Con l’avanzare dell’emergenza sanitaria, anche quella psicologica si è sparsa a macchia d’olio tra la popolazione. Disturbi del sonno, burnout, rabbia e ansia hanno fatto da padroni in questi mesi per molte persone, dai più giovani agli anziani. Ne abbiamo parlato con Riccardo Sartori, docente di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso l’Università di Verona.

«Innanzitutto non eravamo pronti a subito questa situazione e laddove ci sia una minaccia vi è la paura di cosa può succedere. Poi c’è da dire che nessuno ama vedere ridotta la propria libertà: ci ha chiuso in casa e qualcuno ha sofferto anche di questa situazione. – ha detto Sartori – Qualcuno invece si è anche un po’ rifugiato in casa sperimentando anche quella che viene chiamata “sindrome della capanna” per sentirsi protetto. Ad ogni modo la situazione è nuova, non è delle più favorevoli e porta con sè alcuni aspetti di minaccia, sia legati alla paura di cosa possa succedere se ci si infetta, sia alla limitazione delle libertà. Infine c’è anche la paura di non poter più tornare alla normalità di prima».

Anche in ambito lavorativo i disagi sono stati tanti: «Da un lato c’è da rilevare il lato positivo che le nuove tecnologie ci hanno consentito di poter continuare con il lavoro e la vita sociale. Dall’altro lato c’è stato questo cambio improvviso di fare le cose in un modo nuovo, online, e ci si è trovati a perdere i confini tra “tempo lavorativo” e “tempo di vita” e quelle persone si sono trovate oberate di email, chiamate, call Zoom, eccetera, potendo subire anche un certo “burnout”».

Per quanto riguarda gli studenti: «Con noi docenti si sono espressi favorevolmente rispetto alla didattica a distanza: addirittura chi è studente-lavoratore ha dichiarato di essersi trovato molto bene con questa modalità, perchè in genere non possono frequentare le aule universitarie. D’altra parte però gli studenti sentono la mancanza della didattica in presenza, che non è solo frontale, ma anche laboratoriale. Un po’ tutti, sia docenti che studenti, sentiamo che siamo un po’ stufi di questa situazione e vorremmo tornare a come facevamo le cose prima».

Come muoversi, quindi nell’incertezza del periodo?: «La prima operazione è l’accettazione: laddove noi non abbiamo un controllo conviene accettare la situazione. Questo virus c’è, colpisce e fa male, quindi dobbiamo sperare che arrivi il prima possibile un vaccino per poter tornare alla normalità. La seconda operazione da fare, dal momento che dobbiamo accettare questo fatto, è trovare il buono nella situazione pur negativa, distrarsi e non continuare a pensare ai disagi, perchè questo alimenta uno stato emotivo negativo».