Disagio giovanile, Esposito: «In questo periodo aumentate le fragilità»

Ai microfoni di Radio Adige TV abbiamo affrontato gli aspetti e le conseguenze del disagio giovanile insieme a Marcella Esposito, Responsabile Area Minori della Cooperativa Hermete.

Sono tante le situazioni di “disagio” che adolescenti si trovano ad affrontare: molti di loro abbandonano la scuola, senza intraprendere un percorso lavorativo. Situazioni complesse che, nel contesto attuale, si complicano ulteriormente. A parlarcene Marcella Esposito, Responsabile Area Minori della Cooperativa Hermete.

Sulle cause che spingono i giovani a questa “scelta”, Marcella Esposito dichiara: «Il tema è un po’ complesso, sono delle difficoltà che arrivano da più fronti, sia dal fronte individuale e familiare ma anche da quello di una società che in questi anni è cambiata».

«Noi lavoriamo con gli adolescenti da parecchi anni e ci siamo accorti nell’ultimo periodo che c’è un’incertezza generalizzata ma anche legata a noi adulti, al mondo del lavoro instabile a una scuola che non risponde ai bisogni nuovi degli adolescenti e quindi è un po’ anacronistica rispetto al modo di relazionarsi. Si è creato tutto un sistema di concause che ha portato all’accrescimento del disagio di questi ragazzi.

«Si parlava prima di questo disagio che si può esprimere in maniera palese – e che tutti quanti vediamo sulle strade con atti di vandalismo, crescita delle dipendenze di diverso tipo, ma anche a nuove formule di abuso di sostanze – ma abbiamo anche tutta una fascia di ragazzi che sono rinchiusi e che sono anche i più difficili da vedere: rimangono all’interno delle loro case, non si relazionano con il mondo esterno e piuttosto che affrontare le richieste sociali, preferiscono astenersi».

Leggi anche Disagio giovanile, Don Fasoli: «Su adolescenti l’effetto del “jet-lag domestico”»

Queste situazioni si sono complicate durante il lockdown: «Gli adolescenti vengono definiti spesso “resilienti”, si sanno adattare alle situazioni, ma sono sicuramente aumentate le fragilità anche di chi riusciva a inserirsi in un sistema sociale e relazionale – si alzano, vanno a scuola, socializzano – e che li obbligava a mettersi in confronto con il mondo. Questo periodo li ha sottratti da queste uniche energie da cui potevano trarre risorsa e, impoverendoli di tutto un sistema relazionale e di incontri, non ha fatto che aumentare il disagio».

«Negli ultimi anni, la situazione del disagio dei giovani si è incrementata e parliamo anche di ragazzi di fasce molto basse di età. Parliamo di 12 anni, dove ci sono già i primi ricoveri in psichiatria, in cui la depressione è dietro l’angolo e un aggravarsi di una patologia che si è molto concentrata nelle fasce d’età basse più che in quelle alte. Nel primo lockdown gli adolescenti sono stati esaltati per la loro capacità di affrontare la situazione ma in questa chiusura che sta avvenendo in questo periodo invece, vengono un po’ additati».

«Vorrei precisare che tutto il lockdown e le limitazioni di questo periodo colpiscono soprattutto la fascia dei giovani: hanno chiuso la scuola e quindi sono in DAD, chiuse le attività sportive, chiusi i luoghi di aggregazione, i bar, e principalmente sono loro ad accusare di queste chiusure, non tanto il mondo adulto, quanto quello giovanile, che ne sta risentendo e che porterà sicuramente, a nostro avviso, una maggiore preoccupazione per quello che sarò l’avvenire. Già adesso sono aumentate le richieste di aiuto, ed è difficile rispondere a una situazione di una pandemia. Dobbiamo tenere a mente che loro ne stanno soffrendo molto, pur cercando di adeguarsi attentamente alle richieste».

Leggi anche Disagio giovanile, Guadagnini: «Aumentati gli aspetti depressivi»

Sulle attività della cooperativa, dichiara Marcella Esposito, «Ultimamente abbiamo investito su progetti-ponte. L’idea nasce dalla conoscenza degli adolescenti e del loro mondo e anche da tutta una contraddizione di un sistema: chiediamo loro di essere responsabili, autonomi e indipendenti, quando poi il sistema intorno non li mette davvero nelle condizioni di sperimentare queste situazioni».

«I nostri progetti sono progetti in cui innanzitutto vogliamo dire a questi ragazzi che noi ci siamo, non creiamo una strada ma creiamo dei cantieri dove possono sperimentare una partecipazione attiva, una responsabilità, presa di coscienza e iniziativa e da lì in poi possono proseguire prendendo coscienza del bisogno di avere un progetto di vita da perseguire, al di là del loro piccolo mondo, perché fuori ci sono degli spazi in cui la loro partecipazione è richiesta».

«Il nostro contesto è quello di sperimentare una situazione differente, dove loro devono prendersi la responsabilità delle loro azioni: noi ci siamo, siamo al loro fianco, condividiamo un progetto comune – educatori e ragazzi sono investiti dello stesso obbiettivo – quindi siamo più una guida e una bussola per loro: non diamo risposte ma ci siamo».

«Saranno loro ad attivare poi le risposte, la nostra idea è quella di lavorare insieme e insieme trovare una soluzione per le loro difficoltà o a intraprendere una scelta di orientamento, perché uno dei loro problemi è il non saper cosa fare. Sono disorientati sia per l’indirizzo scolastico che nelle scelta lavorative: iniziamo con il lavorare insieme e poi da lì apriamo le porte di tutto quello che si può fare di loro», conclude Marcella Esposito, Responsabile Area Minori della Cooperativa Hermete.

LEGGI LE ULTIME NEWS