Ditelo sui tetti, a Roma prima giornata del 1° Festival dell’”Umano tutto intero”
Ha riscosso grande successo la prima giornata del 1° Festival dell’”Umano tutto intero”, la maratona dedicata all’antropos organizzata a Roma da “Ditelo sui tetti” (Mt 10,27) un network per ora frequentato da circa un centinaio di associazioni, che ha lo scopo di dare voce a un giudizio comune sulle dinamiche normative e “pubbliche” che incidono sulla concezione dell’umano. Due giorni – oggi e domani – caratterizzati da numerosissimi interventi da parte di esponenti del mondo culturale, politico, associativo, religioso che hanno come obiettivo raccontare l’uomo di oggi e ascoltare come recuperare aspirazioni e valori, in svariati ambiti come la scienza, l’etica, la politica, il sociale, la medicina. Il quesito di fondo che caratterizza questa iniziativa, unica nel suo genere, è: quale idea di uomo è in gioco?
Per Domenico Menorello, portavoce del Forum “Sui tetti”, «gli speaker che si sono alternati oggi in questa vera e propria maratona dedicata all’umano per la prima volta in Italia, hanno dato vita ad una frenetica 48 ore di impulsi, rivendicazioni, spunti. Chiediamoci perché l’autodeterminazione è canone unitario, o perché certa cultura dello scarto voglia imporsi come modello sociale, o perché le nuove sfide scientifiche, giuridiche, sociali debbano uniformarsi alle libertà di tutti per sacrificare il fattore umano. Ascoltare una così ricca varietà di interpreti del mondo accademico, sociale, politico, professionale crediamo sia la chiave per offrire un dialogo con tutti».
Secondo Stefano Zecchi, filosofo e docente di Estetica, «oggi bisogna salvare la bellezza dal mondo. Occorre che torniamo alla ricerca del vero, del bene, del bello. Noi percepiamo una estetica. La magia della bellezza ci mette davanti di volta in volta a ciò che è Alto. Ma il secolo appena passato ha purtroppo tolto l’idea della bellezza dal giudizio estetico. Dobbiamo continuare a cercare una bellezza vivente, non solo quella legata al passato».
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«L’uomo – ha proseguito – non può rinunciare alla bellezza, perché nella bellezza c’è anche la verità e l’arte racconta più di tutto. Ma rischiamo che tutto diventi soggettivo e allora si arriva al nichilismo: tutto diventa il contrario di tutto. Per cui una bellezza deve rimanere e noi dobbiamo continuare a cercare una bellezza vivente. Perdi qualcosa se ti accontenti. Perdi l’esistenzialità della tua esistenza, quindi serve una educazione alla bellezza. La vera fatica dell’uomo è fare bellezza, ovvero togliere la nostra identità da tutto ciò che è relativo e legato ad una visione nichilista».
Per Domenico Airoma, vicepresidente del Centro studi Rosario Livatino, oggi «siamo nelle dittatura del relativismo. Non si discute più di libertà ma di diritti: c’è un elemento qualitativo nuovo, dove il demolito va ricostruito. Il diritto è centrale in questa fase e non secondario. Non è più un aspetto marginale il diritto, è strategico per la ricostruzione».
«Dobbiamo diventare i difensori del diritto alla libertà per ricostruire. I giuristi non possono non intavolare relazioni con chi collabora alla ricostruzione dell’umano», ha aggiunto, osservando che «c’è un rovesciamento di prospettiva antropologica. La storia si fa con le scelte personale e comunitarie. Dobbiamo imparare a prenderci cura delle circostanze. Dobbiamo diventare esperti di rimbalzo antropologico».
Infine, Soemia Sibillo, vicepresidente del Movimento per la vita, ha domandato: «Che libertà ha una donna se viene lasciata sola? La maternità non è un problema solo della madre. Se manca un bimbo, manca a tutti noi».
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