75% fino al 100%. Restano operative in presenza, invece, le scuole primarie e secondarie di primo grado, oltre alle scuole dell’infanzia, così come le università, a cui è stata lasciata facoltà di scelta in base all’andamento del quadro epidemiologico. Non tutti sono soddisfatti di questo risultato, tra questi l’Associazione Nazionale Presidi e diverse Regioni. L’assessore regionale del Veneto all’Istruzione e al Lavoro, Elena Donazzan, è intervenuta stamattina ai microfoni di Radio Adige Tv per parlare sia della scuola che del lavoro alla luce dei nuovi provvedimenti contenuti nel Dpcm di ieri.

«È l’ennesima confusione generata da un governo incapace di aver gestito fino ad ora l’intera economia nazionale e l’intera organizzazione sociale e la scuola paga sempre un prezzo alto. Abbiamo visto l’anno scolastico scorso mai riaperto da febbraio, con una didattica a distanza che era stata imposta e mai organizzata. – ha spiegato Donazzan – I mesi sono passati e c’è stato tutto il tempo per immaginare cosa sarebbe accaduto, in primis per il tema trasporti: tutte le regioni fin da aprile avevano chiesto a una assente ministra Azzolina di confrontarsi e avevamo denunciato il problema. Si chiude la scuola perchè non si riesce a gestire la questione dei trasporti ed è sul tavolo di questo governo da aprile. Ecco che con questo decreto, ancora una volta annunciato prima alla stampa, le regioni avevano proposto una serie di migliorie e nessuna di queste è stata accolta».

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Sulla situazione sanitaria in Veneto, Donazzan è chiara: «Noi abbiamo circa 70 terapie intensive, quindi una situazione sotto controllo. Avevamo scritto già nel nostro manuale operativo di agosto scritto dalla scuola, che se ci fosse stato un peggioramento avremmo gradualmente introdotto la didattica a distanza. In questo momento le scuole primarie, secondarie di primo grado e dell’infanzia sono in presenza perchè non si può insegnare diversamente. La nostra regione è stata quella che ha definito, per il quadro sanitario che abbiamo, una gradualità di emergenze: ci sono cinque stadi, per cui se le terapie intensive dovessero andare in sofferenza possiamo arrivare fino a mille terapie intensive. Ritengo che ci sia stata quindi un’incapacità di programmazione da parte del Governo. Il Veneto è oggi nella tranquillità di dire che stiamo tenendo tutto sotto controllo e monitorato».

L’attenzione è poi caduta sul nodo trasporti e quindi sul pericolo di assembramenti sui mezzi di trasporto locali durante l’orario scolastico: «Sappiamo tutti che non si possono acquistare “n-mila” pullman per rafforzare il trasporto pubblico locale, quindi avrebbero dovuto fare convenzioni con i privati, che oggi soffrono. Le aziende di trasporto turistico sono in ginocchio perchè non ci sono eventi per cui si affitta un pullman. Qualcuno avrebbe dovuto pagare. Chi? Il Governo. Ma dove hanno messo invece i soldi per la scuola? Sui banchi a rotelle monoposto inutili e inutilizzati. Invece di fare sciocchezze come queste o pensare di risolvere il problema del trasporto pubblico locale con i monopattini elettrici, che sembra una barzelletta, quelle risorse le avrei destinate a convenzioni con le società di trasporto private dando ossigeno a loro e cercando di risolvere questo appesantimento del trasporto pubblico» ha detto Donazzan.

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Alla luce del nuovo Dpcm è stato affrontato anche il tema del lavoro, parlando della situazione in cui verseranno nei prossimi mesi i gestori di ristoranti, bar e palestre: «Da Assessore al Lavoro sono tremendamente preoccupata. Credo che se dovessimo sopravvivere in termini di salute, moriremo di fame. Questo Dpcm è delirante per quanto riguarda le attività economiche: non riapriranno bar, ristoranti, palestre, l’intrattenimento. Se solo noi mettessimo in fila i posti di lavoro di questi settori noi avremo intere città che non avranno più uno stipendio. – ha affermato l’assessore regionale – Parliamo di piccole partite Iva che facevano sopravvivere loro stessi e la famiglia, che onoravano un mutuo acceso per rinnovare i locali, magari accesso proprio perchè il governo ha imposto di comprare sanificatori per ottemperare a tutte le prescrizioni dei decreti precedenti. E a questi mondi si dice che alle 18 devono chiudere, anche nei festivi. È cinico perchè è come dire che è un problema loro se non riescono a far quadrare il bilancio, peraltro con dei costi fissi. Quante volte si va a pranzo fuori in questo momento, in cui il mondo del lavoro è gestito con pranzi lavoro e spesso con lo smart working. Si va fuori a cena, non durante il giorno. Avrebbero almeno dovuto dire: “vi ristoreremo di tutto”, invece non c’è stata nemmeno una parola, anzi solo bugie che hanno dimostrato di avere le gambe corte di Conte, come quando aveva promesso aiuti che non sono mai arrivati».