D’Arienzo: «A chi tocca bonificare il capannone di San Massimo?»

vincenzo d'arienzo

Il senatore Vincenzo D’Arienzo (Pd) solleva la questione dei rifiuti stoccati in modo illecito a San Massimo. Il caso era scoppiato a fine febbraio e aveva coinvolto tutto il nord Italia.

Le indagini iniziarono a seguito di un incendio che il 14 ottobre 2018 distrusse 16mila metri cubi di materiale plastico in un capannone nel quartiere Bovisasca, a Milano. Gli inquirenti arrivarono alla scoperta di una rete che gestiva un traffico illecito di rifiuti nel Nord Italia. Invece di portare i rifiuti nelle strutture autorizzate e adeguate allo smaltimento, questi venivano portati in capannoni che, oltre a quello milanese, si trovavano a Meleti (Lodi), Fossalta di Piave (Venezia) e a Verona a San Massimo, in via Lugagnano.

«Quel capannone è ancora lì, pieno di rifiuti. Da mesi, infatti, nulla si muove, se non le indagini» denuncia D’Arienzo. «Infatti, la Procura di Milano ha chiesto il giudizio immediato per le persone coinvolte nell’illecito traffico».

«Già in passato è stata segnalata la diffusione di un odore nauseabondo dovuto al deperimento organico dei rifiuti – continua il senatore dem – e con l’arrivo del caldo, la storia si ripeterà, se nessuno li sposta».

«Bene, le indagini sono finite, i responsabili sono stati individuati, il processo è stato avviato, a chi spetta bonificare il capannone di San Massimo? Qualcuno in Comune si sta occupando della vicenda a tutela della salute dei residenti?» sono gli interrogativi di D’Arienzo.

«Leggendo la risposta data in III Circoscrizione al Consigliere Pd Sergio Carollo, sembrerebbe che la cosa sia nota, ma nessuno finora ha mosso un dito. Capisco la difficoltà di agire ad indagini in corso, ma adesso è ora di muoversi». D’Arienzo conclude con un suggerimento «Provo ad immaginare un percorso: l’Amia provveda in accordo con la Procura di Milano a ripulire l’area rivalendosi economicamente sui responsabili che saranno condannati».