Dibattito su Agsm, parla anche l’ingegner Cigolini

Continua il dibattito intorno alla gestione di Agsm e alle consulenze degli scorsi anni. Anche Giampietro Cigolini, ex direttore generale, vuole dare il proprio punto di vista.

AGSM AIM

Si fa sentire anche l’ingegnere Giampietro Cigolini, ex direttore generale di Agsm, tirato in ballo da più parti nel dibattito sulla gestione dell’azienda partecipata dal Comune di Verona. Alle accuse lanciate da Flavio Tosi avevano subito risposto il presidente di Agsm Aim Stefano Casali e il capogruppo di Battiti per Verona Domani Daniele Perbellini.

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Proprio Casali aveva dichiarato: «Sulle consulenze, ricordo a Flavio Tosi che, durante il suo mandato (dal 2007 al 2017) dove il direttore generale dell’allora sola Agsm era l’ingegner Giampietro Cigolini, oggi spesso al suo fianco nelle conferenze stampa e non solo, sono stati spesi 38 milioni di euro (3,8 milioni di euro/anno). Senza portare a termine nessuna fusione e quando la società era quasi la metà dell’attuale Gruppo».

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Su questo e sugli altri temi era arrivata pronta la replica di Paolo Paternoster, oggi deputato della Lega e già presidente di Agsm. Arrivata poi anche la presa di posizione dello stesso Giampietro Cigolini, che riportiamo di seguito.

La lettera di Giampietro Cigolini

«In ordine ai costi delle consulenze Agsm che ammonterebbero a 38 milioni di euro in 10 anni di gestione; ritengo, pur non avendo tenuto nella libreria di casa i bilanci relativi agli esercizi trascorsi, che sia un evidente errore di imputazione o di analisi postuma dei dati dei bilanci stessi. Credo che una rilettura degli stessi porti a sintesi diverse dai 3,8 milioni di euro per anno, pure a fronte di dati cumulati la cui lettura condurrebbe a fatturati superiori ai 7 miliardi di euro. Evidente che analisi fatte in tal modo appaiono non significative e poco credibili».

«L’aggregazione con AIM Vicenza era obiettivo su cui molto si è lavorato sia con il Presidente Paternoster che con il Presidente Venturi, con creazione di società partecipate e condivise con Vicenza stessa, ed era all’attenzione del Consiglio Comunale dal 2017. Relativamente al mio presunto stipendio, devo “purtroppo” ammettere che lo stesso è ben lungi da quanto indicato, valore che si riferisce non al percepito ma al costo aziendale nel 2016, anno del pensionamento e quindi non significativo».

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«Devo ammettere “purtroppo” che la mia retribuzione annua, peraltro importante ma da riferire ai risultati prodotti dalle aziende che mi sono state affidate (circa 120 milioni di euro di utili e riserve rese disponibili poste a disposizione del Comune e del territorio) era di poco più delle metà della cifra indicata e poco più della metà di quella che, viene solamente riferito per evidenti ragioni di privacy (che vale solo per lui… salvo verifica) sia la retribuzione dell’attuale Consigliere Delegato a cui sono attribuite minori deleghe rispetto al sottoscritto». 

«Chiaro che i risultati ottenuti non sono ascrivibili al solo sottoscritto ma pure ai Presidenti, Consigli di Amministrazione, alla dirigenza ed al personale del Gruppo (oltre 2000 lavoratori) che hanno condiviso con positività le responsabilità gestionali ed i compiti che ci sono stati affidati».

«In merito alla dirigenza osservo con preoccupazione le dinamiche che si sono scatenate in azienda che si pongono a mezzo tra una caccia alle streghe ed un revisionismo che rischia di essere poco produttivo, se non dannoso. Tanto dovevo».

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