Dl rilancio: presentati circa 8mila emendamenti

Per la maxi-manovra da 55 miliardi si attendeva un assalto dei partiti che puntualmente è arrivato, con le proposte di modifica presentate alla Camera che si aggirano attorno alla quota record di 8mila.

Sono circa 8mila gli emendamenti al Dl Rilancio presentati in commissione Bilancio alla Camera. È quanto rendono noto gli uffici dopo il conteggio ufficiale. Un numero inferiore alle attese, secondo le quali la mole delle proposte di modifica era pari a circa 10 mila, ma che resta comunque un record per quanto riguarda i provvedimenti economici.

Sostenere l’automotive e aiutare a smaltire il parco auto già prodotte: sono decine gli emendamenti al decreto Rilancio sul tema presentati da tutti i gruppi. Molte le proposte di ampliare l’attuale ecobonus per ibride ed elettriche, modulando l’incentivo in base alle emissioni (emendamenti in questo senso sono stati depositati a firma di deputati M5S e Iv nella maggioranza ma anche da Fdi, Lega e Forza Italia). Il Movimento, così come Leu, resta più sensibile a incentivare però i motori ibridi ed elettrici, mentre Noi con l’Italia di Maurizio Lupi ma anche Fi e Lega propongono all’opposto un “premio” a chi rottama vecchie auto e acquista quelle in stock. Diverse le proposte di incentivo anche per i veicoli commerciali e per le auto aziendali. Immancabile, da parte delle opposizioni, la richiesta di abolizione del superbollo.

Per la maxi-manovra da 55 miliardi si attendeva un assalto dei partiti che puntualmente è arrivato, con le proposte di modifica presentate alla Camera che si aggirano attorno alla quota record di 8mila. Tra le migliaia di pagine di emendamenti spuntano alcune proposte siglate da più partiti di una maggioranza che si presenta però già divisa: Pd, Italia Viva e Movimento 5 Stelle, ma non tutta Leu, condividono l’idea di estendere alle seconde case il superbonus al 110%, mentre la composizione cambia in materia di incentivi per l’auto, firmata da Pd, Italia Viva e Leu e non dal Movimento 5 Stelle che, anzi, si dice totalmente contrario. Leu in solitaria poi insiste sulla necessità di limitare il taglio dell’Irap alle imprese che abbiano effettivamente subito perdite nell’emergenza.

Eppure un tentativo di individuare fin da ora delle proposte condivise è stato fatto in questi giorni, con l’idea, sposata dai relatori del provvedimento, di mandare un messaggio di unità di intenti al paese, sempre più provato dalla crisi innescata dal Coronavirus. Ci sarà comunque una intera settimana per tentare di comporre le distanze su alcuni temi chiave, visto che al voto vero e proprio si passerà a partire dal 15 giugno.

Intanto una prima operazione di scrematura toccherà a Fabio Melilli (Pd), Luigi Marattin (Iv) e Massimo Misiti (M5S): i tre relatori in commissione Bilancio vedranno nei prossimi due giorni i capigruppo di maggioranza delle altre commissioni per fare sintesi delle richieste e ridurre il numero di emendamenti da votare. Data la mole e l’ampiezza dei temi affrontati dal decreto, anche gli emendamenti puntano sulle questioni più disparate: forte la richiesta di aumentare i fondi per le scuole paritarie (lo chiedono Pd e Iv), ma anche di intervenire sui professionisti, esclusi dai ristori a fondo perduto (tema caro a Lega e Fratelli d’Italia ma anche ai renziani) o di cancellare del tutto l’Irap, come propone Forza Italia.

Mara Carfagna presenta un pacchetto di emendamenti per le donne che lavorano, dall’Irpef differenziata all’aumento dei congedi parentali. Mentre spunta, firmato da Marianna Madia, l’idea di tagliare le tasse per le imprese che rientrano in Italia. Cambiamo! chiede attenzione per i frontalieri, +Europa più trasparenza sui dati del Covid, l’Intergruppo per i diritti degli animali guidato da Michela Brambilla che tra i tanti bonus si aggiunga un assegno ‘una tantum’ per chi ha animali da compagnia. Come annunciato la maggioranza si concentra intanto sui ritocchi a ecobonus e sismabonus portati dal decreto al 110%: Dem, renziani e 5S (con la firma aggiunta del deputato di Leu Pastorino) concordano su un emendamento che estende il superbonus fino al 2022 e consente di usufruire dello sconto anche a chi ha seconde case unifamiliari, a patto che non si tratti di ville, castelli o dimore di lusso. L’incentivo si potrà utilizzare però al massimo per 2 abitazioni e si potrà applicare a chi vuole sostituire la vecchia caldaia con le più ecologiche pompe di calore anche se nel condominio non c’è il sistema centralizzato o dove non sia possibile intervenire nella parte comune dell’edificio (ad esempio nei palazzi vincolati). Leu punta invece a estendere il bonus a privati che ristrutturano le scuole. (Ansa)